La Commissione europea ha approvato l’utilizzo dell’anticoagulante orale apixaban per la prevenzione dello stroke e del tromboembolismo venoso in pazienti adulti con fibrillazione atriale non valvolare e uno o più fattori di rischio per lo stroke.

Apixaban è il solo anticoagulante orale di nuova generazione (NOACs) ad aver dimostrato la superiorità verso warfarin su tre end point: stroke e embolismo sistemico, sanguinamenti maggiori e mortalità per tutte le cause.

Sviluppato da Bristol-Myers Squibb e Pfizer il farmaco è in commercio con il marchio Eliquis ed è già stato approvato (in Europa) per la prevenzione degli eventi tromboembolici venosi in pazienti adulti che hanno subito un'operazione  chirurgica di sostituzione protesica dell'anca o del ginocchio. Anche nel nostro Paese è disponibile per questa indicazione.

L’approvazione si basa sui dati degli studi ARISTOTLE e AVERROES che hanno valutato apixaban su oltre 24mila pazienti con fibrillazione atriale non valvolare studiati nel più ampio programma clinico mai condotto in questo setting. Nel primo studio il confronto è stato fatto con warfarin nell’altro trial con aspirina, vincendo entrambi i confronti.
Lo studio ARISTOTLE (Apixaban for Reduction in Stroke and Other Thromboembolic Events in Atrial Fibrillation) e’ un trial multicentrico di fase III condotto su 18.201 pazienti arruolati in 1034 centri di 39 Paesi su pazienti con fibrillazione atriale e almeno un altro fattore di rischio cardiovascolare. In questi pazienti, il punteggio medio del CHADS2, l’indice che misura il rischio di stroke, era di 2,1 (rischio moderato).

I pazienti sono stati randomizzati a ricevere apixaban (n=9.120)  5 mg bid oppure warfarin (n=9.081)  a dosi che venivano aggiustate per mantenere l’INR tra 2.0 e 3.0. Lo studio ha testato sequenzialmente la non inferiorità di apixaban, la sua superiorità, in termini di efficacia (end point composito di stroke ed embolismo, mortalità per tutte le cause) e sicurezza (sanguinamenti gastrointestinal superiori).

Lo studio ha dimostrato la non inferiorita’ di apixaban rispetto as warfarin  (p<0,001) per l’end point primario di efficacia (end point composito di stroke ed embolismo). La riduzione del rischio relative di questi e’ risultata pari al 21% (1,27 eventi anno con apixaban e 1,60 con warfarin). Apixaban ha anche raggiunto l’end point secondario di superiorita’ rispetto a warfarin (p=0,01). La riduzione e’ risultata particolarmente marcata per quanto concerne lo stroke emorragico (-49%).

Apixaban è un inibitore orale diretto del fattore Xa della coagulazione e appartiene a una nuova classe di farmaci studiati per la prevenzione e il trattamento della trombosi. Alla stessa classe appartengono anche rivaroxaban ed edoxaban. Il farmaco inibisce direttamente il fattore Xa, quindi interferisce con la conversione della protrombina a trombina e previene la formazione dell'aggregazione della fibrina.

Apixaban viene somministrato alla dose di 2,5 mg due volte al giorno, non necessita di monitoraggio routinario delle piastrine o della funzionalità epatica e non richiede aggiustamenti del dosaggio per i pazienti in cui è indicato.

Apixaban è stato studiato nel programma clinico EXPANSE, che prevede l'inclusione di circa 60.000 pazienti attraverso molteplici indicazioni e differenti popolazioni di pazienti nel mondo e comprende studi di Fase 3, randomizzati, in doppio cieco, completati o in corso, fra cui gli studi ADVANCE. Oltre alla prevenzione del tromboembolismo venoso in chirurgia ortopedica, apixaban è stato valutato in studi di Fase 3 per il trattamento della tromboembolia venosa, per la sua prevenzione nei pazienti ospedalizzati per patologie di interesse medico in fase acuta e per la prevenzione dell'ictus e di altri eventi tromboembolici nei pazienti con fibrillazione atriale.