Soffri di emicrania? Attento al rischio di malattie cardiovascolari

Dolore
Le donne che soffrono di emicrania hanno una probabilità 1.52 volte maggiore di ammalarsi di malattie cardiovascolari rispetto a quelle senza emicrania, e hanno anche una maggiore probabilità di avere un ictus o un attacco di cuore e di morire di malattie cardiovascolari. Questo è quanto dimostrato da una ricerca presentata alla 56° Riunione Scientifica Annuale dell’American Headache Society (AHS).

Il collegamento tra emicrania e insorgenza di patologie cardiovascolari è stato riportato già da altri studi in letteratura. Alcuni di questi hanno evidenziato l’importanza della tipologia dell’emicrania nell’aumento del rischio di eventi vascolari; infatti nella forma “con aura* il rischio si presenta maggiore rispetto alla forma senz’aura.

Questo però è il primo studio su grandi numeri e su soggetti solo di sesso femminile.

Il dr. Anke Winter, epidemiologo clinico e assistente professore presso la Divisione di Scienze di Sanità Pubblica del Dipartimento di Chirurgia,  Scuola di Medicina dell’Università di Washington e autore dello studio, ha dichiarato: "I risultati di questo ampio studio prospettico indicano un legame coerente tra emicrania e malattie cardiovascolari. L'emicrania dovrebbe essere considerato un fattore di rischio per l’aumento del rischio di malattie cardiovascolari, compresa la mortalità cardiovascolare nelle donne."

Lo studio ha incluso i partecipanti presi dal Nurses 'Health Study, uno studio osservazionale prospettico di coorte, americano, tuttora in corso, su oltre 100.000 infermiere americane.

Lo studio è stato avviato nel 1989, quando le infermiere avevano un’età compresa  tra i 25 e i 42 anni.

Attraverso questionari auto-somministrati al basale, i ricercatori hanno raccolto informazioni sui fattori riproduttivi e sullo stile di vita e la storia medica. Hanno aggiornato le informazioni ogni 2 anni. I tassi di risposta sono stati eccellenti: fino al 90%.

Nel questionario di base nel 1989, e in 2 questionari successivi nel 1991 e nel 1993, alle donne è stato chiesto se la loro emicrania fosse stata diagnosticata da un medico.

Ogni 2 anni, le donne dovevano riportare l’incidenza di malattie cardiovascolari, e questa informazione veniva verificata col controllo delle cartelle cliniche da parte dei medici. (L'unica eccezione era il risultato secondario dell’angina in seguito a procedura di rivascolarizzazione coronarica, per la quale non vi sono conferme attraverso le cartelle cliniche.)

L'analisi ha incluso dati di follow-up fino al giugno 2011. Lo studio ha incluso 115.541 donne che erano prive di angina e di qualsiasi malattia cardiovascolare sintomatica al basale.

L'outcome primario era la malattia cardiovascolare globale, un endpoint combinato di ictus fatale e non fatale e infarto del miocardio (IM). Gli esiti secondari includevano infarto miocardico, ictus (tutti i sottotipi), angina e procedure di rivascolarizzazione coronarica (angioplastica coronarica percutanea transluminale o chirurgia per innesto di bypass coronarico), e la mortalità per malattie cardiovascolari.

I dati sono stati aggiustati per età, colesterolo elevato, diabete, ipertensione, indice di massa corporea, fumo, consumo di alcol, attività fisica, stato della menopausa, terapia ormonale in postmenopausa, uso di contraccettivi orali, storia familiare di infarto miocardico, e uso di aspirina.

I risultati hanno mostrato che, al basale la prevalenza dell'emicrania era del 15.2% (17.531 donne). Un ulteriore 3345 donne hanno riferito emicrania di nuova diagnosi su questionari successivi, fornendo una prevalenza globale dell’emicrania del 18%. L'età media era di 35.1 anni nel gruppo con emicrania e di 34.2 anni nel gruppo senza emicrania

Durante gli oltre 20 anni di follow-up, sono stati segnalati 1.329 eventi cardiovascolari (678 infarti del miocardio e 651 ictus). Sono avvenute anche 203 procedure di rivascolarizzazione e 209 decessi dovuti a malattie cardiovascolari.

In generale, le donne che hanno riferito una diagnosi medica di emicrania avevano un profilo di rischio cardiovascolare più sfavorevole. Ad esempio, avevano una probabilità maggiore di avere un indice di massa corporea uguale o superiore a 30 kg/m2  (13.9% vs 10.9%), avevano una storia di ipertensione (8.9% vs 5.1%) e ipercolesterolemia (8.9% vs 5.1%), erano fumatrici  (15.0% vs 13.2%), utilizzavano ormoni in post-menopausa (6.1% vs 3.3%), e avevano una storia familiare di IM (17.5% vs 14.3%).

Le donne che avevano riferito di soffrire di emicrania avevano avuto un aumento statisticamente significativo del rischio (aggiustato in analisi multivariata) di sviluppare malattie cardiovascolari totale ( hazard ratio, 1.52; IC 95% [CI], 1.36-1.71) rispetto alle donne senza emicrania.

I ricercatori hanno anche scoperto che le donne erano ad aumentato rischio di sviluppare esiti secondari: IM: HR, 1.42 (95% CI, 1.20-1.68); ictus: HR, 1.65 (95% CI, 1.40-1.95); angina/rivascolarizzazione: HR, 1.75 (95% CI, 1.30-2.34); e mortalità per malattie cardiovascolari: HR, 1.43 (95% CI, 1.06-1.93).

Il Dott. Winter ha, inoltre, evidenziato che: “I possibili meccanismi che legano l'emicrania e le malattie cardiovascolari sono stati discussi nella letteratura. Questi includono la funzione endovascolare, l’aumentata suscettibilità trombogena, l’aumento della prevalenza di fattori di rischio vascolare, e di marcatori genetici condivisi. L'emicrania potrebbe anche essere una malattia sistemica che colpisce il sistema vascolare".

Sono necessarie future ricerche mirate a identificare i meccanismi che potrebbero spiegare l'aumento del rischio di malattia cardiovascolare nei pazienti ad alto rischio, nonché le possibili strategie di prevenzione.

Lo studio ha diverse limitazioni, innanzitutto la diagnosi di emicrania effettuata dal medico era auto-riferita, e ciò può portare a errori di classificazione anche se la prevalenza di emicrania riscontrata in questo lavoro è paragonabile ad altri studi basati sulla popolazione in cui si applicavano i criteri diagnostici della Classificazione Internazionale delle Cefalee.

I ricercatori non avevano informazioni sullo stato dell’emicrania, se con aura o senza. Il Dott. Winter ha sottolineato che: "Sarebbe stato interessante avere questa informazione, in particolare nel contesto di malattia cardiovascolare.” Anche il Dott. Peter Goadsby, direttore del Centro Cefalee dell’Università della California, ha commentato quest’aspetto: "E 'stato dimostrato che l'emicrania con aura comporta un rischio per l'ictus, mentre l'emicrania senza aura non lo fa". Speculando su quella che potrebbe essere la spiegazione biologica più logica per un possibile legame tra emicrania e malattie cardiovascolari, il Dott. Goadsby ha detto che tale associazione alla fine sarà probabilmente dimostrata  considerando l’ emicrania con aura.

Altro punto a svantaggio dello studio sta nel fatto che, il campione di donne consisteva prevalentemente da infermiere bianche, i risultati potrebbero non essere generalizzabili ad altre popolazioni.

In conclusione, da questo studio viene fuori che l’emicrania aumenta il rischio cardiovascolare e la morte per tale problema nelle donne e che bisogna continuare gli studi in questa direzione per discernere quali tipologie di emicrania hanno un legame stretto con queste malattie e come prevenirle.

Emilia Vaccaro


American Headache Society (AHS) 56a Riunione Scientifica Annuale. 27 Giugno 2014.