Sonno prolungato alza la soglia dolorifica

Dolore
Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Sleep suggerisce come il sonno prolungato sia in grado non solo di aumentare la vigilanza durante le ore del giorno ma anche di ridurre la sensibilità al dolore.

L’ipersonnia è una condizione che ha una prevalenza stimata del 13-25% nella popolazione generale. Può essere causata da disturbi primari del sonno (ad esempio l’apnea ipnica ostruttiva) che ne compromettono la continuità, da patologie a carico del SNC (narcolessia o ipersonnia idiopatica) o da sedativi ad azione centrale. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, è dovuta ad un numero insufficiente di ore di sonno per notte, con conseguente deprivazione di sonno.

Negli anni 60 la durata media del sonno notturno era pari ad 8 ore su 24, mentre nel 2005 è stato stimato che tale durata si è ridotta a meno di 7 ore per notte.

Un accesso continuo (24 ore su 24) a offerte di intrattenimento rese disponibili dalla tecnologia, la presenza di responsabilità sociali e familiari e l’orario prolungato dei servizi commerciali sono solo alcune delle innumerevoli cause che sono state invocate per spiegare questo trend  alla riduzione delle ore di sonno. Le conseguenze principali di questa situazione a livello comportamentale e fisiologico sono molteplici, ma una di queste che interessa sempre di più la clinica è l’effetto della deprivazione di sonno sulla percezione di dolore.

Studi condotti su volontari sani, infatti, hanno documentato, infatti, come la deprivazione di sonno aumenti la sensitività alle percezioni dolorifiche e riduca le soglie al dolore provocato sperimentalmente da stimoli termici (caldo e freddo). Tra gli altri studi, è stato documentato come  la parziale deprivazione di sonno (fino al 50% della durata per notte) sia associata ad una riduzione del 24% della sensitività al dolore termico e come l’effetto analgesico della codeina (60 mg) in soggetti sani assonnati in risposta ad uno stimolo termico sia assente rispetto ad individui non assonnati nei quali la codeina innalzava la soglia dolorifica del 14%.


Per verificare l’ipotesi opposta, ovvero se un aumento del tempo di sonno fosse in grado di ripristinare la vigilanza in soggetti assonnati e, pertanto, di ridurre la sensitività alla percezione dolorifica, gli autori dello studio appena pubblicato hanno preso in  considerazione 18 volontari sani con problemi di deprivazione di sonno, non sottoposti a percezioni dolorifiche di alcun genere. Questi sono stati randomizzati ad osservare 4 notti di sonno nella norma o ad estendere il sonno notturno fino a 10 ore per notte. La misura obiettiva della sonnolenza diurna è stata fatta ricorrendo al multiple sleep latency test (MSLT) mentre la sensitività alle percezione dolorifica è stata valutata mediante stimoli termici sperimentalmente indotti.

I risultati hanno mostrato che il gruppo dei soggetti che avevano avuto un prolungamento delle ore di sonno dormivano quasi 2 ore in più dei soggetti che avevano una durata di sonno standard.

Tale incremento delle ore di sonno, sperimentato per 4 notti, correlava con un aumento della vigilanza diurna, a sua volta associata ad una riduzione della sensitività alla percezione dolorosa termica indotta sperimentalmente.

In particolare, nel gruppo dei soggetti che avevano un prolungamento delle ore di sonno, il tempo di latenza alla rimozione del dito dalla fonte di calore radiante era aumentato del 25%, ad indicare un aumento della soglia dolorifica allo stimolo termico. Tale aumento del tempo di latenza alla rimozione del dito, aggiungono gli autori, sarebbe addirittura superiore a quello osservato nello studio precedentemente citato che aveva fatto impiego di codeina.

“I nostri risultati suggeriscono l’importanza di  un lungo sonno ristoratore anche in presenza di varie condizioni croniche o prima di essere sottoposti a procedura chirurgica elettiva – ha detto il dr. Roehrs, responsabile dello Sleep Disorders and Research Center presso l’Henry Ford Hospital di Detroit negli USA, ed autore principale dello studio. – Siamo stati favorevolmente colpiti dall’ampiezza della riduzione della sensitività al dolore rispetto a quella ottenuta mediante assunzione di codeina – ha concluso”.

Roehrs TA, Harris E, Randall S et al. Pain Sensitivity and Recovery From Mild Chronic Sleep Loss. Sleep 2012; 35(12): 1667-1672
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