Emicrania: approvazione europea per erenumab, capostipite degli anti-CGRP

La Commissione europea ha approvato erenumab per la prevenzione dell'emicrania negli adulti che presentano almeno quattro giorni mensili di emicrania. Sviluppato da Novartis, il farmaco sarÓ messo in commercio con il marchio Aimovig.

La Commissione europea ha approvato erenumab per la prevenzione dell’emicrania negli adulti che presentano almeno quattro giorni mensili di emicrania. Sviluppato da Novartis, il farmaco sarà messo in commercio con il marchio Aimovig.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito l’emicrania come una delle dieci cause primarie di anni vissuti con disabilità in tutto il mondo.

Erenumab è il primo trattamento del suo genere sviluppato per prevenire l’emicrania mediante il blocco del recettore del peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP, Calcitonin Gene-Related Peptide), il quale svolge un ruolo critico nella malattia. In caso di approvazione, erenumab verrà auto-somministrato una volta ogni quattro settimane mediante autoiniettore.

Come agisce il farmaco
CGRP è un neuropeptide, una piccola proteina che viene liberata dalle terminazioni trigeminali. Il trigemino è l’effettore periferico del dolore nella maggior parte dei casi di mal di testa e certamente nell’emicrania. Possiamo immaginare il trigemino come un corpo a due braccia, dove una di queste ultime è a contatto con i vasi delle meningi. Qui, una volta attivato nel corso dell’attacco emicranico, il trigemino deposita il CGRP.

Antagonizzare il GCRP, o il suo recettore, significa bloccare gli effetti di quest’ultimo sui vasi meningei, quali vasodilatazione e infiammazione vascolare, definita infiammazione neurogenica. L’altro braccio del trigemino è a contatto con il nucleo trigeminale posto nel tronco dell’encefalo. In questo caso il CGRP rilasciato non determina vasodilatazione e infiammazione, ma amplifica la trasmissione dell’impulso doloroso.

In sintesi, il CGRP svolge due funzioni: da un lato provoca vasodilatazione e infiammazione a livello delle meningi, dall’altro facilita la trasmissione nocicettiva del dolore. Bloccare il legame del CGRP al suo recettore vuol dire inibire questi effetti.

Lo sviluppo clinico: gli studi principali
L’approvazione europea si basa su un ampio programma di sviluppo clinico che comprende quattro studi clinici di fase II e III condotti su oltre 2600 pazienti con quattro o più giorni mensili di emicrania. Erenumab ha dimostrato benefici clinicamente e statisticamente significativi rispetto al placebo nel ridurre il numero di giorni mensili di emicrania attraverso l’intero spettro della malattia, offrendo ai pazienti un maggior numero di giorni liberi da emicrania.

Nel corso del programma clinico, metà dei pazienti con emicrania episodica (4-14 giorni mensili di emicrania) che hanno assunto erenumab ha sperimentato una riduzione della metà o più del numero di giorni di emicrania, una percentuale significativamente più elevata rispetto al placebo (STRIVE: 43,3% e 50%, rispettivamente per erenumab 70 mg e 140 mg, placebo: 26,6% (p <0,001). I pazienti con emicrania cronica (15 o più giorni mensili cefalea) hanno analogamente ottenuto una risposta statisticamente significativa (40% e 41%, rispettivamente per erenumab 70 mg e 140 mg, placebo: 23%, p <0,001).

La sicurezza, l’efficacia e la tollerabilità di erenumab sono state attualmente valutate nel corso di studi clinici che hanno coinvolto più di 3000 pazienti. Questo numero include la serie di dati sottoposti al Chmp, nonché ulteriori studi come LIBERTY, dedicato a popolazioni difficili da trattare, cioè ai pazienti con emicrania episodica che hanno fallito da due a quattro trattamenti precedenti.

Nello studio LIBERTY, i pazienti che assumevano erenumab 140 mg hanno avuto probabilità significativamente più elevata rispetto ai pazienti trattati con placebo di presentare una riduzione dei giorni di emicrania di almeno il 50%3. In tutti gli studi, il profilo di sicurezza e tollerabilità di erenumab è stato comparabile a quello del placebo, anche nel corso di uno studio dedicato alla valutazione della sicurezza cardiovascolare nei pazienti con angina stabile (indotta da esercizio fisico).