Carcinoma uroteliale: approvazione europea per pembrolizumab

L'Agenzia Europea per i Medicinali ha approvato pembrolizumab, farmaci immunoterapico anti-PD-1, per il trattamento in monoterapia di pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico di pazienti adulti che hanno ricevuto una precedente chemioterapia contenente platino e di adulti non eleggibili alla chemioterapia contenente cisplatino.

L’Agenzia Europea per i Medicinali ha approvato pembrolizumab, farmaci immunoterapico anti-PD-1, per il trattamento in monoterapia di pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico di pazienti adulti che hanno ricevuto una precedente chemioterapia contenente platino e di adulti non eleggibili alla chemioterapia contenente cisplatino.

L’approvazione per i pazienti precedentemente trattati con chemioterapia contenente il platino si basa sui dati dello studio randomizzato di fase III KEYNOTE-045, che hanno mostrato una superiore sopravvivenza globale (OS) con pembrolizumab rispetto alla chemioterapia di scelta dello sperimentatore (paclitaxel, docetaxel, vinflunina).

L’approvazione in pazienti non eleggibili alla chemioterapia contenente cisplatino si basa invece sui dati di fase II dello studio KEYNOTE-052, che ha mostrato un tasso di risposta globale (ORR) pari al 29% (IC 95%: 25 - 34). L’approvazione europea permette la commercializzazione di pembrolizumab per queste due nuove indicazioni in tutti i 28 Paesi membri dell’Unione Europea e in Islanda, Lichtenstein e Norvegia, al dosaggio di 200 mg ogni tre settimane fino a progressione della malattia o tossicità inaccettabile.

“Pembrolizumab ha un impatto positivo sulla qualità di vita di questi pazienti – afferma il dott. Andrea Necchi, Dirigente medico del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Il confronto diretto con la chemioterapia emerge chiaramente nello studio KEYNOTE-045 che ha portato all’approvazione della molecola in seconda linea, cioè in pazienti che hanno già ricevuto in precedenza la chemioterapia. Sappiamo con il livello massimo di evidenza che questa molecola, oltre a incrementare la sopravvivenza, offre risultati migliori anche in termini di mantenimento della qualità di vita nel tempo. Inoltre lo studio KEYNOTE-045 è particolarmente rilevante perché riguarda la seconda linea, una situazione tradizionalmente difficile da trattare perché per molti anni di fatto è mancata una terapia standard per questi pazienti.

La possibilità di disporre di un farmaco che offre un vantaggio significativo in termini di sopravvivenza globale rispetto alla chemioterapia è un passo storico per pazienti e clinici, mai verificatosi in precedenza. E pembrolizumab è l’unico farmaco immunologico a mantenere il livello 1 di evidenza, il più alto in termini ‘pesantezza’ dei risultati”.

“Keynote-052 – continua il dott. Necchi - è uno studio a singolo braccio senza confronto con la chemioterapia ed ha analizzato la risposta globale, un parametro di attività a breve termine rispetto alla sopravvivenza globale. Il fatto di avere ottenuto risposte globali sia parziali che complete così positive in prima linea - in malati non eleggibili alla chemioterapia, è molto importante perché ci permette di allargare il numero di pazienti che possono accedere a una terapia efficace superando così i ‘vincoli’ della chemioterapia legati alla somministrazione e alla tollerabilità”.

Il tumore della vescica origina quando le cellule che la rivestono cominciano a replicarsi in modo incontrollabile. Man mano che le cellule si moltiplicano possono formare un tumore e diffondersi ad altre aree del corpo. Il carcinoma uroteliale è l’istotipo più comune di tumore vescicale e origina dalle cellule uroteliali che rivestono l’interno dell’organo. Nel 2012 circa 430.000 persone in tutto il mondo hanno ricevuto la diagnosi di tumore della vescica e 165.000 sono decedute a causa della malattia. L’incidenza del tumore vescicale è elevata in Nord America, Europa, Nord Africa, Medio Oriente, Australia e Nuova Zelanda. La chemioterapia contenente cisplatino è stata a lungo lo standard di cura per il trattamento di prima linea del tumore avanzato della vescica, tuttavia, circa metà dei pazienti non è eleggibile a ricevere questo trattamento.