Il farmaco biologico canakinumab ha ricevuto il via libera definitivo da parte della Commissione Europea per l’impiego nella  terapia dell’artrite idiopatica giovanile a esordio sistemico, una rara e severa malattia reumatica autoinfiammatoria che colpisce i pazienti sin dalla più giovane età.

L'approvazione si riferisci all’impiego in bambini a partire da due anni di età che non abbiamo risposto adeguatamente a una terapia con FANS e steroidi sistemici.

Sviluppato da Novartis, il farmaco è già approvato in 60 Pesi tra cui quelli europei ivi compreso il nostro, per la cura delle CAPS, gravi patologie autoimmuni, e per l’artrite gottosa ed è in commercio con il marchio Ilaris.

Canakinumab è il primo farmaco che ha come bersaglio l’interleuchina-1 ad essere approvato per questa indicazione e deve essere somministrato tramite un’iniezione mensile per via sottocutanea.

L’approvazione europea si basa sui dati di due studi di fase III condotti in pazienti con artrite idiopatica giovanile sistemica di età compresa fra 2 e 19 anni nei quali il farmaco ha evidenziati un significativo miglioramento clinico.

Studi clinici a supporto della registrazione europea di canakinumab nella SJIA
L’approvazione si è basata su due studi di Fase 3 condotti su pazienti con SJIA, di età compresa tra 2 e 19 anni. Gli studi hanno evidenziato un significativo miglioramento nella maggior parte dei pazienti trattati con canakinumab.
Lo studio 1, durato 4 settimane, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, ha coinvolto 84 pazienti di età compresa tra 2 e 19 anni affetti da SJIA attiva1,2. I pazienti hanno ricevuto una singola dose sottocutanea di canakinumab (4 mg/kg, fino a 300 mg) (n = 43) oppure il placebo (n = 41). L’endpoint primario è stato identificato nella percentuale di pazienti che hanno raggiunto l’ACR30 pediatrico adattato e la risoluzione della febbre al giorno 15 rispetto al basale1. Questo si traduce in un miglioramento di almeno il 30% dei sintomi sistemici e artritici rispetto al basale. Lo studio ha soddisfatto l’endpoint primario.

Lo studio 2, diviso in due parti, si è articolato in una parte I in aperto, a singolo braccio di trattamento attivo, seguita da una parte II di studio randomizzato, in doppio-cieco, controllato con placebo e progettato per il ritiro dei pazienti sulla base degli eventi registrati1. In totale nello studio sono stati arruolati 177 pazienti affetti da SJIA attiva di età compresa tra 2 e 19 anni1. Alcuni di questi pazienti avevano in precedenza partecipato allo studio 1. Nella parte I, i pazienti hanno ricevuto una iniezione sottocutanea di canakinumab (4 mg/kg, fino a 300 mg) ogni 4 settimane. L’endpoint primario della parte I è stato quello di valutare se il trattamento con canakinumab consentisse una riduzione graduale dei corticosteroidi in almeno il 25% dei pazienti affetti da SJIA, pazienti che stavano assumendo un corticosteroide al momento dell’arruolamento nello studio.

Nella parte II dello studio, i pazienti sono stati randomizzati per continuare a ricevere il trattamento con canakinumab, oppure per ricevere il placebo ogni 4 settimane (“gruppo placebo-dopo-canakinumab”), fino all’insorgenza di un numero prestabilito (37) di eventi di riacutizzazione (“riacutizzazioni”)1. L’endpoint primario della parte II è stato quello di dimostrare come l’intervallo di tempo fino alla comparsa di riacutizzazioni fosse maggiore con canakinumab rispetto al placebo.

Gli endpoint primari per gli studi 1 e 2 sono stati entrambi raggiunti.

Canakinumab
Canakinumab è un anticorpo monoclonale interamente umano che inibisce IL-1 beta, una componente fondamentale nel corretto funzionamento delle difese del sistema immunitario. Un’eccessiva produzione di IL-1 beta svolge un ruolo centrale in determinate malattie infiammatorie, inclusa la sJIA. Il farmaco agisce neutralizzando IL-1 beta per un periodo protratto, in modo inibendo il processo infiammatorio patologico sistemico e ripristinando l’omeostasi fisiologica.
Canakinumab è oggetto di studio nell’ambito di diverse patologie infiammatorie in cui interleuchina-1 (IL-1) beta rappresenta una componente fondamentale della patogenesi della malattia. Queste patologie comprendono rare condizioni auto-infiammatorie per le quali non esistono trattamenti approvati, tra cui la sindrome periodica associata al recettore del fattore di necrosi tumorale (TRAPS), la febbre mediterranea familiare resistente alla colchicina (FMF) e la sindrome da Iper-IgD (HIDS). Attualmente canakinumab è considerato un farmaco sperimentale per quanto riguarda queste patologie; come tale il ruolo che canakinumab potrebbe svolgere nel trattamento di queste malattie e i potenziali benefici per i pazienti sono ancora da determinare.

Artrite idiopatica giovanile sistemica (SJIA)
La SJIA è una forma di artrite infantile rara e invalidante, con opzioni di trattamento limitate2. La patologia, caratterizzata da febbre intermittente, eruzione cutanea e artrite, può colpire i bambini già dai 2 anni di età e perdurare in età adulta2,3. Canakinumab può essere somministrato in monoterapia o in combinazione con metotressato.
Si ritiene che l’incidenza della SJIA in Europa sia pari a circa 0,4-0,8 persone su 100.0003, con una prevalenza nei bambini stimata a 1-10 su 30.0004. Sebbene questa patologia possa rappresentare un pericolo per la vita stessa, le opzioni di trattamento sono limitate. Per trattare i sintomi e il dolore vengono spesso usati i corticosteroidi, nonostante il loro uso a lungo termine sia associato a effetti avversi potenzialmente gravi, tra cui la sindrome di Cushing, l’arresto della crescita e l’osteoporosi.