Cancro alla tiroide, ok Ue a uso di tireotropina alfa con meno Iodio

Ema
La Commissione europea ha dato il via libera all’estensione delle indicazioni per tireotropina alfa in modo da comprendere una più ampia dose di irradiazione con Iodio 131 in corso di ablazione del tessuto tiroideo residuo nei pazienti sottoposti a un intervento di tiroidectomia totale o quasi-totale a causa di un carcinoma della tiroide ben differenziato e che non presentano evidenze di metastasi a distanza.

La nuova indicazione consente ai medici di somministrare una dose ridotta di Iodio 131. In precedenza la dose del radiofarmaco doveva essere di 100mCi. Adesso i medici potranno scegliere una dose compresa fra 30 e 100 mCi. La nuova indicazione fornirà un’opzione in più per tutti i medici che preferiscono ridurre la dose del radiofarmaco a causa delle incertezze circa l’impatto sulle recidive e la mortalità di pazienti a basso rischio e a causa delle preoccupazioni circa il rischio  a breve e a lungo termine della terapia con il radiofarmaco.

La decisione della Commissione europea si basa sui risultati di due studi denominati HiLo e ESTIMABL), i più ampi condotto in questi setting, pubblicati lo scorso mese di maggio sul New England Journal of Medicine. Questi trial hanno confrontati diversi schemi terapeutici:  pazienti che hanno ricevuto l’ormone tireotropo umano ricombinante, pazienti che hanno interrotto la terapia sostitutiva con tiroxina, e pazienti che hanno ricevuto dosi più elevate o più ridotte di iodio 131.

Nei due studi, 30 mCi di Iodio sono risultati ben tollerati e hanno evidenziati tassi di successo simili rispetto alle dosi più elevate del radiofarmaco, quando somministrati in associazione all’ormone tireotropo ricombinante o a pazienti che avevano interrotto la terapia sostitutiva con tiroxina.

In entrambi gli studi, i pazienti che hanno ricevuto l’ormone ricombinante hanno avuto meno sintomi di ipotiroidismo (depressione, aumento di peso, perdita di memoria, diminuzione della capacità di concentrazione e stanchezza) e hanno preservato una migliore qualità di vita.

L’ablazione con iodio radioattivo consiste nella distruzione del tessuto tiroideo che non è stato rimosso con la tiroidectomia totale o subtotale, mediante l’utilizzo di un isotopo radioattivo, lo iodio 131 (I131), con l’obiettivo di eliminare eventuali residui di  tumore non asportati dal chirurgo, riducendo così la possibilità di recidiva della malattia.

La tiroide capta attivamente lo iodio. Questa è una funzione, specifica della ghiandola, fortemente stimolata dalla tireotropina, il principale regolatore della funzione delle cellule tiroidee. Pertanto, in preparazione al trattamento con iodio radioattivo è necessario far aumentare i livelli di tireotropina. Ciò si ottiene attraverso la sospensione della terapia di sostituzione ormonale con tiroxina per un periodo di 3-6 settimane, durante le quali potrebbero manifestarsi i sintomi di ipotiroidismo.

In alternativa, l’innalzamento del livello della tireotropina nel sangue si può ottenere attraverso la somministrazione dell’ormone tireotropo umano ricombinante (rhTSH) prodotto mediante tecniche di ingegneria genetica. Il prodotto ha proprietà biochimiche paragonabili a quelle del TSH endogeno. Si lega infatti ai recettori del TSH presenti sulle cellule epiteliali della tiroide, stimolando l'assunzione di iodio, la sua organicazione, e quindi la sintesi e il rilascio di tireoglobulina, triiodotironina (T3) e tiroxina (T4).

La tireotropina alfa era già approvata da tempo sia in Europa (dal 2001) sia negli Stati Uniti dal 1998 come mezzo diagnostico per evidenziare recidive di carcinoma tiroideo ben differenziato nei pazienti che, in seguito a tiroidectomia, sono sottoposti a terapia ormonale soppressiva (THST); l'Ema ha in seguito esteso l'indicazione alla terapia del carcinoma differenziato della tiroide in combinazione con iodio radioattivo (131I). adesso arriva l’ok a usarlo con dosi più ridotte di radiofarmaco.


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