Lombalgia cronica, la duloxetina agisce modulando il dolore

La duloxetina, attraverso meccanismi che influenzano direttamente la modulazione del dolore, migliora il mal di schiena in pazienti con lombalgia cronica. E' quanto evidenziato in un lavoro pubblicato sulla rivista Journal of Pain Research.

La duloxetina, attraverso meccanismi che influenzano direttamente la modulazione del dolore, migliora il mal di schiena in pazienti con lombalgia cronica. E’ quanto evidenziato in un lavoro pubblicato sulla rivista Journal of Pain Research.

La lombalgia, sia nella sua forma acuta che in quella cronica (CLBP), costituisce un motivo frequente di consultazione in medicino di medicina generale. Spesso è accompagnata da depressione e sintomi depressivi e per tale motivo negli anni si è pensato di utilizzare molecole classicamente utilizzare come antidepressivi per andare ad agire in maniera indiretta sul dolore.

La duloxetina è clinicamente efficace nel disturbo depressivo maggiore e in diversi stati di dolore cronico, incluso il CLBP.
Le ultime linee guida dell’American Collage of Physician evidenziano che i pazienti con lombalgia cronica devono innanzitutto provare terapie non farmacologiche per lenire il loro dolore, per poi passare a trattamenti a base di farmaci anti-infiammatori non steroidei, come terapia di prima linea, e tramadolo o duloxetina come terapia di seconda linea.

L'obiettivo di questa meta-analisi post hoc è stato quello di valutare l'efficacia analgesica diretta e indiretta della duloxetina per i pazienti con CLBP nelle precedenti sperimentazioni cliniche.

Analisi post hoc sono state condotte su 3 studi clinici randomizzati, in doppio cieco in pazienti che avevano ricevuto duloxetina o placebo per il CLBP.
La misura dell’endpoint primario e, quindi, il dolore è stata eseguita attraverso il Brief Pain Inventory, calcolando un punteggio medio del dolore.

Come misura di endpoint secondario è stato utilizzato il Beck Depression Inventory-II, per valutare i sintomi depressivi. Le variazioni del punteggio dalla linea di base all'endpoint sono state determinate per ciascun indice.

Le analisi post hoc sono state impiegate per calcolare la percentuale di analgesia che può essere attribuita ad un effetto diretto della duloxetina sul dolore.
In questa analisi sono stati inclusi complessivamente 851 pazienti (400 duloxetina e 451 placebo).
I risultati hanno mostrato che la duloxetina ha migliorato significativamente i punteggi del dolore rispetto al placebo (p <0,001).

Inoltre, questa molecola ha anche migliorato significativamente i punteggi depressivi rispetto al placebo (p=0.015). E’ stato anche osservato che il 91,1% dell'effetto analgesico della duloxetina potrebbe essere attribuito ad un effetto analgesico diretto e lo 8,9% al suo effetto antidepressivo.

Risultati simili sono stati ottenuti quando i dati sono stati valutati nelle settimane 4 e 7 e quando i pazienti sono stati randomizzati a sottogruppi basati sui punteggi di base del dolore, i punteggi dei sintomi depressivi basali e il sesso.

In conclusione, la duloxetina ha significativamente migliorato il dolore nei pazienti con CLBP. Questa analgesia è prodotta principalmente attraverso meccanismi che influenzano direttamente la modulazione del dolore piuttosto che attraverso il sollievo dei sintomi depressivi.

Enomoto H. et al. Assessment of direct analgesic effect of duloxetine for chronic low back pain: post hoc path analysis of double-blind, placebo-controlled studies. J Pain Res. 2017 Jun 1;10:1357-1368. doi: 10.2147/JPR.S133396.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28615967