Parecoxib, sicuro ed efficace nel lenire il dolore da cancro

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista BMJ Supportive & Palliative Care, l'iniezione continua sottocutanea di parecoxib pu˛ mitigare il dolore da cancro in pazienti ricoverati presso degli hospice.

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista BMJ Supportive & Palliative Care, l'iniezione continua sottocutanea di parecoxib può mitigare il dolore da cancro in pazienti ricoverati presso degli hospice.

Parecoxib è un inibitore selettivo iniettabile della COX-2. E’ autorizzato per il trattamento a breve termine del dolore postoperatorio con iniezione endovenosa o intramuscolare ed è stato somministrato con iniezione sottocutanea giornaliera per il dolore da cancro ed è ampiamente utilizzato per l' infusione sottocutanea continua (CSCI) nelle cure palliative in alcuni Paesi come l' Irlanda del Nord.

Gli studi sul parecoxib postoperatorio e una meta-analisi dei FANS nel dolore da cancro hanno entrambi dimostrato un effetto di risparmio di oppioidi.
L' esperienza clinica suggerisce che tale farmaco somministrato per infusione sottocutanea continua (CSCI) può essere utile in pazienti trattati per il loro dolore da cancro nei hospice. Ad oggi però mancano evidenze empiriche in relazione alla sua sicurezza ed efficacia.

A tal fine sono stati raccolti dati su regime di trattamento, tollerabilità nei pazienti che avevano ricevuto un trattamento di almeno 7 giorni, in concomitanza alla dose basale di oppioidi. Sono state analizzate le variazioni dei punteggi del dolore o la quantità di farmaci di salvataggio utilizzati e l’eventuale risparmio dell’oppioide.
Peter Armstrong, della Belfast Health and Social Care Trust di Belfast, Regno Unito, e i suoi colleghi hanno esaminato i dati su 80 pazienti affetti da tumore (età media, 62, 57% uomini) che erano in terapia continua  sottocutanea con parecoxib presso l'Hospice Marie Curie di Belfast dal 2008 al 2013.

Le diagnosi più comuni del cancro erano a polmone (20%), colon-retto (14%), prostata (11%) e seno (10%). La durata media del trattamento con parecoxib era di 17,9 giorni (mediana, 11 giorni).
Le indicazioni di parecoxib in questa coorte erano dolore osseo metastatico nel 55% dei casi, dolore non maligno nel 16%, dolore misto nel 13%, dolore viscerale nel 6% e "sconosciuto" nel 10%.

Durante la somministrazione di parecoxib, il 63% dei pazienti stava ancora ricevendo oppiacei, tra cui oppioidi orali nel 25%, oppioidi transdermici nel 5% e un oppioide intratecale in un solo paziente. Quattro pazienti (5%) non stavano ricevendo alcun oppioide.
Quando il farmaco è stato utilizzato per un periodo di 7 giorni, è stata registrata una riduzione statisticamente significativa dei punteggi del dolore (p=0,002) e del numero di dosi di oppiacei di salvataggio (p=0,001), ma nessun effetto statisticamente significativo di risparmio dell’ oppioidi (p=0,222).

Anche se parecoxib è stato generalmente ben tollerato, in alcuni casi sono stati documentati effetti negativi del farmaco. I più comuni sono stati reazioni del sito locale in 15 pazienti, riduzione della funzionalità renale in 11 e dispepsia in otto. Trentadue pazienti (40%) avevano manifestato almeno un effetto negativo.
Trentasei pazienti (46%) hanno continuato a ricevere parecoxib fino al decesso in hospice e 19 (24%) hanno diminuito l’assunzione del farmaco. Parecoxib è stato interrotto nei rimanenti 24 pazienti, a causa di effetti avversi in 12 pazienti, a causa del passaggio a un farmaco antinfiammatorio non steroideo orale (NSAID) in 7 soggetti e per mancanza di efficacia in 5 pazienti.

Solo 16 pazienti hanno presentato punteggi di dolore registrati il ​​giorno 1 e almeno un'altra volta dai giorni 2 a 7.
"Questo studio ha sostanzialmente dimostrato la sicurezza di parecoxib assunto mediante infusione continua sottocutanea", ha precisato Susan LeGrand, del Centro Harry R. Horvitz per la medicina palliativa presso la Cleveland Clinic Taussig Cancer Center di Cleveland, Ohio.

LeGrand, che non era coinvolta nello studio, ha sottolineato che i risultati di questo studio retrospettivo non dovrebbero cambiare la gestione del paziente. Ha tuttavia osservato che "l’infusione sottocutanea continua di parecoxib può sostituire i FANS per via orale quando necessario".
“I metodi di infusione (salina rispetto all'acqua) sono cambiati durante lo studio”, ha evidenziato Le Grand, “rendendo impossibile determinare il modo migliore per mescolare i farmaci”.
"Questo è uno studio proof-of-concept in pazienti che non possono più parlare in cui è difficile fare un trial randomizzato; un’opzione potrebbe essere uno studio prospettico".

In conclusione, parecoxib può avere un ruolo importante nella gestione del dolore da cancro, specialmente verso la fine della vita, quando non è più possibile somministrare per via orale i farmaci mentre la somministrazione CSCI è affidabile. Ulteriori studi sull' efficacia e la tollerabilità del parecoxib CSCI meritano di essere approfonditi.

Armstrong P. Use of parecoxib by continuous subcutaneous infusion for cancer pain in a hospice population. BMJ Support Palliat Care. 2017 Sep 1. pii: bmjspcare-2017-001348. doi: 10.1136/bmjspcare-2017-001348.

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