Il Chmp dell’Ema ha dato parere positivo all’approvazione di olaparib per la terapia del carcinoma ovarico platino-sensibile legato a mutazione BRCA. Sviluppato da AstraZeneca, il farmaco sarà messo in commercio in capsule da 50 mg. con il marchio Lynparza.

Più precisamente, il parere positivo si riferisce al trattamento di mantenimento delle pazienti adulte con carcinoma ovarico epiteliale sieroso ad alto grado (incluso carcinoma alle tube di Falloppio o carcinoma peritoneale primario), con mutazione del gene BRCA (germiline e/o somatica), che rispondono – in modo totale o parziale – alla chemioterapia a base di platino.

Una volta approvato, il farmaco sarà il primo esponente della nuova classe dei PARP inibitori ad essere messo in commercio in Europa.

Il farmaco è un inibitore del PARP [Poli-(ADP-ribosio)-polimerasi], un enzima nucleare coinvolto in una serie di processi cellulari che includono la riparazione dei danni al DNA e la morte cellulare programmata (apoptosi).

L’approvazione di olparib è stata ottenuta sulla base di un'analisi secondaria di un singolo studio di efficacia fase II (chiamato studio 19). In quest’analisi, il trattamento con olaparib aveva mostrato di ridurre il rischio di progressione rispetto al placebo. Nello studio, tuttavia, non è stato evidenziato un aumento della sopravvivenza globale.

Un totale di 265 donne, che avevano risposto alla chemioterapia a base di platino, sono state assegnate a olaparib oppure a placebo per la terapia di mantenimento. Rispetto al placebo, olaparib ha ridotto il rischio di progressione o di morte di un significativo 82% ( hazard ratio, HR=0.18 ) tra le pazienti con mutazioni BRCA e del 47% ( HR=0.53 ) nelle pazienti senza mutazioni BRCA.

Nel sottogruppo positivo alla mutazione BRCA (51%) è stato anche riscontrato un maggiore beneficio nelle pazienti trattate con olaparib con un più lungo tempo senza progressione della malattia o tempo al decesso.

Nel gruppo delle pazienti positivo per la mutazione BRCA, la sopravvivenza mediana libera da progressione è stata di 11.2 mesi con olaparib contro 4.3 mesi con placebo ( HR=0,18; P inferiore a 0.00001 ).

Gli eventi avversi più comuni associate al trattamento con olaparib erano di grado lieve e moderato e includevano nausea, vomito, astenia e anemia.

L’attivazione di PARP è alla base del fenomeno di resistenza dei tumori alla chemioterapia. Inibendo PARP si attenua la capacità delle cellule tumorali di resistere agli agenti alchilanti e si ripristina la sensibilità dei tumori alla chemioterapia. Inattivando PARP si accumulano nel nucleo delle cellule frammenti danneggiati di DNA, con conseguente arresto della crescita e della divisione cellulare, fino ad arrivare alla morte delle cellule tumorali.