Sono milioni i malati di tumore a soffrire inutilmente per l’incapacità dei governi mondiali di assicurare un accesso adeguato a farmaci oppiacei e anti-dolorifici. E’ la denuncia degli oncologi riuniti al congresso europeo Esmo 2012 in corso a Vienna.

Secondo uno studio internazionale – condotto tra dicembre 2010 e luglio 2012 sotto la guida dello Share Zedek Medical Center di Gerusalemme – pochissimi Paesi forniscono tutti e 7 gli oppioidi considerati essenziali a combattere i dolori del cancro indicati dall’Associazione internazionale per le cure palliative (International Association for hospice and palliATIVE CARE).
La ricerca, presentata al Congresso da Nathan Chemy, ha prodotto 156 rapporti elaborati da esperti di 76 Paesi e di 19 Stati indiani, pari al 58% dei Paesi e l’83% dei 5,7 miliardi di persone che vivono in Africa, Asia, Medio Oriente, America latina e centrale e Paesi caraibici.

In Italia – ha spiegato Carla Ripamonti dell’Irccs di Milano –morfina orale a rilascio immediato e lento, codeina, ossicodone, metadone, fentanyl transdermico sono a disposizione dei pazienti, ma la terapia del dolore resta ancora sottovalutata.

“Abbiamo la legge 38 del 2010 che obbliga i medici a valutare il dolore e a precisarne l’entita’ nella cartella clinica – spiega – Quello che ancora manca è l’adeguata attenzione e preparazione dei medici”. Secondo la Ripamonti perché i medici considerino adeguatamente la sofferenza e personalizzino la cura con i farmaci, é necessario che la terapia del dolore sia insegnata: “Si deve parlare di dolore nel corso degli studi universitari, i medici devono imparare ad usare i farmaci nel modo giusto senza la pressione delle ditte farmaceutiche”.

"Gli studi dimostrano che il dolore colpisce fino al 64% dei pazienti con malattia in fase metastatica, avanzata o terminale, il 59% dei pazienti in terapia anticancro e il 33% che sono stati sottoposti a una terapia curativa –continua la Rigamonti – Secondo l’Oms i nuovi casi di tumore ogni  anno sono 12,67 milioni (dati 2008) che nel 2020 dovrebbero arrivare a 15 milioni. Bastano questi dati per capire come il dolore da cancro sia una questione di rilevanza mondiale”