L’utilizzo su richiesta di un adiuvante specifico per il trattamento del dolore neuropatico, come pregabalin, in pazienti affetti da dolore oncologico neuropatico (NCP) potrebbe portare ad un miglior controllo della componente neuropatica del dolore da cancro, con effetti di risparmio sugli oppiacei.

Queste le conclusioni di un trial clinico randomizzato, in aperto, recentemente pubblicato online ahead-of-print sulla rivista Pain Practice, che ha messo a confronto l’efficacia di questo farmaco rispetto ad un oppioide forte nel trattamento dell’NCP.

NCP è una complicanza frequente del cancro: 1/3 dei casi di dolore oncologico è ascrivibile alla  componente neuropatica.
Nonostante la scala analgesica OMS sia considerata uno strumento valido per informare correttamente la scelta dell’opzione terapeutica più appropriata per il trattamento del dolore oncologico, compresa la componente neuropatica, è stato osservato come il dolore neuropatico sia più resistente al trattamento con oppioidi rispetto al dolore nocicettivo. Di conseguenza, è spesso necessario aumentare le dosi di oppioidi per trattare l’NCP, con il rischio di aumentare l’incidenza di eventi avversi legati all’impiego di queste sostanze.
E’ peraltro noto in letteratura come certi farmaci adiuvanti si siano dimostrati efficaci nel trattamento dell’NCP al punto che alcune linee guida ne prevedono già l’impiego per questa indicazione come farmaci aggiuntivi agli oppioidi stessi.

Pregabalin è impiegato come adiuvante essendo nota la sua efficacia nel trattamento del dolore neuropatico.
L’assenza di dati testa-a-testa sull’efficacia comparativa degli oppioidi rispetto agli adiuvanti nel trattamento dell’NCP, e quindi la mancanza di un algoritmo terapeutico in grado di rispondere al problema se sia meglio aumentare la dose di oppioidi o aggiungere un adiuvante, ha sollecitato gli autori dello studio a disegnare uno studio randomizzato ad hoc, nel corso del quale è stata messa a confronto l’efficacia e la sicurezza delle due opzioni terapeutiche sopra citate in pazienti con NCP.

A tal scopo, 120 pazienti con diagnosi di NCP sono stati randomizzati in due gruppi al trattamento con dosi crescenti di pregabalin orale o fentanile transdermico per 28 giorni. Gli endpoint dello studio erano rappresentati dal punteggio VAS sull’intensità del dolore percepito, dalla soddisfazione dei pazienti, dalla necessità di ricorrere a farmaci oppioidi in emergenza e dall’incidenza di eventi avversi.

I risultati hanno documentato che nel gruppo di pazienti trattati con pregabalin la percentuale di soggetti che raggiungevano una riduzione di almeno il 30% del punteggio VAS era significativamente più elevata rispetto al gruppo di pazienti allocati al trattamento con fentanile (73,3%, IC 95%: 60,3%–83,93% vs. 36,7%, IC 95%: 24,5%–50,1%, P < 0.0001, rispettivamente) e che la variazione percentuale media dal basale del punteggio VAS era anch’essa significativamente differente tra i due gruppi (46%, IC 95%: 39,5%–52,8% vs 22%, IC 95%: 14,9%–29,5%, P < 0,0001, rispettivamente).

Quanto all’endpoint “Criterio di Soddisfazione dei pazienti”, definito nello studio come “…il livello di alleviazione della sintomatologia algica considerato dai medici appropriato per i propri pazienti”, questo è stato raggiunto dal 53,3% dei pazienti in trattamento con pregabalin rispetto al 21,7% dei pazienti trattati con oppioidi (P<0,0001).

In modo analogo, la soddisfazione autoriferita dai pazienti in relazione all’alleviazione della sintomatologia algica è stata maggiore nel gruppo trattato con adiuvante rispetto a quello trattato con oppioide (63,3% vs 30%, P<0,0001) alla fine dello studio.
In particolare, i pazienti che avevano raggiunto livello di VAS score corrispondenti alla definizione di dolore lieve (VAS <4) sono stati pari al 55% nel gruppo trattato con pregabalin e al 23,3% nel gruppo trattato con fentanile.

Inoltre, una percentuale minore di pazienti trattati con l’adiuvante ha avuto necessità di ricorrere al trattamento oppioide di emergenza rispetto al gruppo già trattato con oppioide (38,3% vs 51,7%).

Quanto agli AEs, infine, la loro incidenza è risultata pari al 26,7% nel gruppo trattato con pregabalin e del 56,7% nel gruppo trattato con fentanile. La maggior parte degli AEs erano di entità lieve-moderata (nausea e sonnolenza) e solo 3 pazienti trattati con l’adiuvante rispetto a 10 trattati con oppioide è stato costretto ad interrompere il trattamento.

“ I risultati di questo studio – scrivono gli autori nelle conclusioni – indicano che la componente neuropatica del dolore oncologico risponde in modo più efficace al pregabalin rispetto ad un oppioide forte come fentanile transdermico. Pur rimanendo gli oppioidi il gold standard nel trattamento del dolore oncologico, in presenza di un’evidente componente neuropatica, sarebbe opportuno che i clinici considerassero l’aggiunta di un adiuvante, come pregabalin, prima di aumentare la dose di oppioide. Pregabalin potrebbe avere un effetto di risparmio sugli oppioidi nei pazienti con NCP, e l’aggiunta su richiesta di questo agente potrebbe minimizzare il rischio di AEs osservati con la combinazione di dosi più elevate di oppioidi e pregabalin. Sono necessari studi di maggiori dimensioni per meglio delucidare l’approccio ottimale al NCP e per migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da dolore oncologico”.

Raptis E et al. Pregabalin Vs Opioids for the Treatment of Neuropathic Cancer Pain: A Prospective, Head-to-Head, Randomized, Open-Label Study. Pain Pract. 2013 Mar 6. doi: 10.1111/papr.12045. [Epub ahead of print]
Leggi