Paracetamolo, ko come analgesico contro la lombalgia

Dolore
Il paracetamolo, analgesico universalmente consigliato per il trattamento della lombalgia acuta, non accelerare il recupero, né riduce il dolore nel paziente sofferente. Questo è quanto emerge dai risultati di un ampio studio clinico australiano pubblicato sulla rivista medica The Lancet. I ricercatori hanno evidenziato come il paracetamolo non si è rivelato migliore rispetto al placebo neanche nel migliorare il sonno e la qualità della vita.

Il mal di schiena è la principale causa di disabilità nel mondo. Nei soli Stati Uniti, i costi relativi a tale disturbo sono stimati a più di 100 miliardi di dollari l'anno.
Attualmente, tutte le linee guida a livello mondiale sul trattamento della lombalgia raccomandano l’utilizzo del paracetamolo come analgesico di prima linea e, come ha sottolineato il dr. Christopher Williams, che ha condotto lo studio presso l'Università di Sydney in Australia, questa raccomandazione sussiste anche se nessuno studio precedente ha fornito prove solide che il paracetamolo funzioni realmente in questa condizione.

In questo studio sono state reclutate 1652 persone con lombalgia acuta che sono state assegnate in maniera casuale a ricevere fino a quattro settimane di paracetamolo, sia in dosi regolari tre volte al giorno (equivalenti a 3990 mg di paracetamolo al giorno), o “al bisogno” (massimo di 4000 mg di paracetamolo al giorno), o a ricevere placebo. Tutti i soggetti coinvolti sono stati seguiti per tre mesi.
Lo studio multicentrico, di tipo randomizzato controllato con placebo, in doppio cieco ha impegnato 235 centri di cure primarie a Sydney, in Australia, da novembre 2009 a marzo 2013.
L'outcome primario era il tempo fino al recupero dal dolore lombo-sacrale, con “recupero” definito come un punteggio di dolore di 0 o 1 (su una scala di dolore 0-10) mantenuto per 7 giorni consecutivi.
550 partecipanti sono stati assegnati al gruppo con trattamento giornaliero regolare (550 analizzati), 549 sono stati assegnati al gruppo “al bisogno” (546 analizzati), e 553 sono stati assegnati al gruppo placebo (547 analizzati).

I risultati hanno mostrato che il tempo mediano di recupero è stato di 17 giorni (95% CI 14-19) nel gruppo con trattamento regolare,  17 giorni (15-20) nel gruppo “al bisogno” e 16 giorni (14-20) nel gruppo placebo (regolare vs placebo hazard ratio 0.99, 95% CI 0.87-1.14; al bisogno vs placebo 1.05, 0.92-1.19; regolare vs al bisogno 1.05, 0.92-1.20).  Non sono state registrate differenze tra i tre gruppi per il tempo di recupero (p aggiustato=0.79). L'aderenza regolare alle compresse (mediana delle compresse consumate per partecipante al giorno  6; 4.0 [IQR 1.6 -5.7] nel gruppo in trattamento regolare, 3.9 [1,5 -5 • 6] nel gruppo al bisogno, e 4.0 [1.5 -5.7] nel gruppo placebo), e il numero di segnalazione di eventi avversi erano simili tra i gruppi (99 [18.5%] nel gruppo in trattamento giornaliero, 99 [18.7%] nel il gruppo “al bisogno”, e 98 [18.5%] nel gruppo placebo).

I risultati non hanno, quindi, mostrato alcuna differenza nel numero di giorni di recupero tra i i tre gruppi.

Il paracetamolo non ha avuto effetto sui livelli del dolore nel breve periodo, ma neanche sulla disabilità, sulla funzione, sulla qualità del sonno, o sulla qualità della vita. Inoltre, i ricercatori hanno evidenziato che il numero di pazienti che hanno riportato effetti collaterali negativi era simile in tutti i gruppi.

I ricercatori hanno affermato che questi risultati sfidano l'approvazione universale del paracetamolo come antidolorifico di prima scelta per il mal di schiena.
Il dr. Christopher Williams ha affermato: "Dobbiamo riconsiderare la raccomandazione universale per consigliare il paracetamolo come trattamento di prima linea".

Il dr. Tim Salomons, esperto di dolore presso l'Università britannica di Reading e le cui ricerche hanno trovato che la terapia cognitivo-comportamentale potrebbe essere usata per trattare il dolore cronico, ha sottolineato come questo recente studio ha dimostrato ancora di più la sfida in atto nel trattamento di questa condizione: “Anche se il paracetamolo ha un buon profilo di sicurezza, ogni farmaco ha effetti collaterali. Se il farmaco non sta facendo quello per cui viene prescritto, potrebbe essere consigliabile non somministrare nulla ai pazienti affetti da dolore."

Lal dr.ssa Christine Lin, professore associato presso il George Institute for Global Health e presso l'Università di Sydney, che ha anche lavorato allo studio, ha dichiarato: “le ragioni per cui il paracetamolo non riesce ad avere effetti sul mal di schiena non sono state ancora ben comprese. Mentre abbiamo dimostrato che il paracetamolo non accelerare il recupero da mal di schiena acuto, vi è la prova che il paracetamolo lavora per alleviare il dolore per una serie di altre condizioni, quali alcune condizioni muscoloscheletriche acute, mal di denti e per il dolore subito dopo l'intervento chirurgico. Ciò che questo studio indica è che i meccanismi del mal di schiena sono suscettibili di essere diversi da altre condizioni di dolore, e questo è un settore che dobbiamo studiare di più."

Gli esperti non coinvolti direttamente nello studio lo hanno elogiato, ma hanno anche avvertito che le linee guida non dovrebbero tuttavia essere modificate solo sulla base di un unico “pezzo” di ricerca.
I dr. Bart Koes e Wendy Enthoven del Centro Medico Erasmus nei Paesi Bassi hanno scritto in un commento per la rivista Lancet:  "Servono prove più robuste e coerenti, compresa la verifica dei risultati in altre popolazioni".

Hanno, inoltre, chiesto ulteriori studi su altri analgesici semplici per valutare se anche questi possono aggiungere ulteriori benefici per dare consigli e rassicurazioni ai pazienti.

Emilia Vaccaro

Williams C.M. et al. Efficacy of paracetamol for acute low-back pain: a double-blind, randomised controlled trial. The Lancet, Early Online Publication, 24 July 2014 doi:10.1016/S0140-6736(14)60805-9
http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(14)60805-9/fulltext



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