Cancro del colon retto, approvazione per encorafenib associato a cetuximab

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La Commissione europea ha approvato l'utilizzo di encorafenib in combinazione con cetuximab, per il trattamento di pazienti adulti con cancro colorettale metastatico (CRC) con una mutazione BRAF V600E, che hanno ricevuto una precedente terapia sistemica.

La Commissione europea ha approvato l’utilizzo di encorafenib in combinazione con cetuximab, per il trattamento di pazienti adulti con cancro colorettale metastatico (CRC) con una mutazione BRAF V600E, che hanno ricevuto una precedente terapia sistemica.

Encorafenib è già indicato in combinazione con binimetinib per il trattamento di pazienti adulti con melanoma non resecabile o metastatico con mutazione BRAF V600. Per questa indicazione è stato di recente rimborsato dal Ssn ed è in commercio con il marchio Braftovi.

"Questa approvazione è davvero una grande notizia e molto necessaria per i pazienti con mCRC BRAFV600E-mutato e per i medici che trattano questo devastante tumore, poiché finora dalla CE non sono state approvate terapie specificamente indicate per questa popolazione ad alto fabbisogno medico", ha detto Josep Tabernero, ricercatore capo dello studio BEACON CRC e direttore dell'Istituto di Oncologia Vall d'Hebron di Barcellona, Spagna. "Il nuovo regime di combinazione di encorafenib e cetuximab cambierà il modo di trattare questi pazienti, con la possibilità di ritardare la progressione della malattia e di prolungare la loro vita".

"L'approvazione europea è un importante traguardo per i pazienti con tumore del colon-retto metastatico con mutazione BRAFV600E e per i medici che devono trattare questa devastante malattia perché, fino ad oggi, non esistevano terapie approvate in Europa per questa popolazione di pazienti", ha dichiarato il prof. Fortunato Ciardiello, Ordinario di Oncologia Medica all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. "Il nuovo regime di combinazione encorafenib e cetuximab cambierà il modo di trattare questi pazienti, con la possibilità di ritardare la progressione della malattia e prolungare le loro vite."

“I dati – ha spiegato il prof. Ciardiello - hanno mostrato che encorafenib in combinazione con cetuximab ha significativamente migliorato la sopravvivenza globale in pazienti con tumore del colon-retto metastatico con mutazione BRAFV600E (mediana 9,3 mesi vs 5,9 mesi) e ha ridotto il rischio di morte del 40%, rispetto al braccio di controllo trattato con cetuximab e un regime contenente irinotecan”.

La decisione della CE, che fa seguito al parere positivo del Comitato per i medicinali per uso umano dell'Agenzia europea per i medicinali del 30 aprile 2020, si basa sui risultati disponibili dello studio registrativo di Fase 3 BEACON CRC, il primo e unico studio randomizzato di Fase 3 progettato per testare una terapia mirata di combinazione BRAF in BRAFV600E-mutante mCRC.

I dati hanno mostrato che encorafenib in combinazione con cetuximab ha migliorato significativamente la sopravvivenza globale (OS) nei pazienti con mCRC BRAFV600E-mutanet (mediana 9,3 mesi vs 5,9 mesi; hazard ratio: 0,61; intervallo di confidenza del 95%: 0,48-0,77; p<0,0001) e ha ridotto il rischio di morte del 40%, rispetto al braccio con cetuximab più regime contenente irinotecan (controllo).
Inoltre, i dati dello studio  hanno anche messo in luce un miglioramento del tasso di risposta oggettivo (ORR; 20% vs 2%; p<0,0001; per valutazione da parte della revisione centrale indipendente cieca [BICR]), rispetto al braccio di controllo.

Encorafenib più cetuximab ha dimostrato un buon profilo di sicurezza senza tossicità inaspettate. Le reazioni avverse ai farmaci più comuni (>25%), osservate nello studio BEACON CRC, sono state affaticamento, nausea, diarrea, dermatite acneiforme, dolore addominale, artralgia/ dolore muscoloscheletrico, diminuzione dell'appetito, eruzione cutanea e vomito.

Si stima che le mutazioni di BRAF si verifichino in circa l'8-12% dei pazienti con mCRC, e V600E è la mutazione più comune. I pazienti con mCRC che hanno tumori BRAFV600E-mutanti in genere hanno una prognosi sfavorevole che rappresenta un elevato bisogno medico insoddisfatto. Attualmente, non esistono in Europa altri trattamenti mirati approvati e specificamente indicati per questa popolazione di pazienti.