Per i medicinali destinati a un uso cronico, il numero di pazienti arruolati negli studi registrativi sottoposti all’Ema per l’approvazione non è sufficiente per valutare correttamente la sicurezza e efficacia a lungo termine di questi farmaci. Pertanto sarebbe necessaria una nuova legislazione comunitaria in materia. A sostenerlo sono gli autori di uno studio pubblicato questa settimana su PLoS Medicine.

Le attuali linee guida Ue dicono che, al fine di valutare in modo completo la sicurezza dei medicinali in fase di sviluppo per il trattamento a lungo termine di malattie non mortali, almeno 1000 i pazienti devono assumere il nuovo farmaco e 300 e 100 devono prenderlo rispettivamente per 6 e 12 mesi prima dell'approvazione da parte dell'agenzia europea.

Lo studio appena uscito su PLoS Medicine, coordinato da Ruben Duijnhoven dell’Università di Utrecht, ha analizzato i dati di studi presentati all'Ema riguardanti circa 200 farmaci approvati tra il 2000 e il 2010 per verificare se il numero di pazienti inclusi fosse conforme alle indicazioni formulate dall’International Conference on Harmonisation E1 (seguite anche dall’Fda per stabilire la dimensione dei trial necessaria per valutare la sicurezza dei farmaci).

È emerso che il numero medio di pazienti studiati prima dell'approvazione era 1708 per i farmaci standard e 438 per i farmaci orfani. In media, i medicinali per uso cronico, per esempio gli anti-asma, sono stati studiati in un maggior numero di pazienti - 2338 - rispetto a quelli per un utilizzo di medio termine, come gli antitumorali - 878 - o a breve termine, come gli antibiotici - 1315.

Tuttavia, la sicurezza e l'efficacia di un uso cronico sono state studiata in meno di 1.000 pazienti per almeno 6 e 12 mesi rispettivamente nel 46,4% e 58,3% dei nuovi farmaci. Degli 84 farmaci destinati a un uso cronico, 69 sono stati studiati in almeno 300 pazienti per 6 mesi e 67 in almeno 100 per 12 mesi.

Gli autori concludono pertanto che, per quanto riguarda i medicinali ad uso cronico, il numero di pazienti studiati prima dell’immissione in commercio non si è rivelato sufficiente per valutare sicurezza ed efficacia a lungo termine e che entrambi questi parametri devono continuare a essere studiati dopo l'approvazione.

"Alla luce dei nuovi strumenti scientifici e legislativi per monitorare rischi e benefici dell’uso clinico dei farmaci, sembra opportuna una discussione sulle necessità di esposizione a lungo termine per l'approvazione dei medicinali, in particolare di quelli per uso cronico” scrivono gli autori, aggiungendo che "tale discussione dovrebbe coinvolgere gli operatori sanitari, i pazienti e il mondo accademico, nonché l'industria e le autorità regolatorie, e dovrebbe comprendere anche un dibattito sul livello di incertezza accettabile, soprattutto per gli eventi avversi e gli outcome a lungo termine dei farmaci cronici".

Non si sa se tali discussioni avranno luogo. Certamente, però, i risultati sottolineano la tensione esistente tra coloro che vorrebbero rendere più veloce possibile l’iter approvativo dei farmaci e chi sostiene, invece, che la fretta fa danni e, talvolta, anche eventi avversi gravi.

R.G. Duijnhoven, et al. Number of Patients Studied Prior to Approval of New Medicines: A Database Analysis. PLoS Medicine 2013; 10(3): e1001407. doi:10.1371/journal.pmed.1001407
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