L'anticoagulante bivalirudina (Angiox, The Medicines Company UK Ltd) potrebbe presto vedere ampliate le sue indicazioni. Il Chmp dell'Emea ha infatti dato parere positivo, applicabile a tutti gli stati membri dell'Unione europea, all'approvazione per il trattamento dei pazienti con infarto miocardico con sopraslivellamento  del tratto ST (la forma più grave di attacco cardiaco) sottoposti ad angioplastica coronarica (PCI).

Il farmaco è attualmente registrato per il trattamento di pazienti adulti con sindrome coronarica acuta (angina instabile/infarto miocardico senza innalzamento del tratto ST) nel caso di intervento di urgenza e immediato (in associazione ad aspirina e clopidogrel) e come anticoagulante in pazienti sottoposti a PCI.
L'assenso del Chmp si basa sui risultati dell'ampio studio HORIZONS-AMI, il primo a dimostrare una riduzione della mortalità nei pazienti che hanno subito un attacco di cuore e sottoposti a PCI di emergenza. Il trial, condotto su oltre 3600 pazienti (il 57% dei quali arruolati in Europa), ha evidenziato che i soggetti trattati con bilavirudina hanno una maggiore probabilità di sopravvivenza e una minore frequenza di emorragie gravi rispetto a quelli trattati con l'attuale terapia di riferimento (eparina più un inibitore delle glicoproteine).

Lo studio ha dimostrato per bivalirudina una riduzione della mortalità del 38% (1.8% vs. 2.9%, p=0.03).
tale dato, rilevato a 30 giorni dall'intervento, è stato poi successivamente confermato dai dati a 1 anno (-43%), pubblicati recentemente su The Lancet, e a 2 anni (-41%), presentati recentemente al congresso  Transcatheter Cardiovascular Therapeutics.
Il prodotto è un peptide sintetico di 20 aminoacidi derivato dell'irudina - proteina anticoagulante estratta dalla saliva della sanguisuga-  che inibisce in modo specifico la trombina, legandosi reversibilmente al sito catalitico dell'enzima. L'inibizione della trombina impedisce la conversione del fibrinogeno in fibrina e l'aggregazione piastrinica, due eventi fondamentali per la formazione e la stabilizzazione del coagulo.