Dolore

Malattia dolore: al SIMPAR si discute di costi, applicazione della legge 38 e sviluppi nella terapia del dolore

Costi della terapia del dolore, conoscenza della legge 38/2010, dolore cronico e cure palliative nel nostro Paese. Questi alcuni temi trattati a Firenze in cui è in corso il Congresso Internazionale di Anestesiologia SIMPAR-ISURA. Sono presenti 1200 specialisti e medici, metà italiani e metà provenienti dall'estero.

Costi della terapia del dolore, conoscenza della legge 38/2010, dolore cronico e cure palliative nel nostro Paese. Questi alcuni temi trattati a Firenze in cui è in corso il Congresso Internazionale di Anestesiologia SIMPAR-ISURA. Sono presenti 1200 specialisti e medici, metà italiani e metà provenienti dall'estero.

“Il dolore in Italia comporta una spesa, tra costi diretti e indiretti, di 3,2 miliardi di euro, secondo gli ultimi dati Istat a disposizione. I costi del dolore in Europa rappresentano il 2,3% del PIL. Negli Stati Uniti, invece, eguagliano la somma dei costi della terapia anticancro, vascolare e antivirale, arrivando a 600 milioni di dollari" ha evidenziato il prof.   Guido   Fanelli,  Ordinario   di  Anestesia  e   Rianimazione presso l’Università di Parma. 

E' molto importante, quindi, combattere il dolore non solo da un punto di vista clinico, negli interessi del paziente, ma anche da un punto di vista farmaeconomico. Come insegna il recente caso del pregabalin, uno dei farmaci maggiormente prescritti al mondo contro il dolore. Questo, secondo la ricerca pubblicata dal New England Journal of Medicine, non è efficace contro il nervo sciatico, come invece si è da sempre ritenuto.  In Italia si sono spesi 80 milioni di euro per questo farmaco, ma si guarda con fiducia alle nuove soluzioni terapeutiche.

In Italia abbiamo una legge dal 2010, la legge 38/2010, ma solo un medico su tre ne conosce l'esistenza. "L'Italia – ha dichiarato il prof. Massimo Allegri - è stato il primo Paese al mondo ad aver accolto le indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Questa afferma che è un diritto di ogni cittadino non soffrire. La legge istituisce un percorso tale che permette al paziente di avere una rete istituzionale clinica per la gestione del proprio dolore. Purtroppo però questa, applicata a macchia di leopardo. La 38/2010 inoltre istituisce dei percorsi formativi specifici per i medici e consente un accesso semplificato ad alcuni farmaci". 

Secondo un recente studio europeo, la terapia del dolore in media viene insegnata 6 ore in 6 anni. L'Università di Parma in Italia è quella che spicca in fatto di preparazione, dichiarata l'"Università senza dolore". In questa non solo si insegna la terapia del dolore, ma la si lega ad altre discipline, in un contesto multidisciplinare. Uno dei grandi impegni degli specialisti è esportare questo modello anche nelle altre città, così che si possa avere una maggiore preparazione a livello teorico e pratico.

Quanto impatta la malattia dolore nel nostro Paese?
L'Italia ha un'aspettativa media di vita intorno agli 84-85 anni, aumentata negli ultimi anni più di quanto è aumentata negli ultimi 100 anni. Ogni anno guadagniamo 6 ore di vita: oggi l'italiano medio è donna e ha 44 anni. Nel 2050 sarà sempre donna ma avrà 72 anni.

"La conseguenza principale è che le patologie croniche come diabete, ipertensione, disturbi cognitivi e artrosi. aumenteranno - spiega il Prof. Guido Fanelli, Ordinario di Anestesia e Rianimazione dell'Università di Parma. Basti pensare che l'artrosi ha un'incidenza del 40% oltre i 64 anni: il 30% di questa percentuale ha come sintomo il dolore. Aumentando l'età, aumenterà quindi anche la relativa cronicizzazione".

Con l'aumentare dell'età il rischio di riportare un caso di dolore cronico cresce esponenzialmente, soprattutto quello osteoarticolare. Ma i casi di mal di schiena, in generale la lombalgia, coinvolge anche tante fasce di giovani adulti in stato attivo. L'osteoartrosi riguarda anche fasce più adulte. Il dolore nei bambini, invece, ha soprattutto una natura procedulare: quelli che manifestano cronicità sono quelli  che entrano nel circuito delle cure palliative, causa tumore, ossia 14mila bambini italiani all'anno. 

Se c'è una patologia che si può risolvere, occorre rivolgersi allo specialista di riferimento. Se invece si tratta di un dolore cronico, e quindi non più risolvibile, ci si rivolge al terapista del dolore. "Si trovano in tutta Italia - precisa il Prof. Massimo Allegri - e possono migliorare la vita anche dei più sofferenti".

Per quanto riguarda lo sviluppo della terapia del dolore in Toscana, regione che ospita il congresso, il Dott. Renato Vellucci, Dirigente Medico SODc di Cure Palliative e Terapia del Dolore Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi, Firenze ha spiegato che: "I centri Hub in Toscana - spiega - sono tre: Firenze, Siena e Pisa, individuati dalla Regione secondo i criteri della legge 38/2010. La Toscana è una regione che, rispetto a molte altre in Italia, è molto avanti nella gestione di cure palliative e di terapia del dolore. Le prime rappresentano una rete consolidata territoriale che unisce strutture pubbliche e private che svolgono attività di volontariato e di supporto. Per la terapia del dolore non siamo così evoluti, ma c'è comunque molta attenzione per questi problemi".

Per quanto riguarda le Hub di Firenze, Siena e Pisa svolgono una rilevante attività assistenziale dedicata all'alta complessità. La maggior parte dei pazienti a Firenze, circa 70%, sono ultracinquantenni; gli ultraottantenni sono il 30%. Il malato oncologico è il 35/40% dei pazienti in osservazione. 

Le principali patologie gestite sono di natura neoplastica metastatica, ossia quelle ad una maggiore incidenza di dolore. Numerose anche le neoplasie viscerali, come il tumore del pancreas. Si stima che nell'iter di malattia oncologica il 70% dei malati affetti da cancro nella loro storia avrà dolore.
"La Toscana – ha aggiunto il Dott. Renato Vellucci - offre servizi qualitativamente alti,  nonostante non possa essere capillare su tutta la regione: quanto più ci si allontana dagli hub più possono subentrare difficoltà nel servizio. 

Occorrerebbe migliorare l'integrazione e andare a potenziare ulteriormente questa rete tra hub e spoke. Ci sono dei numeri verdi, come quello di Vincere il dolore onlus e H.O.P.E. for patients, che offrono ai malati un supporto per facilitare l'arrivo allo specialista giusto per gestire la sindrome dolorosa del paziente. Nei nostri hub serviamo anche molti pazienti dall'Umbria, dalle Marche, dall'Emilia Romagna, ma anche dall'estremo Nord e dall'estremo Sud".


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