Carcinoma ovarico, parere positivo europeo per niraparib

Il Chmp, cioè il team di esperti europei chiamati dall'Ema a dare un parere non vincolante circa l'approvazione dei farmaci, ha dato parere positivo alla registrazione dell'anticancro niraparib, un inibitore orale della poli ADP-ribosio polimerasi (PARP). Il parere positivo si riferisce al trattamento di mantenimento in donne con carcinoma ovarico epiteliale ricorrente, delle tube di falloppio o peritoneale primario con risposta completa o parziale alla chemioterapia a base di platino.

Il Chmp, cioè il team di esperti europei chiamati dall'Ema a dare un parere non vincolante circa l'approvazione dei farmaci, ha dato parere positivo alla registrazione dell'anticancro niraparib, un inibitore orale della poli ADP-ribosio polimerasi (PARP). Il parere positivo si riferisce al trattamento di mantenimento in donne con carcinoma ovarico epiteliale ricorrente, delle tube di falloppio o peritoneale primario con risposta completa o parziale alla chemioterapia a base di platino.

Sviluppato dalla biotech Tesaro, una volta approvato in via definitiva sarà posto in commercio con il marchio Zejula. In Usa il farmaco è già in commercio da alcuni mesi. Niraparib è un farmaco ad uso orale, da somministrare in monodose giornaliera, per il trattamento di mantenimento.

Il parere positivo rilasciato dal Chmp su dati del trial internazionale di fase III ENGOTOV16/NOVA, uno studio controllato con placebo in doppio cieco su 553 pazienti con ricorrenza di carcinoma ovarico che avevano ricevuto una risposta completa o parziale nel loro più recente trattamento di chemioterapia a base di platino.

I risultati del PFS della sperimentazione di fase 3 presentata lo scorso anno al congresso ESMO  sono senza precedenti: 15,5 mesi di PFS in più nelle pazienti con mutazione BRCA e oltre 5 mesi nelle donne senza mutazione. "Non abbiamo mai visto benefici così grandi sulla PFS in pazienti con cancro ovarico ricorrente", aveva dichiarato il ricercatore Mansoor Mirza, MD, dell'Ospedale Universitario di Copenaghen, Danimarca.

Una volta approvato, in Europa il farmaco sarà il primo inibitore di PARP che non richiederà test della mutazione BRCA o su altri biomarcatori. Niraparib ha infatti dimostrato un aumento clinicamente significativo della sopravvivenza libera da progressione (PFS) nelle donne con carcinoma ovarico ricorrente, indipendentemente dalla presenza di mutazioni BRCA o di altri biomarcatori.

L’uso in pazienti senza mutazione BRCA è stato approvato dall’Fda anche per olaparib e sarà l’indicazione ricercata anche dal terzo rappresentante della classe degli anti PARP, rucaparib, non ancora approvato dalle autorità regolatorie internazionali.

“Questa è la seconda opinione positiva del CHMP nel 2017 per farmaci del nostro portafoglio, e rappresenta un’altra importante tappa per TESARO. Siamo in prima linea nel sostegno delle donne che affrontano il carcinoma ovarico, tumore raro ma tra i più letali e, per fare questo, stiamo velocemente globalizzando la nostra presenza - ha dichiarato Roberto Florenzano, Vice President e Amministratore Delegato di TESARO Italia -. Previa approvazione finale della Commissione Europea, è nostra intenzione rendere disponibile niraparib a partire dal quarto trimestre di quest’anno in diversi Paesi europei nei quali abbiamo già una presenza diretta. In Italia abbiamo stabilito la nostra presenza un anno fa e stiamo lavorando per costruire l’organizzazione con l’obiettivo di dare ai pazienti che ne possono beneficiare la possibilità di avere accesso ai nostri farmaci prima possibile”.

Lo studio registrativo NOVA
Il trial ENGOT-OV16/NOVA, uno studio internazionale, controllato verso placebo, in doppio cieco di fase 3 su 553 pazienti con carcinoma ovarico ricorrente che avevano ottenuto una risposta completa o parziale nel loro più recente trattamento di chemioterapia a base di platino. Approssimativamente due terzi delle donne partecipanti allo studio non presentava mutazioni germinali dei geni BRCA. La progressione della malattia nello studio NOVA è stata valutata attraverso una revisione centralizzata in cieco, rigorosa ed imparziale, in grado di rilevare la prima progressione clinica o radiologica.

Il trattamento con niraparib ha determinato una riduzione del rischio di progressione di malattia o morte del 73% nelle pazienti con mutazioni germinali di BRCA (HR 0,27) e del 55% nelle pazienti senza mutazioni germinali di BRCA (HR 0,45). Il beneficio è stato simile nelle pazienti arruolate nello studio in risposta parziale o completa.

Gli effetti collaterali di grado 3 e 4 più comuni di niraparib nello studio NOVA hanno incluso trombocitopenia (34%), anemia (25%), neutropenia (20%) e ipertensione (9%). Successivamente alla modifica del dosaggio in base alla tollerabilità individuale, l’incidenza di trombocitopenia di grado 3 e 4 si è ridotta a meno dell’1% dopo il secondo mese. La maggior parte degli eventi avversi ematologici è stata risolta con una modifica del dosaggio. Le interruzioni di terapia causate da trombocitopenia, neutropenia e anemia sono state rispettivamente del 3,3%, 1,9% e 1,4% dei pazienti.