Oppioidi correlati a maggior rischio di infezioni gravi

I farmaci oppioidi, in particolare quelli a lunga durata d'azione o ad alte dosi, hanno un impatto sull'efficienza del sistema immunitario e possono aumentare il rischio di infezioni gravi, tra cui la polmonite invasiva, la meningite e la batteriemia: Lo afferma uno studio pubblicato online il 13 febbraio sulla rivista Annals of Internal Medicine.

I farmaci oppioidi, in particolare quelli a lunga durata d'azione o ad alte dosi, hanno un impatto sull’efficienza del sistema immunitario e possono aumentare il rischio di infezioni gravi, tra cui la polmonite invasiva, la meningite e la batteriemia: Lo afferma uno studio pubblicato online il 13 febbraio sulla rivista Annals of Internal Medicine.

Precedenti studi su animali hanno dimostrato che alcuni farmaci oppioidi hanno effetti immunosoppressivi. Grazie al fatto che interferiscono con la produzione di cellule immunitarie deputate all’eliminazione dei batteri, riducono la risposta immunitaria innata e inibiscono la produzione di anticorpi e citochine.

Studi sull'uomo hanno evidenziato che i farmaci oppiacei aumentano il rischio di infezione in pazienti ospedalizzati dopo un intervento chirurgico o durante il trattamento per ustioni o cancro. Altri studi suggeriscono un aumento del rischio di infezioni gravi in alcuni pazienti ambulatoriali ad alto rischio.

I nuovi risultati rafforzano l'evidenza che gli effetti di soppressione immunitaria degli oppioidi si estendono all'uomo.

Una azione immunosoppressiva nell’uomo
Obiettivo dello studio era verificare l'ipotesi che l'uso di oppioidi da prescrizione è un fattore di rischio indipendente per la malattia invasiva da pneumococco (IPD).

«Abbiamo scoperto che l'attuale uso di oppioidi era fortemente e coerentemente associato al rischio di IPD, e che la correlazione era maggiore con le formulazioni a lunga durata e ad alta potenza, cioè gli oppioidi precedentemente descritti come immunosoppressori, e gli oppioidi ad alte dosi», scrivono Andrew Wiese, PhD, del dipartimento di politica sanitaria presso il Vanderbilt University Medical Center, Nashville, Tennessee e colleghi.

Nello studio, gli autori hanno analizzato le prescrizioni di oppioidi nei pazienti del Tennessee, ricavati dal programma sanitario Medicaid, e hanno collegato tali dati ai casi di IPD nel sistema di sorveglianza dell’Active Bacterial Core. Lo studio ha incluso 1233 pazienti con IPD di almeno cinque anni di età, e 24.399 pazienti di controllo. I pazienti con IPD avevano probabilità più elevate di uso di oppioidi rispetto ai pazienti di controllo (odds ratio rettificato 1,62, 95% di confidenza interna [CI], 1,36-1,92). Le associazioni erano ancora più forti per gli oppioidi ad azione prolungata (aOR, 1.87, IC 95%, 1.24 - 2.82), alta potenza (aOR, 1.72, IC 95%, 1.32 - 2.25) e alte dosi (aOR, 1.71 - 1.75, a seconda del range di dosaggio).

Una limitazione dello studio è che non ha misurato l'uso effettivo di oppioidi, ma solo le prescrizioni di questi farmaci. I pazienti con IPD avevano inoltre più probabilità rispetto ai controlli di essere stati vaccinati con il vaccino pneumococcico polisaccaridico; questo potrebbe significare che il rischio di infezione per gli oppioidi sia di fatto superiore a quanto stimato dallo studio, dato che alcuni pazienti nel gruppo trattato potrebbero aver ricevuto una certa protezione dal vaccino. Gli autori osservano che è improbabile che alcuni fattori di confondimento non misurati abbiano contribuito ai loro risultati, perché un fattore di questo tipo dovrebbe essere insolitamente forte, con un odds ratio di 2 o maggiore.

I commenti allo studio in un editoriale
In un editoriale di accompagnamento, Sascha Dublin, MD, e Michael Von Korff, ScD, del Kaiser Permanente Washington Health Research Institute di Seattle, hanno notato che i risultati degli studi sull'uomo fino ad oggi sono stati straordinariamente coerenti e che c'è un bisogno urgente di studi che esaminano i rischi di infezione associati ai singoli farmaci oppioidi.

Gli autori riportano che «nel 2015, circa 92 milioni di adulti statunitensi, quindi oltre di 1 su 3, hanno fatto uso di un oppiaceo di prescrizione. Per quale motivo gli oppioidi sono prescritti così diffusamente nonostante i dati sulla loro sicurezza ed efficacia siano inadeguati? In che modo medici e scienziati dovrebbero rispondere a questi risultati epidemiologici inquietanti?

Sebbene la dipendenza da oppiacei e il sovradosaggio abbiano ricevuto molta attenzione, è stata data poca considerazione a un altro potenziale rischio: l'infezione. Tre decenni di scienza di base e studi sugli animali hanno scoperto che alcuni oppioidi hanno proprietà immunosoppressive, compresa la riduzione della citotossicità delle cellule killer naturali e la compromissione della chemiotassi dei neutrofili. Tuttavia, sono stati pubblicati solo 3 studi epidemiologici che esaminano la relazione tra uso di oppioidi da prescrizione e infezioni nell'uomo».

In aggiunta, sia gli autori dello studio che gli editorialisti raccomandano un uso più morigerato di oppioidi, unitamente a un attento monitoraggio delle infezioni nei pazienti ne fanno uso.

«La prescrizione di oppioidi deve essere fatta con cautela e strettamente monitorata da tutti i pazienti, specialmente quelli più a rischio di infezioni, che possono essere particolarmente sensibili ai danni», scrivono gli editorialisti. «Prima di prescrivere un oppiaceo, il clinico deve considerare attentamente tutti i ragionevoli approcci alternativi per la terapia del dolore, e adesso sembra che anche il processo decisionale debba tenere conto del rischio di infezioni gravi».

Bibliografia
Wiese AD et al. Opioid Analgesic Use and Risk for Invasive Pneumococcal Diseases: A Nested Case–Control Study. Ann Intern Med. Published online February 13, 2018