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HIV, parere positivo del Chmp per la nuova tripletta di Gilead a base di bictegravir

Importante novità per la terapia dell'Hiv. Il Chmp ha dato parere favorevole all'approvazione di Biktarvy una nuova tripletta a base di bictegravir, emtricitabina e tenofovir alafenamide), disponibile in compresse da assumere una volta al giorno.

Importante novità per la terapia dell’Hiv. Il Chmp ha dato parere favorevole all’approvazione di Biktarvy una nuova tripletta a base di bictegravir, emtricitabina e tenofovir alafenamide), disponibile in compresse da assumere una volta al giorno. Sviluppato da Gilead Sciences il farmaco lo scorso mese di febbraio è stato approvato dalla Food and Drug Administration.

Biktarvy combina tre farmaci: bictegravir, nuovo inibitore dell’integrasi che non necessita di booster e che è adatto alla somministrazione once a day, con il tenofovir alafelamide associato a emtricitabina, che costituiscono la backbone therapy per l’HIV.

"Da oltre 20 anni, la triplice terapia è lo standard della cura dell’HIV e ha permesso alle persone che convivono con l'HIV di raggiungere una non individuabilità duratura del virus. In Gilead, abbiamo continuato a esplorare modi per migliorare e fornire più opzioni di trattamento dell'HIV, con l'obiettivo di andare oltre la riduzione della carica virale e di aiutare ad affrontare alcune delle sfide più ampie con cui devono convivere le persone che infezione da HIV", ha dichiarato Andrew Cheng, Chief Medical Officer, Gilead Sciences. "Se approvato, Biktarvy sarebbe il quinto prodotto basato su TAF per l'HIV ad essere disponibile nell'Unione Europea negli ultimi tre anni, e grazie al suo profilo di interazione con i farmaci, ai requisiti minimi di monitoraggio e alla facilità di somministrazione riteniamo che possa rappresentare un significativo progresso nella terapia dell'HIV per i pazienti appropriati in Europa".

Il regime è stato studiato per il trattamento degli adulti affetti da HIV-1 senza anamnesi di terapia antiretrovirale (ART) o in sostituzione di un regime antiretrovirale in atto negli adulti che hanno ottenuto una soppressione virologica (con HIV-1 RNA inferiore a 50 copie per ml) e che sono stati in regime ART stabile per almeno 3 mesi senza alcuna storia di fallimento del trattamento, e con "nessuna sostituzione nota associata alla resistenza ai singoli componenti del farmaco".

“Questo regime sperimentale a singola compressa riunisce la potenza di un inibitore dell’integrasi – bictegravir – con il consolidato profilo di efficacia e sicurezza del trattamento a base di TAF ed emtricitabina”, ha affermato qualche tempo fa Andrea Antinori, Direttore U.O.C. Immunodeficienze Virali, Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, IRCCS, Roma. “Sulla base di quanto emerso dai risultati di questi studi di Fase III, la combinazione di bictegravir e emtricitabina/tenofovir alafenamide rappresenta, al momento, un progresso di assoluto rilievo nel trattamento con triplice terapia. La combinazione di bictegravir e emtricitabina/tenofovir alafenamide si è dimostrata non-inferiore rispetto a regimi standard of care sia nel trattamento del paziente naive che nelle persone che cambiano la terapia in presenza di una soppressione virale, e questo significa avere a disposizione una nuova opzione di trattamento, estremamente sicura ed efficace, per una larga parte dei pazienti affetti da HIV”.

Poiché il farmaco contiene TAF al posto del tenofovir disoproxil fumarato (TDF), è meno probabile che Biktarvy possa causare perdita di massa ossea o problemi renali. Tuttavia, la funzionalità renale dovrebbe essere testata prima di iniziare la terapia con Biktarvy e monitorata regolarmente. Nessuna regolazione del dosaggio di Biktarvy è necessaria per le persone con una clearance stimata di creatinina di 30 ml/min o superiore, il cut-off per moderata malattia renale cronica (fase 3).

Gli effetti avversi più frequenti sono diarrea, mal di testa, nausea, stanchezza, vertigini e sogni insoliti. Nel corso dei quattro studi, nessun partecipante ha sviluppato tubulopatia renale prossimale o sindrome di Fanconi e nessuno ha interrotto il trattamento a causa di effetti collaterali legati a problemi renali.

Le persone in cui si sta valutando di iniziare la terapia con Biktarvy dovrebbero essere preventivamente testate per l'infezione da virus dell'epatite B (HBV), perché la componente TAF è attiva anche contro l'HBV, e interrompere il trattamento potrebbe causare riacutizzazioni di infiammazioni epatiche.

La domanda di registrazione per BIC/FTC/TAF è supportata dai dati di quattro studi di Fase 3 tuttora in corso: gli studi 1489 e 1490 in adulti affetti da HIV-1 nativi del trattamento e gli studi 1844 e 1878 in adulti virologicamente soppressi.
Gli studi hanno arruolato una popolazione di 2.415 partecipanti. BIC/FTC/TAF ha raggiunto il suo obiettivo primario di non inferiorità a 48 settimane in tutti e quattro gli studi.

Negli studi clinici condotti, nel corso di 48 settimane nessun paziente che ha assunto il regime bictegravir più emtricitabina/TAF ha sviluppato resistenza al trattamento, un risultato che sono stati osservati sia nelle persone naive alla terapia che in quelle che erano state virologicamente soppresse e che hanno scelto di cambiare regime.

Gli analisti prevedono un futuro di successo per il farmaco, con vendite che già nel 2018 dovrebbero arrivare al miliardo di dollari per raggiungere i $5-6 mld nel 2024.

Bictegravir, nuovo inibitore dell’integrasi
I farmaci attivi contro l'HIV di tipo 1 (HIV-1) che colpiscono l’integrasi virale, inibendo il passaggio strand-transfer di integrazione, sono ormai entrati nell'abituale uso clinico. Si tratta di farmaci antiretrovirali efficaci e molto ben tollerati.

Attualmente queste molecole sono incluse nei principali regimi terapeutici raccomandati in Europa e negli Stati Uniti.
Il primo farmaco di questa classe è stato raltegravir, che viene somministrato due volte al giorno anche se ha di recente ricevuto l'approvazione Fda ed Ema per la somministrazione once a day. Un altro farmaco molto utilizzato è dolutegravir,
che si utilizza nei pazienti con preesistente resistenza o in terapia con farmaci potenzialmente interagenti. Un altro farmaco di questa classe è elvitegravir (sempre di Gilead), che deve essere potenziato con cobicistat o ritonavir.

I ricercatori di Gilead hanno sintetizzato e testato diversi nuovi inibitori dell’integrasi per identificare agenti con elevata potenza. Hanno così identificato bictegravir, una molecola con un’ampia struttura molecolare conosciuta come “A-ring” e con una nuova configurazione del “D-ring”, che fornisce al farmaco una miglior capacità di legame con l’enzima integrasi di Hiv e una buona stabilità metabolica. Il farmaco, infatti, non necessita dell'associazione con un potenziatore (booster) per prolungarne l'azione.