Stando ai risultati di un piccolo studio tedesco pubblicato online sulla rivista Jama Internal Medicine, la storia pregressa di trattamento potrebbe condizionare l’outcome dei trattamenti successivi, a suggerire come l’outcome terapeutico non dipenda esclusivamente dalle proprietà farmacologiche dei trattamenti impiegati ma possa essere modificato in modo sostanziale ad opera di fattori contestuali, dei quali la storia pregressa di trattamento ne è un esempio.

I risultati di questo studio, pubblicato sotto forma di lettera, sono intriganti in ragione del fatto che tale “effetto di trascinamento” potrebbe essere particolarmente rilevante in alcune malattie croniche nelle quali è frequente osservare spesso insuccessi terapeutici e potrebbe parzialmente rendere conto dei risultati deludenti spesso osservati nel corso della sperimentazione clinica.

“Finora – spiega l’autrice principale dello studio - l’influenza del trattamento pregresso era stata studiata solo nell’ambito dello stesso approccio terapeutico. Tuttavia – continua – nella pratica clinica è prassi comune cambiare le opzioni di trattamento, soprattutto in caso di insuccesso terapeutico.”

Obiettivo di questo studio, è stato quello di capire se gli effetti di un trattamento pregresso possano trasmettersi da un approccio terapeutico (quello pregresso) ad un altro.
A tal scopo, in questo studio comportamentale e di neuroimaging, è stata valutata l’influenza di una storia di trattamento con un farmaco analgesico sull’efficacia di un altro approccio di trattamento analgesico, non collegato al precedente.

Per permettere la valutazione degli effetti del trattamento pregresso indipendentemente dalle peculiarità farmacologiche intrinseche, i ricercatori hanno fatto ricorso ad una manipolazione sperimentale che fosse in grado di “mimare” i  trattamenti analgesici.

Trentanove volontari sani (di età compresa tra i 22 e i 36 anni, 20 dei quali erano di sesso maschile), previo consenso informato, sono stati ammessi alla sperimentazione della durata di tre giorni.
Ogni volontario era equipaggiato con cerotti che si riscaldavano in corrispondenza delle loro braccia per ricreare una condizione di dolore moderato nei primi due giorni.

I volontari appartenenti ad un gruppo erano trattati con una pomata inattiva applicata in corrispondenza dei cerotti, e i ricercatori mimavano l’azione analgesica presunta del trattamento riducendo l’intensità della stimolazione dolorosa, per far credere loro che la pomata fosse attiva. I volontari appartenenti all’altro gruppo, invece, erano in trattamento con la stessa pomata applicata in corrispondenza dei cerotti ma non erano sottoposti a riduzione dell’intensità della stimolazione dolorosa, al fine di indurli a credere che la pomata fosse inefficace.

L’esperimento veniva ripetuto il terzo giorno, con la differenza che, ad entrambi i gruppi, era stato detto di essere stati trattati con un principio attivo differente. In entrambi i gruppi, inoltre, i ricercatori avevano mimato l’azione analgesica mediante riduzione dell’intensità della stimolazione dolorosa applicata.

I risultati dello studio hanno documentato che l’effetto terapeutico (presunto) del trattamento con la pomata inerte era significativamente inferiore nel gruppo che aveva avuto un’esperienza di trattamento negativa rispetto al gruppo che aveva avuto un’esperienza pregressa di trattamento positiva (gruppo negativo: media ΔVAS=27, da VAS=81 a VAS=54; gruppo positivo: media ΔVAS=41; da VAS=81 a VAS=40; p=0,007).

A ciò corrispondeva, inoltre, una diversa attivazione nei due gruppi dei circuiti neuronali coinvolti nell’inibizione del dolore, documentata mediante fMRI.

“ Per quanto queste scoperte necessitino di conferme in studi clinici condotti in popolazioni più ampie – scrive l’autrice principale a conclusione del lavoro - riteniamo che la classe medica non debba sottovalutare l’effetto dei fattori ambientali contestuali sull’outcome terapeutico e che sia necessario continuare gli sforzi tesi al superamento degli effetti negativi di un trattamento pregresso sull’outcome dei trattamenti successivi”

Kessner S et al.The Effect of Treatment History on Therapeutic Outcome: An Experimental Approach. JAMA Intern Med. 2013;():1-2. doi:10.1001/jamainternmed.2013.6705.
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