Paracetamolo efficace e sicuro nel dolore acuto: nuove evidenze dal congresso SIMPAR-ISURA

Dolore

E' un farmaco di cui spesso si torna a parlare e che tutti abbiamo nelle nostre case. Parliamo del paracetamolo che è stato al centro di un approfondimento durante la IX edizione del Congresso Internazionale SIMPAR-ISURA. Il prof. Christopher Gharibo, Professore di Anestesiologia della New York University School of Medicine ha mostrato come questa molecola sia efficace nel dolore acuto anche associato a FANS e oppioidi mentre nel dolore cronico il suo utilizzo va approfondito con ulteriori studi.

E’ un farmaco di cui spesso si torna a parlare e che tutti abbiamo nelle nostre case. Parliamo del paracetamolo che è stato al centro di un approfondimento durante  la IX edizione del Congresso Internazionale SIMPAR-ISURA.  Il prof.  Christopher Gharibo, Professore di Anestesiologia della New York University School of Medicine ha mostrato come questa molecola sia efficace nel dolore acuto anche associato a FANS e oppioidi mentre nel dolore cronico il suo utilizzo va approfondito con ulteriori studi. 

Il dolore  cronico rappresenta un’“epidemia silenziosa” che colpisce il 20% degli italiani, con associati altissimi costi sociali ed economici.

Le condizioni di dolore cronico dipendono fondamentalmente da tre componenti: una componente emozionale, una nocicettiva e una neuropatica. Alla base di queste componenti ci sono molteplici meccanismi che possono essere “colpiti” per sconfiggere il dolore cronico.

I trattamenti per il dolore cronico dovrebbero bilanciare efficacia, sicurezza e tollerabilità ma anche essere convenienti da un punto di vista economico.

Il paracetamolo è tra i farmaci analgesici più utilizzati al mondo anche se il suo meccanismo d’azione non è stato completamente compreso. E’ in realtà una molecola coinvolta in una serie di meccanismi che possono portare a effetti benefici nel trattamento del dolore cronico e può essere considerato un ottimo analgesico.

Non ha una specifica selettività per le ciclossigenasi (1 piuttosto che per la 2), agisce velocemente con un tempo di dimezzamento poco superiore all’ora e non può essere paragonato chimicamente a nessun altra molecola analgesica.

Il prof. Gharibo ha illustrato diversi studi che mostrano l’efficacia a la buona tollerabilità di questa molecola che non causa effetti collaterali di sedazione e costipazione e in molte linee guida è considerato come analgesico di prima scelta anche nei pazienti con problemi cerebrovascolari e cardiovascolari. Il prof. Gharibo, infatti, ha ricordato che alcuni farmaci antinfiammatori non steroidei sono legati a problemi cardiaci come infarto del miocardio.

Anche l’uso continuato degli oppioidi è collegato a seri problemi per la salute e al rischio di overdose.
Alcuni studi hanno mostrato che si può “risparmiare” l’oppioide e, quindi, anche gli effetti collaterali collegati, trattando il paziente con una dose più bassa di oppioide associata al paracetamolo; questa associazione risulta efficace nel dolore acuto.

Anche l’associazione con FANS, valutata in ben in 21 studi, ha mostrato efficacia e sicurezza nel dolore acuto.
Il paracetamolo è considerato anche nelle linee guida NICE e in quelle dell’American Collage of Rheumatology per il trattamento dell’osteoartrosi.

Per quanto riguarda il dolore cronico, i dati sono scarsi e dubbi quindi c’è bisogno di maggiori studi in merito
Al momento i dati che abbiamo indicano una buona efficacia nel trattamento del dolore di natura infiammatoria e nel dolore post chirurgico.

«Penso che quella della combinazione del paracetamolo con altri farmaci sia un’area di interesse clinico. Il paracetamolo può, infatti, avere un ruolo per favorire un'efficacia sinergica in associazione ad altri principi attivi nel trattamento del dolore» ha spiegato il prof. Gharibo.

«Quando parliamo di dolore, oltre al fattore umano, che ovviamente è centrale, dobbiamo prendere in considerazione anche l’impatto sociale ed economico – spiega infatti Guido Fanelli, Professore Ordinario di Rianimazione e Anestesiologia  dell’Università degli Studi di Parma – Il dolore cronico in Italia costa circa 3,2 miliari di euro all'anno. In Europa i costi del dolore rappresentano il 2,3% del PIL».

Il problema più ricorrente in fatto di malattie croniche è l'osteoartrosi, che coinvolge più di 4 milioni di italiani, e che costa 3,5 miliardi di euro all'anno, tra costi diretti e indiretti. Il 70% dei problemi osteoartrosici è legato alla lombalgia. Poi ci sono la cefalea, che affligge 2 milioni di italiani, e i dolori neuropatici periferici, come nel paziente diabetico.

Diventa quindi fondamentale identificare i meccanismi che generano il dolore e utilizzare i farmaci più appropriati per poterlo controllare. I meccanismi che generano tale dolore sono molteplici e quindi è spesso necessario utilizzare più farmaci per controllare in modo sinergico diversi meccanismi ottenendo meno effetti collaterali.

In conclusione, come ha precisato lo stesso prof. Gharibo: “Il paracetamolo può rappresentare un’opportunità terapeutica se associato ad altre terapie nel trattamento del dolore. Infatti, agendo su più meccanismi a livello centrale, presenta interessanti effetti sinergici con la terapia oppioide. Penso che quella della combinazione del paracetamolo con altri farmaci sia un’area di interesse, e credo che in tale ambito di azione co-analgesica  avrà un ruolo nell’ottenere un'efficacia sinergica”.