Meno ore di sonno, più dolore. Il collegamento mostrato in uno studio americano

Sonno perso per lavoro, pensieri, problemi o qualunque altra evenienza? A causa della carenza del sonno, la soglia del dolore potrebbe ridursi drasticamente. E' quanto ha evidenziato un gruppo di neuroscienziati americani sottolineando che la perdita di sonno rende le persone più sensibili a fattori esterni. Lo studio è stato pubblicato su The Journal of Neuroscience.

Sonno perso per lavoro, pensieri, problemi o qualunque altra evenienza? A causa della carenza del sonno, la soglia del dolore potrebbe ridursi drasticamente. E’ quanto ha evidenziato un gruppo di neuroscienziati americani sottolineando che la perdita di sonno rende le persone più sensibili a fattori esterni. Lo studio è stato pubblicato su The Journal of Neuroscience.

Lo studio sottolinea questo collegamento ma non da spiegazioni sui meccanismi cerebrali alla base dell’alterata elaborazione del dolore dopo la deprivazione del sonno, che restano ancora sconosciuti.
Per arrivare a tale conclusione i ricercatori Californiani, la maggior afferenti al Center for Human Sleep Science, Dipartimento di Psicologia dell’Università della California hanno eseguito due esperimenti: uno in clinica su 25 volontari e l’altro con un sondaggio online su 230 volontari.

La parte clinica dello studio è consistita nel misurare l’attività cerebrale e il livello di sensibilità al calore in condizioni fisiche differenti e in due momenti diversi. In un primo momento i volontari avevano dormito un’intera notte e in un secondo momento avevano passato una notte in bianco.

In entrambi i casi è stata aumentata la temperatura dell’ambiente in modo graduale.

Lo studio mostra come la deprivazione acuta del sonno amplifica la reattività del dolore all'interno della corteccia somatosensoriale primaria umana (maschile e femminile), ma smorza la reattività del dolore nelle valutazioni di ordine superiore e nelle regioni decisionali dello striato e della corteccia insulare.

I volontari che avevano dormito poco la notte precedente hanno lamentato disagio al variare della temperatura.
Gli autori hanno anche mostrato che l’ulteriore privazione del sonno espande l'intervallo di temperatura per classificare uno stimolo come doloroso, in particolare attraverso un abbassamento delle soglie del dolore.

Inoltre, il grado di reattività amplificata all'interno della corteccia somatosensoriale dopo la deprivazione del sonno prevede in modo significativo questa espansione del dolore sperimentato tra gli individui.

I risultati del questionario sono in linea con i dati sopra riportati e mostrano che anche modesti cambiamenti notturni nella qualità del sonno (aumenti e diminuzioni) determinano conseguenti variazioni giornaliere nel dolore sperimentato (diminuisce e aumenta, rispettivamente).

Insieme, questi dati indicano il coinvolgimento di una struttura cerebrale centrale alla base dell'impatto della perdita di sonno sul dolore e inoltre stabiliscono che l'associazione tra sonno e dolore è espressa in una relazione bidirezionale in un campione della popolazione generale.

Gli autori evidenziano che questa condizione si amplifica in caso di malattia in cui la mancanza di sonno è collegata ad un aumento del dolore.

Gli autori concludono sottolineando che , considerando l'aumento della società nelle condizioni di dolore cronico e il calo della durata del sonno nel mondo industriale, i dati di questo studio supportano l'ipotesi che queste due tendenze potrebbero non essere semplicemente co-occorrenti ma essere significativamente correlate tra loro. Dunque, il sonno potrebbe essere un nuovo bersaglio terapeutico per la gestione del dolore.

Krause AJ et al., The pain of sleep loss: A brain characterization in humans. J Neurosci. 2019 Jan 28. pii: 2408-18. doi: 10.1523/JNEUROSCI.2408-18.2018.

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