Tanezumab: efficace nel dolore da osteoartrosi, safety da confermare

L'anticorpo monoclonale umanizzato tanezumab ha centrato due dei tre endpoint co-primari di uno studio di fase III utilizzando la dose più bassa in pazienti con dolore osteoartrosico (OA) da moderato a severo e tutti e tre gli endpoint con la dose più alta. E' quanto hanno annunciato Pfizer e Eli Lilly che si stanno occupando dello sviluppo del farmaco.

L’anticorpo monoclonale umanizzato tanezumab ha centrato due dei tre endpoint co-primari di uno studio di fase III utilizzando la dose più bassa in pazienti con dolore osteoartrosico (OA) da moderato a severo e tutti e tre gli endpoint con la dose più alta. E’ quanto hanno annunciato Pfizer e Eli Lilly che si stanno occupando dello sviluppo del farmaco.

L’osteoartrosi è una malattia articolare progressiva abbastanza diffusa basti pensare che negli Stati Uniti 27 milioni di persone convivono con questa patologia.

I trattamenti attualmente disponibili per il dolore associato all'OA non sempre soddisfano le esigenze dei pazienti, che provano varie terapie per trovare sollievo. Il meccanismo d'azione di tanezumab è diverso rispetto ad altri farmaci antidolorifici, inclusi gli oppioidi e i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). Inoltre, negli studi non ha mostrato il rischio di dipendenza, abuso o dipendenza.

Il tanezumab è un anticorpo monoclonale umanizzato che inibisce l'NGF.
I livelli del fattore di crescita delle cellule nervose (Nerve Growth Factor, Ngf), scoperto quasi 70 anni fa da Rita Levi Montalcini, aumentano a causa di lesioni, infiammazioni o stati cronici di dolore.

Si ritiene che inibendo l'NGF, si possa impedire ai segnali di dolore creati da muscoli, pelle e organi di raggiungere il midollo spinale e il cervello.

Pfizer e Lilly hanno firmato il loro accordo di co-sviluppo e co-commercializzazione nel 2013. Nel giugno 2017, la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha assegnato la designazione Fast Track di tale farmaco per il dolore OA e CLBP (lombalgia cronica), il primo inibitore NGF a ricevere tale designazione.

Il programma di fase III per tanezumab comprende sei studi condotti in circa 7000 pazienti con dolore da OA, lombalgia cronica (CLBP) e dolore da cancro dovuto a metastasi ossee.

In questo studio di fase III, condotto in Europa e Giappone, tanezumab è stato confrontato con placebo per 24 settimane in 849 pazienti con dolore OA moderato-severo al ginocchio o all'anca. I pazienti arruolati nello studio avevano riportato un sollievo dal dolore o un'intolleranza inadeguata ad almeno tre diverse classi di farmaci antidolorifici usati in precedenza, e avevano osteoartrosi da almeno sei anni.

I pazienti che avevano ricevuto 2,5 mg del farmaco hanno incontrato due dei tre endpoint co-primari di efficacia definiti dal protocollo. Hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo del dolore e della funzione fisica. Tuttavia, la valutazione complessiva dei pazienti, della loro OA, non era statisticamente diversa rispetto al placebo. I pazienti che avevano ricevuto 5 mg del farmaco hanno soddisfatto tutti e tre gli endpoint co-primari a 24 settimane.

Sono però emersi dei problemi di safety che ricordano quelli riportati lo scorso ottobre in un altro studio di fase III, che valutava l'uso del farmaco per 16 settimane. In questo nuovo studio, è stata osservata un’accelerazione dell'osteoartrosi nel 2,1% dei pazienti trattati con tanezumab, mentre nessun evento di questo tipo è stato osservato nel braccio placebo.

Si è verificato anche un evento di osteonecrosi e un evento di frattura da insufficienza subcondrale osservata in un paziente trattato con il farmaco, mentre non sono stati segnalati eventi di questo tipo in pazienti che hanno ricevuto il placebo.

In conclusione, in questo studio tanezumab si mostra efficace sia alla dose di 2,5 mg che a quella superiore di 5 mg nel lenire il dolore di pazienti con osteoartrosi ma rimangono alcuni problemi di sicurezza evidenziati già in precedenza.