Paracetamolo, efficace sul dolore in monoterapia e in combinazione con altri farmaci

E' il farmaco pi¨ utilizzato in associazione con analgesici e antinfiammatori. Parliamo del paracetamolo, farmaco che Ŕ stato molto discusso negli anni sia dal punto di vista dell'efficacia che della sicurezza su cui si Ŕ interrogata anche la SIMG, societÓ italiana di medicina generale, dedicando un'intera sessione del 35esimo congresso annuale conclusosi pochi giorni fa a Firenze. Secondo quanto riportato dagli esperti presenti al congresso tale molecola non solo Ŕ efficace sul dolore ma Ŕ anche sicura.

E’ il farmaco più utilizzato in associazione con analgesici e antinfiammatori. Parliamo del paracetamolo, farmaco che è stato molto discusso negli anni sia dal punto di vista dell’efficacia che della sicurezza su cui si è interrogata anche la SIMG, società italiana di medicina generale, dedicando un’intera sessione del 35esimo congresso annuale conclusosi pochi giorni fa a Firenze. Secondo quanto riportato dagli esperti presenti al congresso tale molecola non solo è efficace sul dolore ma è anche sicura.

“Il paracetamolo è il farmaco più utilizzato il associazione perché entro i dosaggi terapeutici è risultato essere un farmaco sicuro da vari punti di vista tra cui cardiovascolare e gastroenterico. Ovviamente questo vale per i soggetti che non hanno delle patologie specifiche a carico del fegato” ha dichiarato ai nostri microfoni Diego Fornasari, professore associato di Farmacologia, Università degli Studi di Milano.

Il paracetamolo è un farmaco con più meccanismi d’azione. “Uno di questi”-ha precisato Fornasari “è completamente distinguibile da tutti i meccanismi dei farmaci analgesici e antinfiammatori che usiamo normalmente ed è un meccanismo d’azione relato al sistema cannabinoide endogeno. Il paracetamolo è in grado di potenziare il sistema cannabonoide endogeno a livello principalmente della sinapsi spinale anche se ci sono degli effetti importanti sulle vie discendenti serotoninergiche”.

Il meccanismo del tono endocannabinoide è complementare al meccanismo d’azione degli altri farmaci analgesici. Per tale motivo si può sfruttare molto bene il concetto di combinazione in cui farmaci con meccanismi diversi possono complementarsi e sinergizzare nell’effetto terapeutico.

“Sono tante le combinazioni con il paracetamolo, prima di tutto c’è tutta la classe degli oppiacei deboli come la codeina e il tramadolo ma anche gli oppiacei forti come l’ossicodone. Poi c’è il capitolo della combinazione con gli antinfiammatori ad esempio associazione di paracetamolo ed acido acetilsalicilico o anche con l’ibuprofene. Questi sono farmaci che hanno un ottimo profilo di sicurezza. Un’altra importante associazione è con la caffeina, quindi con uno psicostimolante. In altri paesi, non in Italia, ci sono associazioni con miorilassanti e probabilmente nuove associazioni vedremo in futuro fruttando il meccanismo d’azione particolare con un ottimo grado di sicurezza” ha aggiunto Fornasari.

Della sicurezza del paracetamolo sono ben consapevoli i medici di medicina generale, tra l’altro diverse associazioni possono essere utilizzate anche in automedicazione.

“I pazienti sani che non sono in politerapia possono affidarsi a paracetamolo come farmaco per le situazioni meccanico strutturali sfruttando la sua azione centrale, oppure a dei FANS come l’ibuprofene a basso dosaggio che è disponibile senza obbligo di prescrizione per problematiche come la cefalea” ha sottolineato Elisa Paganini, Medico di Medicina generale ATS Città Metropolitana di Milano, Membro del direttivo provinciale SIMG Varese.

La combinazione paracetamolo-ibuprofene come precisato da Fornasari è disponibile in Italia ed è un farmaco da automedicazione.
“Questo permette di abbinare due tipi di molecole che hanno un’azione centrale come il paracetamolo e periferica sul dolore nocicettivo come l’ibuprofene e quindi permette di abbassare i due dosaggi perché insieme hanno un’azione sinergica” ha aggiunto Paganini.

C’è però sempre da tenere in considerazione che l’ automedicazione è una modalità di trattamento riservata ad alcuni farmaci o associazioni ma che va considerata solo per i primi due-tre giorni della sintomatologia in modo da diminuire anche il carico di lavoro del medico sulle prestazioni non differibili. “Se il problema continua nel tempo è sempre il medico che con un’attenta valutazione del problema deve consigliare un trattamento adeguato” ha concluso Paganini.