Trattamenti comportamentali e farmacologici nel bambino con emicrania

Dolore
Come si fa a capire se un bambino è affetto da emicrania? Come va gestita questa problematica nell’infanzia e nell’adolescenza? Sono questi alcuni temi affrontati con la dr.ssa Licia Grazzi che ci ha spiegato come la percentuale di bambini/adolescenti sofferenti per varie forme di cefalea, soprattutto emicrania, sta crescendo in Italia a causa di vari fattori e che tale situazione può essere affrontata con terapie comportamentali e, nei casi gravi, col ricorso a trattamenti farmacologici.

Ci sono diversi fattori scatenanti gli attacchi di cefalea come lo stress, gli sforzi fisici o gli stimoli sensoriali eccessivi.  A volte il colpevole puo’ essere anche il cibo.
Nei centri specialistici arrivano oggi molte più segnalazioni che non un tempo. I bambini e i giovani oggi fanno una vita molto più stressante e pesante di venti anni fa. Stress scolastico, situazioni familiari problematiche sono molto più evidenti adesso che non un tempo.
Per capire meglio il problema, abbiamo rivolto delle domande a un esperto, la dr.ssa Licia Grazzi, Dirigente Medico Centro Cefalee-Fondazione Ist. Neurologico "C. Besta".

Quando un bambino lamenta mal di testa, come bisogna procedere?
«Certamente fare una diagnosi corretta è il primo punto. Capire, innanzitutto, se si tratta di una cefalea primaria o secondaria che dipende da condizioni patologiche di tipo organico, malattie particolari o alterazioni a livello del sistema nervoso centrale. Se si tratta di  una cefalea primaria è importante fare la diagnosi della forma specifica, se si tratta di una forma di tipo tensivo o di una forma emicranica, e non sempre è semplice poiché’ le distinzioni tra i diversi quadri non sono sempre nette soprattutto nei pazienti piu’ giovani e aspetti delle due forme tendono a essere presenti contemporaneamente.

Certamente in caso di mal di testa ex novo o episodi ripetuti con alcune caratteristiche particolari, dolore violento, nausea e vomito mattutino, rivolgersi a un centro specialistico è buona regola dopo aver interpellato il proprio pediatra».
«Se si tratta di cefalea primaria-ha proseguito la dr.ssa Grazzi- e se la frequenza degli episodi dolorosi è elevata, una volta fatta la diagnosi, vanno considerati tutti gli aspetti che possono influire sul sintomo, le abitudini di vita sono importanti.

Spesso nei ragazzi, per fortuna,  la frequenza degli attacchi, se si tratta di emicrania, può essere sporadica. Non è però così raro avere, oggi come oggi, degli attacchi a frequenza ravvicinata:  In questo caso, quasi sempre c’è di mezzo un meccanismo di interferenza emotiva, ovvero vanno considerato aspetti di tipo emotivo o tensivo che possono aver influito sul dolore».

Quali sono le primissime azioni da fare dopo la diagnosi?
«In caso di cefalea primaria-ha evidenziato la dr.ssa Grazzi-  ridimensionare le abitudini di vita è molto importante: regolare il ritmo sonno-veglia, l’orario regolare dei pasti con la colazione al mattino, attività fisica da praticare settimanalmente. Tutti questi sono dei fattori molto incidenti sull’aspetto della frequenza degli attacchi sia che si tratti di emicrania che di cefalea tensiva e la loro correzione può ridurre significativamente il sintomo.».

Come si procede nel caso in cui non bastano aggiustamenti nello stile di vita?
«Dove poi, nonostante l’aggiustamento delle abitudini di vita,- ha sottolineato la dr.ssa Grazzi-si assiste comunque ad una situazione caratterizzata da  attacchi violenti e frequenti bisogna decidere che tipo di trattamento impostare.

Anche in questo caso è bene prima iniziare con terapie non farmacologiche, come terapie comportamentali con training di rilassamento o biofeedback, o psicoterapie nei casi in cui il disagio emotivo sia evidente e vada affrontato, disagio che puo’ nascere sia da una situazione familiare problematica sia da situazioni critiche di tipo scolastico: questi problemi possono  incidere sul mal di testa.  L’opzione farmacologica per una terapia di profilassi va lasciata come ultima  scelta

Diverso è il caso della gestione degli attacchi emicranici: in questo  caso anche il paziente piu’ giovane puo’ essere correttamente educato ad usare farmaci sintomatici quali FANS come il paracetamolo o triptani per bloccare l’attacco sempre che questo sia un comportamento sporadico e non diventi una consuetudine.

«Per il trattamento invece in acuto-ha precisato la dr.ssa Grazzi- dell’attacco di cefalea tensiva il discorso è diverso perché sappiamo che non ci sono farmaci particolarmente utili; in questo caso sicuramente il riaggiustamento delle abitudini di vita e implementazione di  attività fisica e semmai approcci comportamentali vanno ad incidere in maniera molto determinante.

Quindi, rispetto a quelle che sono le raccomandazione emesse da poco dall’American Migraine Foundation, forse  in Italia abbiamo un atteggiamento meno aggressivo in senso farmacologico soprattutto per quanto riguarda le terapie di profilassi anche se in, linea generale,  sulle raccomandazioni ci troviamo in perfetto accordo ».

Quali mezzi puo’ usare un genitore per aiutare il medico nel monitorare gli attacchi?
«Sicuramente il diario come mezzo di registrazione degli attacchi ci puo’ aiutare a capire e a fare un’analisi più precisa».
Sui siti nazionali delle associazione che si occupano di queste problematiche come ANIRCEF (Associazione Neurologica italiana per la Ricerca sulle Cefalee), Fi.CEF (Fondazione italiana cefalee), SISC (Società italiana per lo studio delle cefalee) si possono trovare moltissime utili informazioni e anche l’elenco dei centri italiani specializzati e che sono sparsi su tutto il territorio nazionale. In questi portali è possibile anche accedere ad altre informazioni riguardanti le varie forme di emicrania e su quando è più opportuno rivolgersi ai centri specialistici.

Per i pazienti, sul sito dell’AIC (Associazione Italiana per la Lotta contro le Cefalee) è possibile reperire anche importanti informazioni come la stampa del diario delle cefalee e indicazioni sulla banca biologica delle cefalee. Quest’ultima nasce in Italia per identificare e curare meglio il mal di testa. Si trova presso l’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico San Raffaele Pisana di Roma presso laBioBIM (Biobanca InterIstituzionale Multidisciplinare).

In conclusione, il problema delle cefalee è molto sentito anche in età pediatrica e gli strumenti per una corretta diagnosi e gestione ci sono. Rivolgersi al proprio pediatra in un primo tempo e poi ai centri specialistici e seguire le raccomandazioni e i consigli che vengono forniti è sempre auspicabile (cambiamenti nello stile di vita e psico-comportamentali)  per arrivare all’approccio farmacologico solo  in casi piu’ gravi e particolari, dove altri approcci hanno mostrato  di essere inefficaci.
Emilia Vaccaro
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