I risultati di uno studio presentato in occasione di PAINWeek 2013, in corso negli USA a Las Vegas, hanno aggiunto nuove evidenza di efficacia, questa volta a lungo termine (9 mesi), sull’impiego di lubiprostone nella costipazione indotta da oppiodi.

Nel dolore cronico moderato-severo l’opzione di trattamento analgesico più utilizzata per questi pazienti si basa sull’impiego di oppioidi. Ogni anno, negli Stati Uniti, vengono fatte più di 200 milioni di prescrizioni di oppiacei e molte di esse per il trattamento di un dolore cronico non oncologico.

Per quanto molto efficaci, però, un effetto collaterale più comune e persistente  legato al loro impiego è la costipazione (CIO), dovuta a una riduzione della motilità intestinale (a seguito dell’attivazione di recettori enterici per gli oppiacei) e delle attività secretorie associate (assorbimento di elettroliti, come gli ioni cloro, con conseguente riduzione dei secreti dell’intestino tenue). Tale eventi portano alla  conseguente formazione di feci dure e secche. La costipazione indotta da oppioidi può essere di entità così severa da portare spesso alla sospensione della terapia analgesica. Stando ai dati di letteratura, circa il 40-80% dei pazienti che assumono cronicamente oppioidi per alleviare un dolore non oncologico manifesta stipsi.

Lubiprostone è un attivatore specifico dei canali del cloro CIC-2 dell'epitelio intestinale. Il farmaco agisce in pratica bypassando l'azione antisecretoria degli oppiacei attraverso l'attivazione dei canali ClC-2 apicali a livello dell'epitelio intestinale.

Nell’autunno scorso l’Fda aveva concesso al farmaco (che è stato sviluppato da Sucampo Pharmaceuticals e Takeda) la priority review, cioè la revisione accelerata in 6 mesi anziché nei canonici 10.
Ad aprile, invece, l’Fda ha dato il via libera a lubiprostone 24 mcg due volte al giorno per il trattamento della stipsi da oppioidi nei pazienti adulti con dolore cronico non oncologico. È il primo e unico farmaco orale approvato per quest’indicazione.

Per lubiprostone si tratta della terza indicazione: negli Usa, infatti, il farmaco è già autorizzato per il trattamento della stipsi idiopatica cronica nei pazienti adulti alla dose di 24 mcg due volte al giorno e della stipsi legata alla sindrome del colon irritabile nelle donne adulte (alla dose di 8 mcg due volte al giorno).
Il farmaco si era precedentemente dimostrato efficace nel trattare la costipazione in soggetti in terapia con oppioidi in due trial clinici controllati vs placebo, della durata di 12 settimane ciascuno.

Il nuovo studio presentato a PAINWeek, invece, riporta i dati relativi alla safety e all’efficacia del trattamento (24 mcg bis die) nel corso di una fase di estensione “in aperto” dei trial precedenti della durata di 9 mesi.

Entrando nei dettagli dello studio, sono stati considerati eleggibili per la fase di estensione 439 pazienti, in prevalenza donne (59,9% del campione), inizialmente reclutati nei due studi registrativi della durata di 12 settimane. Il trattamento con un agonista oppioide per tutta la durata dello studio e la presenza di OIC, identificata da meno di 3 defecazioni settimanali nel corso del periodo di screening, accompagnate da feci di consistenza dura, sensazione di evacuazione incompleta, o almeno sforzo moderato del torchio addominale, sono stati i criteri utilizzati per l’inclusione nello studio di estensione.

I risultati hanno documentato, dopo 9 mesi, che i partecipanti alla sperimentazione mostravano miglioramenti statisticamente significativi degli outcome considerati rispetto all’inizio della fase di estensione, con un aumento della frequenza delle defecazioni spontanee (da 4,9 e 5,3 /settimana), rispetto alla media di 1,4/settimana (P<0,001 vs basale per tutti i mesi considerati nella fase di estensione).

Non solo: i pazienti hanno sperimentato anche un miglioramento considerevole di alcuni fattori, quali l’entità dello sforzo del torchio addominale, la consistenza delle feci, la severità della costipazione, la sensazione di gonfiore  e di disagio all’addome, nonché della condizione di irregolarità delle abitudini intestinali (P< 0,001 vs basale per tutti i mesi considerati nella fase di estensione).

Il ricorso alla medicazioni di emergenza ha subito una contrazione significativa nel corso dello studio, passando dal 33% dei casi al primo mese al 18,6% dei casi al nono mese, con un 24,6% di pazienti che ha riferito l’incidenza di eventi avversi (AEs) legati al trattamento  quali nausea (5%), diarrea (4,6%) e flatulenza (1,6%). Inoltre, solo 2 casi di nausea e 2 di diarrea sono stati classificati come di entità severa.

PAINWeek 2013. Abstract 43.