Dolore

SIAARTI "per risparmiare scegliere con saggezza indagini diagnostiche e trattamenti terapeutici"

La Campagna di Comunicazione, Choosing wisely, lanciata di recente negli Stati Uniti, che consiste nel proporre raccomandazioni sulle scelte terapeutiche e diagnostiche rinforzando l’alleanza con il paziente, è approvata a pieni voti dal presidente della SIAARTI.

“Non tutti gli esami diagnostici sono necessari e occorre applicare determinate terapie con le dovute cautele. Richiedere una radiografia del torace a tutti i malati ricoverati  in terapia intensiva spesso si usa per convenzione, oltre che per necessità”, afferma Massimo Antonelli ed aggiunge “che è necessario  cambiare mentalità e orientarsi verso una prescrizione dedicata solo ai malati nei quali c’è una forte indicazione clinica.”

Tra le varie proposte suggerisce un buon uso  degli antibiotici e consiglia (una volta accertato che quest’ ultimi non hanno avuto efficacia) di non somministrarli o sospenderne la prescrizione quando sia ha la conferma che non c’è la sospettata infezione.
Per non sprecare ulteriori risorse economiche propone  anche  una corretta gestione degli emoderivati: “ci sono  - dice - linee guida internazionali che andrebbero sempre rispettate o che perlomeno suggeriscono di non trasfondere  i malati se non quando il loro livello di emoglobina é inferiore ai sette grammi per decilitro.

Una maggiore apertura delle terapie intensive potrebbe influire sulla buona gestione economica: comunicare per più tempo con i parenti dei pazienti aumenterebbe la comprensione e ridurrebbe molto i contenziosi  medico legali e quindi indirettamente un importante risparmio sui costi”, sostiene l’esperto. Ma quali sono i criteri di accessibilità per le cure in Terapie intensiva? “La domanda – fa notare – è di natura delicata perché investe una sfera etica oltre che terapeutica.

 “Nell’ accettare un paziente  in terapia intensiva occorre tenere presente non solo della sua patologia, che può richiedere un trattamento intensivo ma anche delle condizioni del malato, della sua storia clinica, dell’opportunità di poter recuperare una qualità di vita, di un’adeguata stabilizzazione o a volte di una coscienza  e soprattutto ritenere appropriate e proporzionate le cure, laddove queste non lo siano”. Quali sono stati i principali cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nelle terapie intensive?

“Le rivoluzione tecnologiche (l’utilizzo di risorse meccaniche tarate in un modo adeguato  hanno salvato molte  vite) e  l’introduzione di nuovi farmaci (nuove modalità di somministrazioni hanno portato al miglioramento della sopravvivenza). In realtà - spiega Massimo Antonelli - non c’è una singola procedura o un singolo farmaco che abbiano migliorato la sopravvivenza  ma è un insieme  di interventi che a seconda delle diverse patologie  e collegati  tra di loro hanno portato a risultati positivi. Nel prossimo futuro - conclude il presidente della SIAARTI – dobbiamo migliorare la  precocità diagnostica  e utilizzare  gli strumenti a disposizione in modo più appropriato  e per il tempo necessario”.

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