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Efgartigimod nella miosite infiammatoria idiopatica, studio Alkivia suffraga la validitā del razionale terapeutico #EULAR2026

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Nei pazienti adulti con miosite infiammatoria idiopatica (IIM) attiva, efgartigimod PH20 sottocute ha mantenuto o ulteriormente migliorato gli outcome di efficacia fino a 52 settimane, con un profilo di sicurezza coerente. Questi i dati dello studio ALKIVIA e della sua estensione in aperto ALKIVIA+, presentati al congresso EULAR 2026, che mostrano un vantaggio rispetto al placebo alla settimana 24 e una persistenza del beneficio nel lungo periodo, suffragando la prosecuzione della valutazione nel trial di fase 3 in corso.

Razionale e obiettivi dello studio
Le IIM sono malattie reumatiche sistemiche rare, debilitanti e caratterizzate da coinvolgimento muscolare, infiammazione sistemica e, a seconda del sottotipo, possibili manifestazioni cutanee, articolari, polmonari o extramuscolari.
Il trattamento attuale si basa soprattutto su glucocorticoidi e immunosoppressori convenzionali, spesso utilizzati off-label e non sempre in grado di garantire un controllo completo e duraturo della malattia.
Un elemento biologico rilevante è che diversi sottotipi di IIM possono essere sostenuti da autoanticorpi IgG.

Efgartigimod è un frammento anticorpale Fc progettato per bloccare il recettore Fc neonatale, o FcRn, riducendo il riciclo delle IgG e favorendo, quindi, la riduzione degli autoanticorpi patogeni. Il razionale dello studio ALKIVIA consiste nel verificare se questa modulazione selettiva delle IgG possa tradursi in miglioramento clinico nei pazienti con miosite attiva.

L’obiettivo dell’analisi presentata al congresso era quello di valutare l’efficacia e la sicurezza di efgartigimod fino a 24 settimane nella parte controllata con placebo e la persistenza della risposta fino a 52 settimane nella fase di estensione in aperto ALKIVIA+.

Disegno dello studio
ALKIVIA è uno studio integrato di fase 2/3, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, a gruppi paralleli e multicentrico, che ha incluso adulti con IIM attiva, comprendendo miopatia necrotizzante immunomediata, dermatomiosite, polimiosite e sindrome antisintetasica.

I partecipanti al trial sono stati randomizzati a trattamento con efgartigimod 1000 mg coformulato con ialuronidasi umana ricombinante, rHuPH20, per via sottocute una volta a settimana, oppure con placebo sottocute coformulato con rHuPH20, entrambi in aggiunta alla terapia di background, per 24 settimane.
(Ndr: La coformulazione con rHuPH20 consente di facilitare la somministrazione sottocute di efgartigimod, aumentando temporaneamente la permeabilità del tessuto sottocutaneo, in modo da rendere possibile l’assorbimento di volumi maggiori di farmaco).

Successivamente, i pazienti eleggibili sono entrati nella fase di estensione in aperto ALKIVIA+, durante la quale tutti sono stati sottoposti a trattamento settimanale con efgartigimod; alcuni sono passati a somministrazione ogni 2 settimane dopo il raggiungimento di soglie predefinite o ad hoc di bassa attività di malattia sostenuta.

Gli endpoint di efficacia includevano il miglioramento minimo, moderato e maggiore del Total Improvement Score (TIS), la Physician Global Assessment of Disease Activity, il Patient Global Assessment of Disease Activity e Manual Muscle Testing-8.
La sicurezza è stata valutata attraverso la valutazione degli eventi avversi emersi a seguito del trattamento (TEAE), degli eventi avversi seri (SAE) e delle infezioni severe.

Risultati principali
Miglioramento clinico superiore al placebo alla settimana 24
Nella parte di fase 2 di ALKIVIA, 89 pazienti sono stati randomizzati, secondo uno schema 1:1, a trattamento con efgartigimod (n=47) oppure con placebo (n= 42).

Alla settimana 24, il TIS medio è risultato più elevato con efgartigimod rispetto al placebo (50,67 vs. 38,96) ad indicare miglioramento clinico complessivo di entità maggiore. Le percentuali di risposta hanno confermato il vantaggio del trattamento attivo. Alla settimana 24, miglioramenti minimi, moderati e maggiori del TIS sono stati osservati, rispettivamente, nel 91,5%, 78,7% e 34% dei pazienti trattati con efgartigimod, rispetto al 73,8%, 47,6% e 9,5% dei pazienti trattati con placebo.
Il dato indica non solo una maggiore frequenza di risposta,  ma anche una quota più elevata di pazienti in grado di raggiungere livelli di miglioramento più stringenti.

Beneficio mantenuto fino a 52 settimane
Dopo la fase controllata di fase 2, 69 pazienti sono entrati in ALKIVIA+: 34 provenivano dal gruppo placebo e sono passati a efgartigimod, mentre 35 hanno continuato il trattamento con efgartigimod.
Alla settimana 52, il beneficio è stato mantenuto nel gruppo trattato continuativamente, con TIS medio pari a 52,19 nei 32 pazienti valutati, ed è migliorato nel gruppo passato da placebo a efgartigimod, con TIS medio pari a 49,62 nei 33 pazienti valutati.

Anche le risposte categoriali sono rimaste elevate
Alla settimana 52, miglioramenti minimi, moderati e maggiori sono stati osservati nel 93,8%, 75% e 37,5% dei pazienti del gruppo efgartigimod-efgartigimod e nel 93,9%, 66,7% e 33,3% dei pazienti del gruppo placebo-efgartigimod.
Il crossover a trattamento attivo, quindi, è risultato associato ad un recupero della risposta, mentre il trattamento continuativo ha mantenuto il beneficio ottenuto.

Sicurezza coerente nel lungo periodo
Il profilo di sicurezza è risultato coerente tra la fase controllata e quella di estensione in aperto. In ALKIVIA, sono stati riportati TEAE nell’87,2% dei pazienti trattati con efgartigimod e nell’88,1% di quelli trattati con placebo.
In ALKIVIA+, TEAE si sono verificati nel 94,3% del gruppo efgartigimod-efgartigimod e nel 91,2% di quelli del gruppo placebo-efgartigimod.

Implicazioni cliniche
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno concluso che quanto finora osservato nella fase 2 randomizzata e controllata del trial e nella fase di estensione in aperto suffragano la prosecuzione della valutazione di efgartigimod nello studio di fase 3 ALKIVIA (attualmente già in corso avanzato).

I dati a 52 settimane rafforzano il razionale del blocco di FcRn nelle IIM, patologie nelle quali gli autoanticorpi IgG possono contribuire alla fisiopatologia e alla persistenza dell’attività di malattia.
La riduzione selettiva delle IgG patogene offre un approccio diverso dall’immunosoppressione convenzionale, potenzialmente più mirato rispetto agli schemi off-label oggi spesso utilizzati.

Dal punto di vista clinico, il dato più rilevante è la combinazione tra miglioramento precoce, mantenimento del beneficio fino a un anno e risposta osservata anche nei pazienti passati da placebo a trattamento attivo. Questo è particolarmente importante in una malattia rara, eterogenea e debilitante, nella quale l’obiettivo terapeutico è ottenere un controllo persistente della forza muscolare, dell’attività sistemica e dell’impatto funzionale.

Situazione regolatoria
Dal punto di vista regolatorio, efgartigimod è attualmente oggetto di valutazione sia nelle miositi infiammatorie idiopatiche, sia nella malattia di Sjögren. Nelle miositi, il programma ALKIVIA è già nella fase 3, con risultati topline attesi nel terzo trimestre 2026, stando ad indicazioni fornite da argenx, l’azienda responsabile della messa a punto del farmaco candidato. Nello Sjögren, la fase 3 UNITY è in corso nei pazienti con malattia da moderata a severa, con lettura topline prevista nella seconda metà del 2027.

NC

Bibliografia
Aggarwal R et al. The long-term safety and efficacy of efgartigimod PH20 SC in adult participants with active idiopathic inflammatory myopathy: results from the phase 2 randomized ALKIVIA and open-label extension ALKIVIA+ trials. Abstract presented at: EULAR Congress 2026; June 3-6, 2026; London, England. Abstract POS0261.

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