A Napoli  è in corso il 66° Congresso Nazionale SIAARTI, la Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva, che torna a Napoli dopo 12 anni. Sono presenti oltre 2mila anestesisti e rianimatori provenienti non solo da tutto il territorio nazionale ma anche dall’estero.

Filo conduttore dei lavori congressuali, dal 24 al 27 ottobre, le più avanzate tecniche ed i più recenti farmaci per alleviare il dolore e migliorare la qualità di vita dei pazienti; il Presidente del congresso Rosalba Tufano ed il Presidente SIAARTI Vito Aldo Peduto hanno elaborato un programma con tavole rotonde anche interdisciplinari con la partecipazione di esperti nazionali ed internazionali, corsi pratici con simulazione e sessioni interattive per approfondire tutti i topics di maggiore interesse scientifico: 2500 gli anestesisti attesi, con ben 14 aule che funzioneranno contemporaneamente.


Sicurezza in anestesia
La sicurezza del paziente da sottoporre ad anestesia sarà il filo conduttore dell’intero congresso. “Avremo tavole rotonde interdisciplinari tra cardiologi, cardiochirurgi, chirurgi toracici e pneumologi - ha illustrato la Presidente del Congresso Rosalba Tufano - per stilare delle linee di condotta condivise per assicurare la massima sicurezza al paziente. Oggi la sicurezza del paziente è assolutamente una realtà grazie anche all’utilizzo di nuovi farmaci a rapida cinetica, vale a dire rapidamente allontanati dall’organismo.

Anche dal punto di vista tecnologico ci sono stati grandi cambiamenti: ora il paziente è costantemente monitorato. Può, in tutta serenità affidarsi all’anestesista”. 

Grande spazio durante il congresso sarà dato a corsi teorici pratici con simulazione avanzata (CRM), strumento formativo di grande interesse ed attualità che consente di apprendere e/o perfezionare le competenze tecniche e di analizzare il fattore umano.
L’attuale incidenza di eventi o complicanze minori durante l’anestesia è stimata tra il 18 ed il 22%,  mentre per le complicanze severe il rischio di mortalità è appena di 0,4 su 100mila casi. Eppure esiste storicamente una non sempre giustificata reticenza e paura verso l’anestesia; contestualmente negli anni l’anestesia è diventata sempre più sicura grazie all’introduzione di nuovi sistemi di monitoraggio e nuovi farmaci. Durante i lavori congressuali gli anestesisti si metteranno in discussione, analizzando i processi decisionali, grazie anche alla revisione di video di casi reali.


Terapia del dolore
Tra i temi trattati quello dell’accesso alle cure palliative ed alla terapia del dolore. Sarà un’occasione per fare un bilancio dei percorsi intrapresi a due anni dalla legge n.38 del 2010, valutando cosa è cambiato in Italia e cosa rimane da fare per assicurare un programma di cura volto a tutelare la dignità e la qualità di vita del malato e della sua famiglia.
Purtroppo il recepimento della legge 38, affidato alle Regioni, ha creato un’applicazione a macchia di leopardo; ben poche regioni, infatti, ne hanno capito lo spirito. Pochissime l’hanno applicata. Attualmente, si stima che appena il 15% dei pazienti in fase terminale di una malattia cronica riceve un trattamento adeguato in grado di restituire realmente la dignità alla persona che soffre fisicamente e psicologicamente oltre a supportare concretamente le famiglie. 

“Dobbiamo entrare nell’ordine di idee che il dolore interviene anche su famiglia e lavoro - ha spiegato in conferenza Rosalba Tufano – e, dunque, il paziente è anche un costo sociale. La legge 38 del 2010 ha sancito il diritto del paziente a non soffrire eppure la legge è quasi totalmente inapplicata. Da noi in Campania, ad esempio, non c’è.

Anche tra i medici italiani, l’applicazione della legge vede ancora molte resistenze; persistono, ad esempio, reticenze nella prescrizione di farmaci oppioidi, spesso visti come stupefacenti e, quindi, da utilizzare il meno possibile. Eppure, oggi si sa che il dolore non è solo un sintomo ma esso stesso malattia: in un recente studio europeo si è evidenziato che il dolore cronico (da moderato a severo) affligge il 19% degli adulti europei. Riferendoci poi ai pazienti con patologia tumorale, l’incidenza del dolore supera il 70%: il numero di persone che soffrono è ancora elevato. Molti di questi pazienti sono gestiti in maniera inadeguata e da medici che non hanno ricevuto un percorso formativo specifico nell’ambito dell’algologia. 

“Il Consiglio Superiore di Sanità di cui ho anche fatto parte - ha spiegato la Tufano – ha liberalizzato l’uso di oppiacei, eppure esiste ancora una forte reticenza da parte dei medici. Bisogna creare una rete: da un lato le strutture, dall’altro formazione. Per la legge 38 esistono anche dei fondi, già stanziati: bisogna fare una pianificazione e creare i presupposti per un vero sviluppo della terapia antalgica a partire dal medico di base”.

Fine vita e testamento biologico
“Diritto di vivere e diritto a morire”: ne discuteranno esperti nazionali ed internazionali. Se la malattia e la morte non sono più eventi puntuali, ma processi illimitati nel tempo, grazie allo sviluppo della ricerca farmacologica, biotecnica e clinica, si deve riflettere sull’esistenza di un diritto a morire, di un dovere a lasciar morire, sulla liceità di direttive anticipate, su cosa siano accanimento terapeutico e futilità delle cure.

Si discuterà anche di questo tema, soprattutto alla luce di una vacatio legislativa che pone il rianimatore di fronte al cruccio morale, umano e professionale del tema del fine vita senza poter conoscere le reali volontà del paziente. Si discuterà, ad esempio, di ventilazione meccanica, che è un supporto salvavita, ma è anche spesso la catena che tiene legato un malato alla vita. Si farà chiarezza anche sulla sedazione terminale, spesso confusa con l’eutanasia.
“Oggi noi non potremmo fare quel che è stato fatto per Eluana Englaro”, commenta la Tufano. La mancanza di una legge pone il rianimatore di fronte al bivio tra cura ed accanimento terapeutico senza poter interpretare il reale volere del paziente;una proposta di legge sul testamento biologico era stata fatta, ma non credo che neanche con questa legislatura si avrà una nuova legge. Tra l’altro, esiste anche un problema pratico di posti letto: continuare a curare chi non può più essere salvato può voler dire togliere un posto letto a chi, invece, può ancora essere curato”.