L’assunzione di paracetamolo, potrebbe comportare più rischi di quanto si pensava originariamente, in particolare quando viene assunto a dosi più alte di quelle terapeutiche standard (lo studio parla di 3 gr al giorno). Questo è quanto riportato da una nuova revisione sistematica pubblicata sulla rivista Annals of the Rheumatic Disease in cui gli autori e gli esperti invitano comunque alla cautela nell'interpretazione dei dati da loro riportati, in quanto sono di natura osservazionale e soggetti a fattori confondenti incontrollabili.

Il dr. Emmert Roberts, del Maudsley Mental Health Trust, Maudsley Hospital, di Londra e i suoi colleghi hanno evidenziato: “Il paracetamolo è il farmaco over-the-counter più utilizzato e tra gli analgesici più prescritti in tutto il mondo. E 'il primo step nei livelli di trattamento farmacologico sulla scala del dolore dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità ed è attualmente raccomandato come terapia farmacologica di prima linea da una varietà di linee guida internazionali per una moltitudine di condizioni dolorose acute e croniche”.

Certo è che gli autori hanno precisato che “Le curve dose-risposta osservate per ogni risultato negativo esaminato suggeriscono un notevole grado di tossicità del paracetamolo in particolare in corrispondenza dell'estremità superiore delle dosi analgesiche standard."
Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno condotto una revisione sistematica della letteratura per determinare il profilo degli eventi avversi attribuibili al paracetamolo cercando in banche dati a partire dal 1 ° maggio 2013.

Sono stati identificati studi osservazionali scritti in inglese che hanno riportato la mortalità cardiovascolare, gastrointestinale o di eventi avversi renali in adulti nella popolazione generale che avevano preso dosi analgesiche standard di paracetamolo.
In ultima analisi, sono stati inclusi otto di 1.888 studi inizialmente selezionati. Tutti gli studi inclusi erano studi di coorte. I ricercatori hanno valutato la qualità degli studi utilizzando la classificazione delle raccomandazioni “Grading of Recommendations Assessment, Development and Evaluation”.

Sono stati considerati studi che avevano esaminato il rischio di mortalità tra gli adulti che avevano assunto il paracetamolo e quelli che non avevano trovato un aumento della rischiosità complessiva. In uno studio, il tasso di mortalità standardizzato era 1,9 (95% intervallo di confidenza [IC], 1,88-1,94) per quelli che assumevano tale molecola. L'altro studio ha mostrato un rischio complessivo di 1,28 (95% CI, 1,26-1,30), nonché un aumento dose-risposta del tasso relativo di mortalità da 0,95 (95% intervallo di confidenza [CI], 0,92-0,98) in quelli esposti alle dosi più basse, rispetto ai non utilizzatori, a 1,63 (95% CI, 1,58-1,68) alla massima esposizione.

Di quattro studi che hanno riportato eventi avversi cardiovascolari, tutti hanno trovato una correlazione dose-risposta, uno studio ha dimostrato un aumento del rapporto di rischio di tutti gli eventi cardiovascolari da 1.19 (95% CI, 0,81-1,75) all'esposizione più bassa a 1,68 (95% CI, 1,10-2,57) alla massima esposizione.
Uno studio che ha riportato eventi avversi gastrointestinali ha trovato una dose-risposta con il tasso relativo di eventi avversi gastrointestinali o sanguinamento che passava da 1,11 (95% CI, 1,04-1,18) a 1,49 (95% CI, 1,34-1,66) a seconda della dose.

Quattro studi hanno riportato eventi avversi; di questi, tre hanno trovato una dose-risposta e uno ha riportato un odds ratio del 30% o più di diminuzione della velocità di filtrazione glomerulare stimata passando da 1,40 (95% CI, 0,79-2,48) a 2,19 (95% CI, 1,4-3,43 ).

Il prof. Philip Conaghan, autore dello studio, professore di medicina muscolo-scheletrica, Università di Leeds; consulente reumatologo, Leeds Teaching Hospitals Servizio Nazionale Health Trust; ricercatore senior dell’Istituto Nazionale per la Ricerca Sanitaria; e vice direttore, Istituto Nazionale per la Ricerca Sanitaria muscoloscheletrica della Biomedical Research Unit di Leeds, ha dichiarato: “Poichè questa revisione della letteratura si è basata su dati osservazionali a lungo termine, ci sono molti potenziali errori che potrebbero influenzare i risultati, quindi questi risultati vanno considerati con la giusta cautela.”

Il dottor Conaghan ha continuato: "Per esempio, un fattore di confondimento che è impossibile misurare è l'uso di farmaci over-the-counter, che di solito non sono registrati e possono includere farmaci con significativi effetti collaterali, come l'ibuprofene. Naturalmente è quasi impossibile ottenere dati a lungo termine da studi clinici: di solito non vanno avanti per molti anni, quindi siamo dipendenti da questo tipo di dati “imperfetti” per esplorare i potenziali effetti collaterali dei farmaci nel lungo periodo ".

Come leggere questo studio
Il dr. Norton M. Hadler, MD, professore emerito di medicina e microbiologia/immunologia, Università della North Carolina-Chapel Hill ha precisato: “La prima cosa che i medici devono fare a seguito della lettura di studi come questo è quello di esaminare da vicino i metodi di studio e non semplicemente fare affidamento sull’abstract. Inoltre, i medici dovrebbero chiedersi se un paziente ha bisogno di questi farmaci, in primo luogo. Anche se i farmaci over-the-counter sono generalmente sicuri, si dovrebbe prima provare ad alleviare il dolore con terapie non farmacologiche.

Il dr Conaghan ha dichiarato di essere d'accordo con questa affermazione: "In primo luogo si dovrebbe valutare se il paracetamolo è necessario per un determinato paziente. Potrebbe non aggiungere molto nelle persone che prendono anche altri antidolorifici, come farmaci anti-infiammatori non steroidei o oppiacei.
In secondo luogo, dovrebbero fare un’attenta analisi di altri antidolorifici già utilizzati dai pazienti , tra cui over-the-counter, per avere un quadro completo dell’ uso di analgesici. In terzo luogo, dovrebbero essere consapevoli del fatto che le persone che utilizzano paracetamolo a dosi da moderate a elevate per lunghi periodi di tempo possono essere più inclini a certi effetti collaterali.

Dall’altro lato bisogno tener conto che molti pazienti utilizzano paracetamolo a lungo termine per il dolore muscoloscheletrico soprattutto persone più anziane con mal di schiena e dolori articolari osteoartritici ma anche persone che non riescono a tollerare l’aspirina e l’ibuprofene.”

Varrebbe la pena, secondo il dr. Conaghan, in questi soggetti, ogni tanto valutare se il farmaco sta ancora aiutando il paziente: "Questo potrebbe significare fermare l’assunzione per un paio di giorni e vedere se fa molta differenza per il loro dolore. Il paziente deve anche valutare se sta realmente facendo delle attività, senza effetti collaterali, come esercizi guidati per il rafforzamento muscolare seguiti da una maggiore attività fisica, perdita di peso (che è un valido aiuto ad esempio per i dolori al ginocchio.
“Un recente studio pubblicato su Lancet-ha continuato il dr. Conaghan-ha suggerito che il paracetamolo non è stato efficace nel trattamento del dolore acuto lombare, anche se la sua sicurezza era buona nel periodo di 4 settimane dello studio ".

In conclusione, la somministrazione di paracetamolo soprattutto a dosi elevate e per lunghi periodi di trattamento comporta alcuni effetti collaterali di cui bisogna tener conto. Sicuramente questo farmaco preso alle dosi consigliate, tendenzialmente medio-basse permette sollievo dal dolore in diverse condizioni patologiche. In più il suo uso nel breve periodo (4 settimane come visto dallo studio di Lancet) è efficace e sicuro. Lo studio qui presentato è, invece, una revisione di lavori presenti in letteratura quindi è soggetto a numerosi errori non controllabili.  Allora come bisogna agire? E’ giusto fare un’anamnesi completa della problematica del paziente e valutare se l’assunzione di paracetamolo possa dare sollievo al dolore e soprattutto considerare la possibile contemporanea assunzione di altri analgesici che potrebbero contribuire all’insorgenza di effetti collaterali.

Emilia Vaccaro

Emmert R. et al. Paracetamol: not as safe as we thought? A systematic literature review of observational studies. Ann Rheum Dis doi:10.1136/annrheumdis-2014-206914
leggi