I risultati di uno studio pubblicato online ahead-of-print sulla rivista Clinical Rheumatology hanno mostrato come il trattamento con alendronato ai dosaggi standard comunemente impiegati nell’osteoporosi sia clinicamente efficace nella riduzione del dolore ma non sia in grado di prevenire la progressione strutturale dell’osteoartrite (OA) all’anca.

“La degenerazione e la perdita della cartilagine rappresentano le principali caratteristiche patogeniche dell’OA; inoltre, la presenza di alterazioni ossee periarticolari come la sclerosi sub condrale dell’osso, i processi di assorbimento osseo, la formazione di cisti e di osteofiti giocano anch’essi un ruolo importante sulla progressione di malattia e la sintomatologia clinica – si legge nell’introduzione al lavoro.” Le riduzioni della qualità dell’osso dovute ai processi summenzionati possono avere, infatti, un’influenza negativa sulla cartilagine articolare, ragion per cui la regolazione del turnover osseo mediante farmaci anti-riassorbimento potrebbe avere un razionale nel trattamento dell’OA.

La presenza di dati positivi sull’impiego di alendronato o risedronato nei trial clinici sul ginocchio e la contemporanea assenza di dati analoghi sull’OA all’anca ha sollecitato il disegno del nuovo trial, che si proponeva due obiettivi:
-    l’esame dell’efficacia clinica del trattamento con alendronato per l’OA all’anca, mediante valutazione dei varie misure di outcome in un trial randomizzato e controllato della durata di 2 anni
-    l’esame dei fattori influenzanti l’esito del trattamento con alendronato sulla progressione dell’OA.

A tal scopo 50 pazienti con OA sintomatica dell’anca sono stati randomizzati al trattamento con alendronato (35 mg/settimana di alendronato e 600 mg/die di calcio) o a trattamento di controllo (600 mg/die di calcio) per 2 anni.
L’endpoint primario consisteva nella riduzione del punteggio WOMAC (the Western Ontario and McMaster Universitie osteoarthritis pain score), espressione dell’intensità di dolore da OA.

Le misure di outcome secondario, invece, erano rappresentate da:
-    punteggio VAS (espressione del dolore percepito su scala validata per la misurazione dell’intensità del dolore percepito)
-    marker di turnover osseo: NTX-1 (telopeptide N del collagene di tipo 1) e CTX-II (telo peptide C-terminale del collagene di tipo 2).
-    analisi densitometrica mediante DEXA dell’anca e della colonna lombare
-    edema del midollo osseo mediante tecnica di imaging a risonanza magnetica (MRI)

I risultati del trial relativi all’endpoint primario hanno documentato l’esistenza di un trend di miglioramento del dolore associato all’OA, espresso da riduzioni dei punteggi VAS e WOMAC rispetto ai valori di partenza. In particolare, a 12 mesi, la riduzione del punteggio WOMAC è risultata statisticamente significativa dopo aggiustamento dei dati in relazione al punteggio WOMAC all’inizio dello studio.

La progressione strutturale dell’OA, invece, non è migliorata a seguito del trattamento con alendronato: tale condizione, infatti è stata osservata nel 33% dei pazienti afferenti al gruppo di controllo e nel 50% di quelli trattati con alendronato a 12 mesi. A 24 mesi, invece, la progressione strutturale è stata osservata nel 58% dei pazienti afferenti al gruppo di controllo e nel 60% di quelli trattati con alendronato. Le differenze tra i due gruppi non erano statisticamente significative sia a 12 che a 24 mesi.

Quanto ai marker di turnover osseo, i livelli di CTX-II e NTX-I si sono ridotti, rispettivamente, del 33% e del 31% , a 6 mesi, mentre entrambi i valori tendevano ad aumentare in modo considerevole nel gruppo di controllo. A 24 mesi, è stato possibile osservare differenze significative dei livelli dei due marker tra il gruppo trattato con alendronato e il gruppo di controllo, con riduzioni percentuali elevate nel gruppo trattato con bifosfonato.

Per quanto riguarda i dati densitometrici, è stato possibile osservare incrementi significativi della DMO della colonna lombare e del collo femorale nel gruppo trattato con alendronato a 24 mesi, a fronte di variazioni densitometriche non significative osservate nel gruppo di controllo nel corso dello studio.

Tra i fattori di rischio prognostici di progressione di OA nel gruppo trattato con alendronato vi erano livelli basali elevati di CTX-II e frequenze elevate di edema del midollo spinale rilevate mediante MRI.

Nishii T et al. Alendronate treatment for hip osteoarthritis: prospective randomized 2-year trial. Clin Rheumatol DOI 10.1007/s10067-013-2338-8
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