Confermando una decisione sfavorevole presa lo scorso mese di aprile, il National Institute for Health and Clinical Excellence ha pubblicato una raccomandazione pressoché definitiva sfavorevole alla rimborsabilità di bevacizumab quale prima linea di trattamento del tumore al seno metastatico, in combinazione con  capecitabina. La decisione finale verrà presa entro il mese di agosto.

La decisione del Nice è stata presa sulla base di considerazioni farmaco economiche e anche perché l’agenzia britannica non ha chiaro come il beneficio dimostrato da questa associazione nell’aumentare la sopravvivenza senza progressione si traduca poi in un vantaggio in termini di sopravvivenza globale e di qualità di vita.
Lo scorso anno l’Ema aveva approvato l’associazione di bevacizumab e capecitabina  che rappresenta un’ulteriore opzione terapeutica per le donne per le quali un trattamento con altri chemioterapici (inclusi taxani o antracicline) non è considerato appropriato.

Questa indicazione si basa sullo studio di fase III RIBBON 1 in cui il farmaco ha dimostrato di permettere alle donne con tumore al seno metastatico di vivere più a lungo senza peggioramento della malattia quando trattate con bevacizumab in combinazione con capecitabina rispetto alla sola capecitabina (2,9 mesi in più, p=0,0002). Gli eventi avversi nello studio RIBBON 1 sono risultati in linea con quelli evidenziati nei precedenti trial.

Anche nel Regno Unito il tumore alla mammella è una delle forme di cancro più diffuse. Ogni anno sono colpiti dalla malattia 48 mila donne e circa 300 uomini.

Comunicato del Nice