Medici dedicati alle Cure Palliative, ecco i criteri per la certificazione

Dolore
Dopo un po’ di attesa è arrivato anche il decreto che definisce i criteri per la certificazione dell'esperienza professionale di medici dedicati alle Cure Palliative nel nostro Paese. Tali medici devono in pratica essere in servizio presso strutture pubbliche o private che erogano cure palliative e aver svolto tale tipo di attività per almeno tre anni. Abbiamo ripercorso l’iter fino a questa “vittoria” finale con il dott. Luca Moroni, presidente della Federazione italiana Cure Palliative.

«Questo decreto-ha dichiarato a PharmaStar Luca Moroni - è l’ultimo, per fortuna, e mette fine a un iter molto tormentato che, a partire dalla legge 38 del 2010, ha visto messa a rischio l’attività dei medici palliativisti che prima e dopo la legge 38 operano negli hospice e nelle cure palliative (CP). Nel momento in cui la legge 38 ha giustamente definito dei percorsi di formazione, esisteva ed esiste tuttora il problema che circa la metà dei medici che lavorano nei centri non corrispondono ai criteri che la legge ha definito; chiaramente la legge li ha definiti per il futuro non per il passato.  di fatto, circa la metà di questi medici o non ha alcuna specialità oppure non ha una delle specialità definite dalla legge 38. Quindi, sia noi come Federazione che la società italiana cure palliative, abbiamo lavorato col Ministero della Salute perché venisse chiesto e riconosciuto formalmente e ufficialmente, come titolo di idoneità a lavorare nelle reti, l’esperienza acquisita da questi medici che oggi sono portatori del know how vero sulle cure palliative e sono quelli che assicurano i servizi ai malati».

L’inclusione di tali figure professionali, come riportato sul sito del Ministero della Salute, assicura l’erogazione di prestazioni di qualità e di alta specializzazione e consente di non disperdere quel bagaglio di conoscenze e competenze acquisito durante il lavoro quotidiano accanto ai pazienti assistiti nella rete di cure palliative.

«La legge di stabilità a fine 2013 (n.147)-ha proseguito Moroni- ha stabilito che i medici con tre anni di esperienza fossero idonei a operare nella rete (principio già in qualche modo insito dalla legge 38 che parlava dei gradi di esperienza) però ha demandato alla Conferenza Stato-Regioni di definire i criteri con i quali questi tre anni venivano valutati. Questi criteri sono stati definiti la settimana scorsa e sono due: quello di essere medici che effettivamente lavorano e operano nei centri alla data di riferimento, che è quella della legge di stabilità (27 dicembre 2013) e che possano dimostrare di lavorare presso un Centro di CP, con un percorso molto semplice come una certificazione del direttore sanitario dei Centri presso i quali hanno lavorato. In tal modo si puo’ ottenere dalle regioni il titolo di idoneità a lavorare nelle reti».

Quindi in sintesi serve, essere in servizio e tre anni di esperienza che dovevano essere già acquisiti al 27 dicembre 2013. Bisogna considerare che si fa riferimento alla legge 38 e quindi vengono ampiamente riconosciuti i titoli di chi ha cominciato a lavorare subito dopo l’uscita della legge 38.

Il medico interessato a ricevere la certificazione deve inoltrare, entro 24 mesi dall’entrata in vigore del provvedimento, l’istanza per il rilascio della certificazione dell’esperienza personale alla propria regione di riferimento. Istanza alla quale la  regione dovrà rispondere entro 90 giorni.

C’è ancora tanto da fare, e come ha evidenziato Moroni: «Se siamo riusciti, anche grazie al Ministero della Salute, a sistemare il pregresso per i centri, gli operatori e i pazienti, bisogna ancora fare tanto. D’ora in poi, nel momento in cui la legge 38 ha individuato non una scuola di specialità ma una disciplina in cure palliative, che viene acquisita frequentando le specialità elencate nella legge 38, è chiaro che oggi, e questa è la cosa che ancora manca, nella formazione di un medico, sia nella laurea di medicina e chirurgia che nelle specialità identificate, vengano inseriti i percorsi identificati CFU in CP e questo ancora praticamente non sta succedendo.

Noi abbiamo già bisogno, di nuove forze preparate e che lavorino nei centri. Stiamo parlando di un’area che è ancora in forte crescita; dalla legge 39 del ’99 Bindi che ha stanziato finanziamenti per le regioni per creare gli hospice, siamo passati da 5 a 234 hospice e sono stati creati circa 200 centri di cura domiciliari».

Anche la legge 38 dopo quasi 5 anni dalla sua approvazione ancora non è completamente attiva.
«La legge 38-ha proseguito Moroni- che prometteva di rispondere ai bisogni dei pazienti ormai 5 anni fa, ancora non ha espresso le sue potenzialità. Parliamo di una legge quadro che ha avuto bisogno per diventare efficace dei decreti attuativi; manca ora quello sulle tariffe che è fondamentale perché oggi i centri sono tutti sotto finanziati. Ma quello che conta ancora di più è il recepimento e l’attuazione a livello regionale e non ci siamo ancora. Speriamo che gli anni 2015 e 2016 siano gli anni dello sviluppo.

C’è ancora tanto da fare anche per quanto riguarda le CP nel caso dei malati non oncologici e nell’età pediatrica, aree descritte nella legge 38 ma ancora poco considerate.
Il lavoro della Federazione Cure Palliative pero’ non si ferma mai e a breve a Milano verrà organizzato un evento di informazione e sensibilizzazione sulle Cure Palliative nelle scuole. Come ha precisato Moroni: «Stiamo organizzando un corso per formatori nelle scuole a cui parteciperanno le nostre associazioni e ci sarà anche un workshop sul volontariato in Cure Palliative per l’integrazione tra volontariato e le equipe professionali».

Emilia Vaccaro

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