Uno studio pubblicato online sulla rivista Archives of Internal Medicine stigmatizza la pratica del sovradosaggio di paracetamolo (noto anche come acetaminofene) nei reparti ospedalieri Usa: un paziente su 15 ospedalizzati trattati con il farmaco – compresi molti affetti da malattia epatica – sono trattati a dosi dell’analgesico ben al di sopra dei livelli terapeutici ottimali. In particolare, tra i pazienti trattati, più del 20% di quelli che hanno un’età superiore a 65 anni e il 18% di quelli affetti da malattia epatica riceve una dose giornaliera di acetaminofene superiore a 3g, che è considerata sovraterapeutica per le due popolazioni a rischio sopramenzionate.

La tossicità da acetaminofene rende conto di più della metà di tutti i casi di insufficienza epatica acuta negli USA. Il rischio è particolarmente elevato nei paziente che ricevono dosi quotidiane dell’analgesico superiori a 4g/die o che assumono alcool in concomitanza con la sua assunzione. E’ stato altresì documentato in letteratura come la presenza di coagulopatia o di sordità si associ a dosaggi sovraterapeutici di acetaminofene.

Con l’obiettivo di ridurre il rischio di epatotossicità da acetaminofene, la FDA ha richiesto alle aziende farmaceutiche produttrici di formulazioni di farmaci da prescrizione di limitare le concentrazioni di acetaminofene a 325 mg per dose e di mettere sulle confezioni un avviso sui potenziali rischi di impiego dell’analgesico nei casi di sovradosaggio.
In letteratura erano già presenti studi che avevano monitorato questa situazione in ambito extraospedaliero, sulla base dell’assunzione di una minore consapevolezza del paziente dei rischi da sovradosaggio. Mancavano tuttavia dati relativi all’ambiente ospedaliero, dove si presuppone una maggiore consapevolezza del rischio da parte dei clinici.

Per ovviare a questo gap di conoscenza l’equipe del dr. Zhou, afferente al Partners HealthCare System in Massachusetts, ha passato in rassegna le schede relative ai farmaci impiegati in due centri ospedalieri accademici, facenti parte di un sistema informatizzato sulla somministrazione di farmaci. L’obiettivo primario dello studio era quello di determinare la frequenza degli eventi di sovradosaggio terapeutico di acetaminofene (definito come somministrazione cumulativa giornaliera di dosi dell’analgesico superiori a 4 g) e, in secondo luogo, di verificare questo outcome limitatamente ai pazienti ultra65enni e a quelli affetti da malattia epatica cronica, utilizzando come criterio di sovradosaggio la somministrazione di dosi cumulative di acetaminofene superiori a 3 g).

Lo studio ha preso in considerazione i pazienti ricoverati nei due ospedali considerati da giugno ad agosto del 2010. La ricerca nel sistema informatizzato in dotazione alle due strutture ha permesso di identificare 14411 pazienti che  erano trattati con acetaminofene nello stesso momento della degenza ospedaliera. Di questi, 955 (6,6%) ricevevano una dose di analgesico superiore a 4 g/die, mentre il 22,3% di pazienti ultra65enni e il 17,6% di quelli affetti da malattia cronica epatica erano trattati con dosi giornaliere cumulative di acetaminofene > 3 g.

L’analisi dei fattori predittivi di sovradosaggio terapeutico ha identificato nella somministrazione programmata (in luogo di quella al bisogno) (HR=16,6; IC 13,5-20,6), nella diagnosi di osteoartrite (HR=1,4; IC 1,3-1,6) e nell’impiego di formulazioni multiple (HR=2,4; IC 2-2,9) i fattori di maggior rilievo per l’insorgenza del fenomeno. Lo studio ha anche documentato una riduzione del rischio associata, invece, alla somministrazione postmeridiana del farmaco (HR=0,7; IC 0,6-0,9) e limitatamente ai pazienti non chirurgici e a quelli ammessi nei reparti di Medicina d’Urgenza (HR=0,6; IC 0,5-0,7).

“Per i clinici è davvero problematico tenere traccia dell’assunzione totale di acetaminofene per ciascun paziente sottoposto a trattamento con più farmaci a dosaggi multipli nel corso delle 24 ore – scrivono gli autori dello studio nelle loro conclusioni. -  L’adozione, pertanto di un supporto computerizzato alla decisione clinica, integrato all’interno dei sistemi informatici clinici potrebbe forse mitigare il rischio di sovradosaggio”.

Zhou L, Maviglia SM, Mahoney LM et al. Supratherapeutic Dosing of Acetaminophen Among Hospitalized Patients. Arch Intern Med. 2012;():1-8. doi:10.1001/2013.jamainternmed.438.
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