Sindrome da astinenza neonatale, qual è il farmaco migliore?

La buprenorfina è stata associata ad una riduzione della durata del trattamento tra i bambini con sindrome da astinenza neonatale rispetto ad altri trattamenti. E' quanto evidenziato in una revisione sistematica e una meta-analisi pubblicate su JAMA Pediatrics.

La buprenorfina è stata associata ad una riduzione della durata del trattamento tra i bambini con sindrome da astinenza neonatale rispetto ad altri trattamenti. E’ quanto evidenziato in una revisione sistematica e una meta-analisi pubblicate su JAMA Pediatrics.

Il termine Sindrome da Astinenza Neonatale (Newborn Abstinence Syndrome o NAS) racchiude le manifestazioni cliniche che si verificano nel neonato la cui madre ha assunto regolarmente sostanze stupefacenti durante la gravidanza. Queste manifestazioni, tipiche di una vera e propria crisi d’astinenza, sono causate dalla brusca interruzione, con il parto, dell’apporto delle sostanze stupefacenti al feto. Anche se, in senso stretto, NAS definisce la crisi da astinenza da oppiacei (metadone, eroina, morfina e pentazocina), in senso più ampio, si parla di NAS anche nel caso in cui la madre abbia fatto uso abituale di farmaci o altre droghe, come ad esempio barbiturici, allucinogeni, antidepressivi triciclici e litio.

"L'incidenza della sindrome da astinenza neonatale è aumentata da 3 a 5 volte in Nord America negli ultimi dieci anni e questo significa che più bambini soffrono e richiedono soggiorni ospedalieri e trattamenti prolungati ", hanno precisato gli autori, aggiungendo: "Considerato il rapido aumento dell'incidenza e il significativo costo sanitario e finanziario di questi bambini e famiglie nel sistema sanitario, siamo rimasti davvero sorpresi dal fatto che in questo settore siano stati effettuati pochi studi clinici".

Mentre la sindrome da astinenza neonatale è diventata più diffusa negli ultimi dieci anni, non esiste attualmente un regime terapeutico standard per il suo trattamento, secondo Elisha Wachman, del Boston Medical Center, coautore di un editoriale di accompagnamento insieme a Martha Werler, dell'Università di Boston.

L’assistenza al neonato con NAS è volta ad attenuare la sintomatologia legata alla crisi d’astinenza garantendo un’adeguata respirazione, mantenendo costante la temperatura corporea e fornendo una nutrizione adeguata.
Il farmaco più comunemente utilizzato è la morfina seguito da metadone e buprenorfina.

Tuttavia, nel lavoro gli autori precisano che vi è un'ampia variazione nella pratica tra le unità neonatali e altri centri che possono usare agenti farmacologici come fenobarbital.

In un campione cumulativo di oltre 1.000 neonati, la buprenorfina sublinguale è stata collegata a circa 13 giorni in meno di trattamento rispetto alla morfina (differenza media -12.75 giorni, IC 95% -17.97 a -7.58), hanno evidenziato gli autori del lavoro, Marsha Campbell-Yeo, del Dalhousie University Faculty of Health School of Nursing di Halifax, in Canada, e colleghi.

Rispetto alla morfina, la buprenorfina era anche associata a una riduzione della durata della degenza ospedaliera, ma non c'erano differenze statisticamente significative tra le due terapie nella necessità di un trattamento adiuvante o negli eventi avversi.

Tuttavia, gli autori hanno notato che molti studi considerati nell’analisi erano ad alto rischio di bias.
Wachman nell’editoriale di accompagnamento segnala diverse limitazioni, spiegando: "È difficile combinare questi studi quando il protocollo di trattamento è così variabile ed esistono enormi differenze anche all'interno dello stesso farmaco. Di conseguenza è davvero difficile raggrupparli e trarre conclusioni perché ci sono tante differenze".

Inoltre, la maggior parte degli studi inclusi nella meta-analisi che ha esaminato l'uso della buprenorfina si è svolta in un singolo sito.

Dettagli dello studio
I ricercatori hanno esaminato 18 studi con una dimensione media del campione di 54, di cui 10 sono stati pubblicati dopo il 2000. Tutte le prove avevano un protocollo di trattamento formale, tranne due. Sei studi hanno utilizzato lo strumento Finnegan, mentre quattro hanno utilizzato lo strumento Finnegan modificato per valutare la gravità dei sintomi e guidare il trattamento, ma gli autori hanno notato che gli studi precedenti si basavano su "giudizi clinici o liste di controllo informali".

Otto interventi valutati in 10 studi hanno rilevato che la buprenorfina era associata a una ridotta durata del trattamento. Sei interventi in sette studi hanno rilevato che la buprenorfina era anche collegata a una riduzione della durata della degenza ospedaliera (-11,43, IC 95% -16,95 -5,82) rispetto alla morfina.

Rispetto alla clonidina, la buprenorfina è stata anche associata a una riduzione della durata del trattamento di circa 2 giorni (IC al 95% da -16,64 a 12,19) e a una riduzione della durata della degenza ospedaliera di circa 5 giorni (95% IC -14,15 a 3.53), anche se gli autori hanno notato che entrambi erano basati solo su "prove indirette".

Gli autori hanno evidenziato che indipendentemente dai limiti dello studio, i risultati dovrebbero incoraggiare i medici a valutare la loro pratica corrente per capire meglio quale agente farmacologico potrebbe essere più appropriato. L’analisi evidenzia anche la necessità di futuri studi clinici che confrontino direttamente la buprenorfina con altri trattamenti.

Disher T et al., Pharmacological Treatments for Neonatal Abstinence Syndrome: A Systematic Review and Network Meta-analysis. JAMA Pediatr. 2019 Jan 22. doi: 10.1001/jamapediatrics.2018.5044.
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Wachman EM et al., Pharmacologic Treatment for Neonatal Abstinence Syndrome: Which Medication Is Best? JAMA Pediatr. 2019 Jan 22. doi: 10.1001/jamapediatrics.2018.5029.
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