Tumori in stadio avanzato, gli steroidi non riducono il dolore ma migliorano la qualitą di vita

Dolore
Nei pazienti con un tumore in stadio avanzato, l'aggiunta di metilprednisolone alla terapia con oppiacei non aiuta a controllare il dolore, ma fa aumentare la qualità della vita, stando ai risultati di un piccolo studio randomizzato e controllato appena pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

I pazienti trattati con il corticosteroide, infatti, hanno segnalato minore affaticamento, un aumento dell’appetito e una migliore soddisfazione complessiva per il trattamento ricevuto rispetto a quelli trattati con il placebo.

Tuttavia, dopo 7 giorni di trattamento non si è vista nessuna differenza significativa tra i due gruppi di trattamento nel punteggio dell’intensità del dolore, misurato su una scala a 10 punti (differenza media -0.08; P = 0,88) né nel consumo relativo di analgesici oppiacei (P = 0,95).

Da notare che al basale non vi era alcuna differenza significativa tra i due gruppi nell'intensità del dolore (differenza media -0,48; P = 0,50) né nel consumo di oppiacei.

"L’assenza di effetto analgesico emersa in questo studio non dovrebbe precludere l'uso di corticosteroidi in sindromi oncologiche dolorose nelle quali gli specifici meccanismi di azione di questi farmaci siano efficaci" specificano, tuttavia, gli autori, guidati da Ørnulf Paulsen, dell’unità di cure palliative del Telemark Hospital Trust di Skien, Norvegia. "Esempi di tali meccanismi sono la riduzione dell'edema nei pazienti con metastasi cerebrali e la riduzione del tumore nei pazienti con un linfoma".

Tuttavia, scrivono nelle conclusioni, il possibile "beneficio clinico di là dell’effetto a breve termine deve essere valutato in un prossimo studio.

Nell’introduzione, Paulsen e i colleghi spiegano che i corticosteroidi sono spesso utilizzati nella gestione del dolore oncologico, nonostante le evidenze di efficacia siano limitate. Una recente revisione sistematica della letteratura, per esempio, ha mostrato poche evidenze di un effetto analgesico di questi farmaci sul dolore oncologico.

Desametasone ha mostrato di ridurre l’affaticamento correlato al cancro nei pazienti con malattia avanzata, e di migliorare la qualità della vita, anche se alcuni oncologi utilizzano lo steroide per gestire l’affaticamento nei pazienti terminali.

Lo studio ha coinvolto 50 pazienti adulti affetti da tumore che stavano assumendo oppioidi e avevano fatto registrare un punteggio medio dell’intensità dolore pari ad almeno 4 nelle 24 ore precedenti. I partecipanti sono stati assegnati in rapporto 1:1 al trattamento con metilprednisolone 16 mg due volte al giorno o placebo per 7 giorni e ne sono risultati valutabili 25 pazienti nel gruppo trattato con lo steroide e 22 nel gruppo placebo.

L'outcome primario era il punteggio medio dell’intensità del dolore dopo una settimana di trattamento, mentre gli outcome secondari comprendevano l'uso di analgesici (misurato come dose equivalente di morfina orale), il grado di affaticamento, la perdita di appetito (misurato con lo European Organisation for Research and Treatment of Cancer–Quality of Life Questionnaire C30), e la soddisfazione del paziente (misurata su una scala a 10 punti).

I risultati non sono cambiati nell’analisi di regressione aggiustata in base alle differenze nelle caratteristiche di base, tra cui la dose di oppiacei assunta, la presenza di dolore episodico intenso, l'uso di gabapentin o pregabalin, il dolore ai tessuti molli, la presenza di metastasi epatiche e quella di altre metastasi.

Tuttavia, si sono visti cambiamenti significativi nei sintomi che influenzano la qualità della vita. La variazione del punteggio relativo all’affaticamento rispetto al basale è risultata migliore nel gruppo trattato con lo steroide rispetto al gruppo di controllo (17 punti contro -3; P = 0,003), così come quella dell'appetito (+24 punti contro -2; P = 0,003) e anche in questo caso l'analisi di regressione non ha modificato i risultati.

Inoltre, la variazione rispetto al basale della soddisfazione relativa al trattamento è risultata significativamente migliore nel gruppo trattato con il corticosteroide rispetto al gruppo placebo (5,4 punti contro 2,0; P = 0,001).

Il trattamento con lo steroide è risultato ben tollerato e non si sono trovate differenze negli effetti avversi tra i due gruppi.

Questo studio rappresenta “ una gradita aggiunta alla scienza della medicina palliativa, suggerendo miglioramenti significativi in termini di affaticamento, appetito e soddisfazione relativa alla cura dopo una settimana di terapia con corticosteroidi tra i pazienti con un cancro in stadio avanzato già in terapia con oppiacei per alleviare il dolore" ha detto Diane Meier, direttrice del Center to Advance Palliative Care del Mount Sinai Medical Center di New York, non coinvolta nello studio.

L’esperta ha osservato che, sebbene non si sia visto alcun miglioramento nei punteggi del dolore dopo l'aggiunta dei corticosteroidi, il dolore al basale era lieve-moderato in entrambi i gruppi.

Inoltre, i pazienti del gruppo assegnato allo steroide erano in trattamento con “dosi più elevate di oppioidi al basale rispetto al gruppo di controllo, il che può aver attenuato la capacità di rilevare un impatto sul dolore” ha detto la Meier.

La specialista ha poi rimarcato che la durata del follow-up è stata di soli 7 giorni, per cui non si può escludere un possibile beneficio dei corticosteroidi a lungo termine sul dolore.

Ø. Paulsen, et al. Efficacy of Methylprednisolone on Pain, Fatigue, and Appetite Loss in Patients With Advanced Cancer Using Opioids: A Randomized, Placebo-Controlled, Double-Blind Trial.

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