I neonati prematuri che ricevono cure intensive sono esposti a una grande quantità di dolore, che provoca danni nel piccolo paziente. Nonostante cio’, quasi la metà dei neonati ricoverati in unità di cura intensiva neonatale non ricevono alcuna valutazione del dolore e il 20% dei bambini non riceve alcun sollievo dal dolore. Questo è quanto riportato da un nuovo ampio studio europeo pubblicato sulla rivista The Lancet Respiratory Medicine a cui hanno partecipato 18 Paesi europei tra cui anche ricercatori italiani dell’Università di Padova.
Il lavoro è stato coordinato da dr. Hugo Lagercrantz del Karolinska Institute e Ricardo Carbajal dell’ Université Pierre et Marie Curie di Parigi.
L’obiettivo di questo grande studio prospettico di coorte, EUROPAIN (European Pain Audit in Neonates), è stato quello di studiare l'uso corrente di sedazione o analgesia nelle unità di terapia intensiva neonatale (NICUs) nei Paesi europei.
Il progetto internazionale europeo ha esaminato 6.700 neonati prematuri in 243 unità di terapia intensiva neonatale in 18 paesi ed è stato il più grande studio di questo tipo.
Sono stati inclusi in questo studio tutti i neonati ricoverati in NICUs per 1 mese.
Durante i primi 28 giorni dal ricovero sono stati raccolti i dati sulla demografia, i metodi di respirazione, l’uso continuo o intermittente della sedazione, l’analgesia, o l’uso di bloccanti neuromuscolari, le valutazioni del dolore e della sindrome da astinenza da farmaco.
E’ stata effettuata un’analisi multivariata con modelli di regressione lineare per valutare l'associazione tra la durata della ventilazione tracheale (TV) e l'esposizione a oppioidi, sedativi-ipnotici, anestetici generali nei neonati.
L’età gestazionale media dei neonati era di 35 settimane (SD 4-6) e il peso alla nascita era di 2.384 g (1007). 
2142 (32%) neonati sono stati trattati con TV, 1.496 (22%) con ventilazione non invasiva (NIV) e 3042 (46%) sono stati tenuti sotto ventilazione spontanea (SV). 
L’82%, 18% e 9% dei neonati in TV, NIV e SV, rispettivamente, sono stati tenuti sotto sedazione o analgesia in infusione continua, dosi intermittenti, o entrambi (p <0.0001). 
Nelle NICUs, l'utilizzo medio della sedazione o dell’analgesia è stato dell’ 89.3% (70.0-100) per i neonati nel gruppo TV.
Gli oppiacei sono stati somministrati al 26% dei 6680 neonati e al 74% dei 2142 neonati nel gruppo TV. 
Midazolam è stato dato al 9% dei 6680 neonati e al 25% dei 2142 neonati nel gruppo TV.
542 (25%) neonati nel gruppo TV sono stati trattati con bloccanti neuromuscolari, che sono stati somministrati come infusioni continue nel 7% dei casi. 
Valutazioni del dolore sono state registrate nel 58%, 45% e 30% dei neonati nei gruppi TV, NIV e SV, rispettivamente (p <0.001). 
Nell'analisi univariata, per i neonati che avevano preso anestetici generali nel gruppo TV è stata necessaria una durata più lunga della ventilazione tracheale rispetto a quelli che non avevano ricevuto tali anestetici.
Il dr. Mats Eriksson, dell'Università di Örebro, infermiere specialista in terapia intensiva e ricercatore nel campo della scienza medica, che ha lavorato a questa indagine sul dolore, ha dichiarato: “Nessuno valuta se il bambino sta vivendo il dolore o se ha bisogno di sollievo dal dolore”.
"I neonati prematuri sono sensibili perché il loro cervello e il loro sistema nervoso sono ancora in fase di sviluppo. Ma non possiamo somministrare farmaci per il sollievo dal dolore o per la sedazione semplicemente per precauzione, perché alcuni di questi farmaci se dati al momento sbagliato possono anche causare danni. Pertanto, è estremamente importante una valutazione corretta del dolore ", ha proseguito il dr. Eriksson.
Lo studio mostra che poco più della metà dei bambini non ha ricevuto alcuna valutazione del dolore, e un quinto non ha ricevuto alcuna sollievo dal dolore o farmaci sedativi.
"E 'sorprendente che tanti bambini non siano stati valutati. La valutazione del dolore adeguata è la base per un buon trattamento. Controllando le espressioni del viso del bambino, la frequenza cardiaca e la respirazione, può essere stimata la quantità di analgesico necessario " ha sottolineato il dr. Eriksson.
Non è certo se il 20% dei bambini, che non hanno mai ricevuto alcun sollievo dal dolore, ne aveva bisogno. Tuttavia, lo studio indica che nei casi in cui è stato valutato il dolore del bambino, era quasi doppio, quindi probabile che il bambino avesse ricevuto oppioidi analgesici come la morfina o farmaci sedativi. D'altra parte, prima un bambino prematuro nasce, meno probabile il bambino riceverà analgesici o sedativi.
"In Svezia, abbiamo fatto notevoli progressi. Siamo bravi nella valutazione del dolore e ad adeguare il trattamento. Usiamo anche metodi alternativi per alleviare il dolore, come con una soluzione di saccarosio o con il contatto pelle-a-pelle con un genitore . In questo modo siamo in grado di alleviare il dolore per il bambino senza l'utilizzo eccessivo di analgesici o sedativi " ha aggiunto il dr. Eriksson.
Un buon equilibrio tra analgesia e sedativi permette di evitare problemi futuri. La sperimentazione di dolore forte nel neonato può portare a cambiamenti comportamentali e molti bambini possono sviluppare problemi di attenzione e concentrazione, con probabile sviluppo anche di deficit dell’attenzione (ADHD).
Lo studio ha messo anche in evidenza che ci sono notevoli differenze significative tra i paesi europei per quanto riguarda la valutazione del dolore e la gestione dello stesso.
Per esempio la Grecia si distingue, in quanto fornisce molta meno analgesia rispetto ad altri paesi.
In conclusione, come ha evidenziato il dr. Eriksson : "L'obiettivo che tutti i bambini ricevano un trattamento simile, non si basa semplicemente sulla possibilità, sulle tradizioni o quello che un singolo medico crede o non crede. Ci sono linee guida internazionali, ma sono vecchie e hanno bisogno di essere aggiornate. Il passo successivo è di sviluppare linee guida comuni europei. "

Emilia Vaccaro


Carbajal R. et al. Sedation and analgesia practices in neonatal intensive care units (EUROPAIN): results from a prospective cohort study. Lancet Respiratory Medicine, September 2015 leggi