Oppioidi poco efficaci nel dolore cronico, due studi americani cercano di spiegare il perchč

Gli oppioidi sono efficaci nel lenire il dolore cronico? E' questa la domanda che si sono posti un gruppo di ricercatori americani in due lavori presentati alla IX edizione del congresso SIMPAR-ISURA a Firenze. Dalle evidenze rilevate nello studio sembrerebbe che il dolore cronico alteri il sistema oppioide a livello cerebrale e questo potrebbe spiegare come mai gli oppioidi agiscono sul dolore acuto ma non pił (o comunque in misura scarsa) quando questo cronicizza.

Gli oppioidi sono efficaci nel lenire il dolore cronico? E’ questa la domanda che si sono posti un gruppo di ricercatori americani in due lavori presentati alla IX edizione del congresso SIMPAR-ISURA a Firenze. Dalle evidenze rilevate nello studio sembrerebbe che il dolore cronico alteri il sistema oppioide a livello cerebrale e questo potrebbe spiegare come mai gli oppioidi agiscono sul dolore acuto ma non più (o comunque in misura scarsa) quando questo cronicizza.

Studi sull’animale hanno mostrato come il sistema oppioidergico rientri nel fenomeno della gratificazione; in particolare, è stato evidenziato che le beta endorfine risultano aumentate nel liquido cefalo rachidiano di scimmie che avevano ricevuto toilettatura dopo un periodo di isolamento sociale.

Ci sono altrettante evidenze che sottolineano come gli oppioidi non sono efficaci nel dolore cronico come per quello acuto, per cui nel mondo scientifico oggi è in discussione la loro utilità nel trattare il dolore cronico.

Non è noto il motivo di questa riduzione di efficacia ma ci sono evidenze dalla PET, su pazienti con dolore, di una ridotta disponibilità dei recettori mu degli oppioidi e anche evidenze dell’alterazione del sistema di ricompensa.
Gli autori del presente studio, dell’NIH’s National Center for Complemetary and Integrative Health di Bethesda in USA hanno esaminato la disponibilità del sistema oppioide alterato in pazienti con dolore cronico e in modelli di roditori con dolore cronico.

Un primo studio mostrato dagli autori è in realtà stato pubblicato lo scorso anno da Case et al; in questo lavoro sono state analizzate le conseguenze del blocco dei recettori mu utilizzando naloxone in pazienti con fibromialgia e in altri di controllo.

I soggetti sani avevano preferenza per la spazzolatura sulla pelle lenta rispetto alla veloce e valutavano quella veloce come più intensa.
I pazienti con dolore mostravano una differenza impercettibile tra spazzolatura lenta e veloce sia per piacevolezza che per intensità.

Inoltre, il blocco degli oppioidi con naloxone aumentava il piacere percepito sulla pelle nei soggetti sani ma non in quelli con dolore. Al contrario il naloxone diminuiva l’intensità nei pazienti ma non nei controlli sani.
Presi nel complesso questi dati ci dicono che gli oppioidi sono coinvolti nella sensazione di piacere al tatto ma questo coinvolgimento è alterato dal dolore cronico.

Gli autori hanno anche analizzato la disponibilità dei recettori oppioidi.
E’ stato utilizzato un modello roditore di dolore neuropatico ed è stato effettuato uno studio longitudinale della durata di 3 mesi. E’ stata utilizzata diprenorfina marcata con Fluoro 18 per marcare recettori oppioidi liberi e quantificare la loro densità con la PET.

Gli autori hanno confermato che nei roditori vi è una riduzione della disponibilità di recettori oppioidi nei casi di animali con dolore in più aree cerebrali inclusa insula, caudato e putamen.

L’immunoistochimica di queste regioni ha mostrato una ridotta espressione dei recettori mu degli oppioidi. I risultati hanno anche evidenziato che non c’è differenza nel numero di neuroni e neanche un aumento nel rilascio di oppioidi endogeni.

In conclusione, questi risultati mostrano nuove evidenze che il dolore cronico vada ad alterare il sistema oppioide a livello cerebrale. Ciò implica la diminuita efficacia della terapia oppioide in soggetti con dolore cronico.

Bushnell MC. et al. Alterations of the opioid system in chronic pain. 9^ SIMPAR-ISURA March 29-April 1 Firenze.