Oppioidi nel neonato e nel lattante, quando e come utilizzarli

Dolore

Il dolore nel bambino molto piccolo va trattato, in modo adeguato. Nei neonati e nei lattanti possono essere utilizzati anche i farmaci oppioidi, quando il loro utilizzo è realmente necessario e nelle corrette modalità. E' quanto emerge dal workshop della SARNePI tenutosi a Firenze durante la nona edizione del congresso SIMPAR-ISURA.

Il dolore nel bambino molto piccolo va trattato, in modo adeguato. Nei neonati e nei lattanti possono essere utilizzati anche i farmaci oppioidi, quando il loro utilizzo è realmente necessario e nelle corrette modalità. E’ quanto emerge dal workshop della SARNePI tenutosi a Firenze durante la nona edizione del congresso SIMPAR-ISURA.

Come riportato in diverse pubblicazioni scientifiche è ormai certo, che il bambino percepisce il dolore già dalla fine del secondo trimestre di gestazione. 

 Il documento “Il dolore nel bambino -Strumenti pratici di valutazione e terapia” del Ministero della Salute sottolinea che: “il feto possiede la struttura anatomica e neurochimica adeguata per percepire il dolore, e sin dall’età neonatale esiste una “memoria del dolore”. 

Confermate inoltre, da più lavori in letteratura, sono le conseguenze a breve (peggioramento clinico, complicanze, prolungamento dell’ospedalizzazione…) e a lungo termine (dolore cronico, alterazione della soglia del dolore, problemi psico-relazionali…) provocate da stimolazioni nocicettive ripetute in età neonatale-pediatrica, non coperte in maniera adeguata con terapia antalgica”

Per tale motivo il dolore va valutato adeguatamente e trattato. Per la valutazione esistono delle scale apposite e anche per il trattamento possono essere utilizzati diversi analgesici a seconda della gravità del dolore.

Quando è possibile utilizzare farmaci oppioidi nei bambini molto piccoli?
 “Gli oppioidi si usano solo nel dolore grave. Può essere anche un dolore di breve durata o un dolore post intervento chirurgico. C’è anche una parte di neonati critici, molto gravi, ricoverati in terapia intensiva che hanno quello che si chiama dolore prolungato e che in genere è dovuto a manovre ripetute, ventilazione meccanica, anche in questi casi è corretto utilizzare gli oppioidi anzi sono la terapia farmacologica di scelta” è quanto ha dichiarato la dr.ssa Federica Ferrero dell’Ospedale Maggiore della Carità-Terapia Intensiva Pediatrica, Novara.

Durante la presentazione al congresso SIMPAR la dr.ssa Ferrero ha evidenziato come sia fondamentale la conoscenza approfondita dei farmaci e dei pazienti.  In particolare, bisogna analizzare la farmacocinetica del farmaco adattata a quel paziente. “Basti pensare al paziente prematuro che ha tutti gli organi prematuri, l’eliminazione del farmaco per forza sarà ritardata e i dosaggi andranno aggiustati secondo il paziente” ha aggiunto la dr.ssa Ferrero.

Sappiamo che l’utilizzo degli oppioidi può essere accompagnato da effetti collaterali e nel caso dei bambini così piccoli i principali sono la depressione respiratoria. “E’ l’effetto avverso che fa più paura-ha sottolineato la dr.ssa Ferrero- soprattutto in un ambiente meno sicuro della rianimazione, come può essere un pronto soccorso o in un reparto”.

Altro effetto collaterale che può verificarsi è l’ipotensione, la brusca discesa della pressione, soprattutto quando un farmaco è somministrato come bolo e in modo veloce.

“Dobbiamo anche pensare che nel bambino critico-ha precisato la dr.ssa Ferrero-, più si somministrano questi farmaci a lungo tempo più diventa difficile staccarlo dal respiratore meccanico e quindi farlo respirare da solo, e man mano c’è la necessità di aumentare le dosi”.

In conclusione, oggi ci sono linee guida e protocolli per come adoperare i farmaci oppioidi anche nel bambino molto piccolo ma è anche giusto considerare che ogni bambino ha una sua risposta al farmaco dovuta al numero di recettori e alla loro funzionalità. Bisogna valutare il singolo considerando anche la sua risposta sulle scale del dolore.




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