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Carcinoma a cellule renali avanzato, approvazione europea per cabozantinib in prima linea associato a nivolumab

L'approvazione si basa sui dati dello studio di fase 3 CheckMate-9ER, recentemente pubblicati sul New England Journal of Medicine. I dati dello studio indicano che cabozantinib in associazione con nivolumab ha raddoppiato la sopravvivenza libera da progressione mediana e ha significativamente migliorato le percentuali di sopravvivenza globale e controllo di malattia con un più basso tasso di discontinuazione rispetto a sunitinib.

Ipsen ha annunciato che la Commissione Europea (EC) ha approvato cabozantinib in associazione con nivolumab di Bristol Myers Squibb per il trattamento di prima linea del carcinoma a cellule renali avanzato (aRCC). Questa decisione segna la prima approvazione di cabozantinib in associazione con un’altra terapia nell’U.E. e la terza indicazione per cabozantinib nel carcinoma a cellule renali (RCC).

“L’approvazione odierna della Commissione Europea per l’uso di cabozantinib in associazione con nivolumab fornisce un’importante nuova opzione di trattamento di prima linea per i pazienti che convivono con il carcinoma a cellule renali avanzato”, ha affermato Howard Mayer, Executive Vice President and Head of Research and Development, Ipsen. “In Ipsen, siamo orgogliosi che questa nuova opzione di trattamento, ora approvata, non solo risponda a benefici chiave di efficacia ma anche al bisogno di preservare la qualità di vita nei pazienti. Guardiamo ora alla collaborazione con un’ampia gamma di stakeholders europei per portare questa combinazione, unica nel suo genere, ai pazienti eleggibili che convivono con il carcinoma a cellule renali avanzato“.

L’approvazione della Commissione Europea si basa sui risultati dello studio di fase 3 CheckMate-9ER, presentati al Presidential Symposium dell’European Society for Medical Oncology (ESMO) Virtual Congress 2020 e pubblicati sul New England Journal of Medicine (NEJM) del 3 marzo 2021. Nello studio, cabozantinib in associazione con nivolumab ha dimostrato significativi miglioramenti per tutti gli endpoint di efficacia.

Nei pazienti che hanno ricevuto la combinazione, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana, endpoint primario dello studio, è raddoppiata rispetto ai pazienti che hanno ricevuto sunitinib in monoterapia: 16,6 mesi rispetto a 8,3 mesi (HR 0,51; IC 95%: 0,41 – 0,64; p < 0,0001). Anche la sopravvivenza globale (OS) ha mostrato miglioramenti statisticamente significativi, riducendo il rischio di morte del 40% rispetto a sunitinib (HR 0,60; IC 98,89%: 0,40 – 0,89; p = 0,001; OS mediana non raggiunta nei due bracci).

Inoltre, cabozantinib in associazione con nivolumab ha dimostrato un tasso di risposta obiettiva (ORR) superiore, con il doppio dei pazienti che hanno risposto rispetto a sunitinib (55,7% vs 27,1%; p < 0,0001) e l’8,0% rispetto al 4,6% ha ottenuto una risposta completa.

Risultati chiave di efficacia erano coerenti sia tra i gruppi di rischio secondo l’International Metastatic Renal Cell Carcinoma Database Consortium (IMDC) che tra sottogruppi di PD-L1.

La combinazione è stata ben tollerata e rifletteva i profili di sicurezza noti dei componenti immunoterapico e inibitore tirosin-chinasico in prima linea di aRCC.

Ulteriori dati dello studio CheckMate-9ER sono stati presentati a febbraio al Genitourinary Cancers Symposium dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2021. Questi dati evidenziavano un’efficacia superiore e sostenuta di cabozantinib in associazione con nivolumab rispetto a sunitinib per il trattamento di prima linea di aRCC con un follow-up mediano di 23,5 mesi, così come risultati che suggerivano esiti significativamente migliori della qualità di vita legata alla salute (HRQoL) per la combinazione rispetto a sunitinib.

Questi dati di HRQoL, anch’essi inclusi nella recente pubblicazione sul NEJM, hanno dimostrato che la combinazione era associata ad un minore carico di trattamento, una riduzione del rischio di deterioramento confermato nella HRQoL e una riduzione dei sintomi correlati alla malattia rispetto a sunitinib.

“L’associazione di nivolumab con cabozantinib unisce due farmaci comprovati per il carcinoma a cellule renali avanzato che assieme, nello studio CheckMate-9ER, hanno mostrato un’efficacia superiore per tutti gli endpoint chiave e i sottogruppi di pazienti, rispetto a sunitinib. Inoltre, il profilo di sicurezza di questa associazione è risultato gestibile secondo i protocolli noti, portando a un basso tasso di discontinuazioni correlate al trattamento“, ha aggiunto il Prof. Marc-Oliver Grimm, M.D., Professor of Medicine and Urology Department Head, Jena University Hospital. “Con l’approvazione odierna, i clinici nell’Unione Europea potranno offrire ai pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato un’ulteriore terapia di combinazione che può aiutarli ad ottenere un controllo precoce della loro malattia e migliorare gli esiti di sopravvivenza”.

Questa approvazione permette la commercializzazione di cabozantinib in associazione con nivolumab per questa indicazione in tutti i 27 Stati membri dell’Unione Europea, in Norvegia, Liechtenstein e Islanda.

Il carcinoma a cellule renali
Ogni anno, si registrano in tutto il mondo più di 400.000 nuove diagnosi di tumore del rene. Il carcinoma a cellule renali (RCC) è il più comune tipo di tumore del rene, costituendo circa il 90% dei casi. Il carcinoma a cellule renali è due volte più frequente negli uomini e i pazienti maschi rappresentano più dei due terzi delle morti. Se diagnosticato in stadio iniziale, il tasso di sopravvivenza a cinque anni è elevato, ma nei pazienti con RCC avanzato o metastatico all’ultimo stadio il tasso di sopravvivenza è molto più basso, pari a circa il 12%, per il quale al momento non esistono cure.

Lo studio CheckMate-9ER
CheckMate-9ER è uno studio in aperto, randomizzato, multi-nazionale, di fase 3, che ha valutato pazienti con RCC avanzato o metastatico non precedentemente trattati. In totale, 651 pazienti (23% a rischio favorevole, 58% a rischio intermedio, 20% a rischio sfavorevole; 25% PD-L1 ≥ 1%) sono stati randomizzati a ricevere cabozantinib più nivolumab (n = 323) vs. sunitinib (n = 328). L’endpoint primario è la sopravvivenza libera da progressione (PFS). Endpoint secondari includono la sopravvivenza globale (OS) e il tasso di risposta obiettiva (ORR). L’analisi primaria di efficacia ha confrontato la duplice combinazione rispetto a sunitinib in tutti i pazienti randomizzati.