ObesitÓ e dolore, stretta associazione e scarsa conoscenza della problematica

Dolore
Il dolore cronico è significativamente associato all’obesità, particolarmente nel genere femminile, e il suo andamento è dipendente dall’indice di massa corporea. Questi risultati sono stati resi noti recentemente al 37° congresso dell’Associazione italiana sullo studio del dolore (AISD) a Stresa e pubblicati sulla rivista Recenti Progressi in Medicina in cui gli autori, italiani, hanno sottolineato l’inadeguatezza della terapia e la diffusa scarsità di conoscenza e attenzione riguardo al tema dolore.

L’ obesità (Ob)  è uno dei principali problemi di sanità pubblica, soprattutto nel mondo occidentale con una prevalenza in continuo aumento in entrambi i sessi, a qualunque età. Negli Stati Uniti sono attribuibili all’Ob tra i 280.000 e i 325.000 morti l’anno. Tale problema è anche collegato all’insorgenza di numerose patologie tra cui il diabete mellito, malattie cardiovascolari e osteoarticolari.

Punto fondamentale è che l’Ob è stata anche associata al dolore cronico; l’accoppiata obesità-dolore rappresenta un insieme di importanti fattori di rischio per numerose altre condizioni morbose. Tra l’altro uno studio americano ha dimostrato che l’indice di massa corporea (BMI) condiziona la qualità della vita e influisce sul dolore e sulle complicanze legate all’Ob. Inoltre, un altro studio ha evidenziato che il dolore negli obesi non è solo di natura muscolo scheletrica ma si estende anche ad aree non sollecitate dal sovrappeso; tale condizione è quindi una conseguenza dello stato pro-infiammatorio che si instaura nei pazienti obesi.

I pazienti obesi per lo più soffrono di lombalgia e fibromialgia; in quest’ultimo caso è stato visto che gli obesi hanno un’aumentata sensibilità al dolore nei tender point, minor forza e flessibilità articolare, umore più depresso e qualità del sonno inferiore rispetto a soggetti normopeso.

Lo studio in questione è stato realizzato da ricercatori italiani dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Terni, sotto la guida del Prof. Stefano Coaccioli, dei dipartimenti di Clinica Medica Generale e Terapia Medica e Diabetologia e Dietologia.

In tale lavoro, i ricercatori hanno osservato 182 pazienti con Ob ai quali è stato somministrato un breve questionario con l’obiettivo di valutare la prevalenza e le caratteristiche del dolore cronico (Dc), l’atteggiamento terapeutico e i suoi risultati, nonché la conoscenza della Legge n. 38 del 2010.
I pazienti sono stati reclutati presso l’Ambulatorio Diabetologico nell’Azienda Ospedaliera-Universitaria di Terni, nel periodo 1 giugno 30 dicembre 2012. A tutti i pazienti è stato presentato un questionario composto da 10 domande.

I risultati hanno mostrato che il Dc era presente nel 39% dei soggetti con Ob (73.2% femmine, 23.9% maschi) e aumentava in maniera proporzionale all’aumentare del BMI. La maggior parte dei pazienti (48%) mostrava un dolore di tipo articolare; le due tipologie più rappresentate erano lo “spillo” e la “morsa”. La quasi totalità del campione (90%) soffriva di un dolore da moderato a forte. Il 15% circa dei pazienti non assumeva alcuna terapia, mentre i FANS sono risultati i farmaci di più largo impiego (oltre il 50% dei pazienti) ed il 45% dei soggetti non ha riferito un buon controllo del dolore. La legge n.38 è conosciuta solo dall’8.2% del campione.

Il Prof. Coaccioli, Direttore della Clinica Medica Generale e Terapia Medica - Università di Perugia, sede Terni, vicepresidente dell'Associazione Italiana per lo Studio del Dolore (AISD),  ha dichiarato a Pharmastar che: “Da tale studio si evince chiaramente un link tra dolore e BMI che potrebbe essere legato alla leptina, un ormone prodotto dal tessuto adiposo e in grado di regolare la massa corporea”.

In conclusione, lo studio ha confermato dati già presenti in letteratura su una significativa associazione tra Ob e Dc. Tale correlazione è maggiormente evidente nel genere femminile e il suo andamento è di tipo BMI-dipendente. Per quanto riguarda il trattamento emerge un’inadeguatezza delle terapie con eccessivo utilizzo dei FANS, con tutte le conseguenze che ne possono derivare, scarsi utilizzo degli oppioidi deboli e nessun utilizzo degli oppioidi forti neanche in caso di dolore fortissimo. Un ultimo elemento importante di questo lavoro riguarda la conoscenza della legge 38, a tre anni dall’approvazione di questa legge meno del 10% dei pazienti la conosce; è quindi evidente una scarsa conoscenza e attenzione riguardo al tema dolore.

Emilia Vaccaro

Coaccioli S. et al Chronic pain in the obese: a quali-quantitative observational study. Rec Progr Med 2014;105(4):151-154

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Francesco Masia, Giorgio Celi, Ilenia Grandone*, Giuseppe Fatati* e Stefano Coaccioli
DOLORE CRONICO E OBESITÀ. 37° Congresso Nazionale AISD - Stresa, 22-24 maggio 2014

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