Infarto, ticagrelor si può usare anche oltre i 12 mesi successivi l'evento

La Commissione Europea ha autorizzato la messa in commercio di ticagrelor nel nuovo dosaggio di 60 mg per il trattamento dei pazienti che hanno avuto un infarto del miocardio da almeno un anno e hanno un alto rischio di sviluppare un ulteriore evento aterotrombotico. Adesso, dopo i primi 12 mesi dall'infarto nei quali il farmaco viene utilizzato alla dose di 90 mg. somministrati due volte al giorno, il ticagrelor potrà essere utilizzato alla dose di 60 mg. due volte al giorno per la prevenzione degli eventi cardiovascolari e per la prevenzione della trombosi dello stent. Ovviamente, sempre insieme all'aspirina (75-100 mg./die) o di una qualunque doppia terapia antiaggregante nella cosiddetta Dual AntiPlatelet Therapy (Dapt).

La Commissione Europea ha autorizzato la messa in commercio di ticagrelor nel nuovo dosaggio di 60 mg per il trattamento dei pazienti che hanno avuto un infarto del miocardio da almeno un anno e hanno un alto rischio di sviluppare un ulteriore evento aterotrombotico.

Adesso, dopo i primi 12 mesi dall’infarto nei quali il farmaco viene utilizzato alla dose di 90 mg. somministrati due volte al giorno, il ticagrelor  potrà essere utilizzato alla dose di 60 mg. due volte al giorno per la prevenzione degli eventi cardiovascolari e per la prevenzione della trombosi dello stent. Ovviamente, sempre insieme all’aspirina (75-100 mg./die) o di una qualunque doppia terapia antiaggregante nella cosiddetta Dual AntiPlatelet Therapy (Dapt).

Ticagrelor è un farmaco antiaggregante da assumere per via orale, che agisce inibendo l'attivazione delle piastrine. È un antagonista diretto del recettore P2Y12 in una classe chimica denominata ciclo-pentil-triazolo-pirimidine (CPTP). Ticagrelor agisce inibendo l'attivazione piastrinica ed è stato dimostrato che riduce la percentuale di eventi cardiovascolari trombotici, quali attacco cardiaco o morte cardiovascolare, in pazienti con SCA.

Ticagrelor 90 mg è già stato approvato in Europa per la prevenzione degli eventi aterotrombotici nei pazienti adulti affetti da sindrome coronarica acuta (SCA). Nella gestione della SCA, la dose di mantenimento raccomandata di ticagrelor rimane quella di 90 mg due volte al giorno durante il primo anno successivo a un evento di SCA.

Nel corso dell’ultimo congresso europeo di cardiologia (Esc) questo schema terapeutico è stato consacrato dalle ultimissime linee guida della SCA–NSTEMI cioè l’infarto acuto del miocardio senza sopraslivellamento del tratto ST (NSTEMI = Non-ST elevation myocardial infarction). Quest’ultima è la forma di infarto meno grave che si verifica quando il volume del trombo è insufficiente a occludere l’arteria o lo è solo temporaneamente e la carenza di afflusso di sangue al muscolo cardiaco colpito (miocardio) è meno grave o è intermittente.

Recenti ricerche hanno dimostrato che nei 3 anni successivi all’attacco cardiaco 1 paziente su 5 subisce un ulteriore infarto, ictus o morte cardiovascolare, anche nel caso di pazienti che non manifestano sintomi dopo i primi 12 mesi.
L’approvazione europea, che segue quella americana rilasciata lo scorso mese di settembre, deriva dai dati dello studio PEGASUS TIMI-54 pubblicato nel 2015 sul Nejm.

PEGASUS-TIMI 54 è uno studio di outcome su larga scala che ha coinvolto oltre 21.000 pazienti e che ha valutato ticagrelor in compresse da 60 e da 90 mg verso placebo, in associazione a basso dosaggio di aspirina, nella prevenzione secondaria cronica di eventi aterotrombotici nei pazienti che hanno subito un infarto da uno a tre anni prima dell’arruolamento nello studio.

Entrambi i dosaggi di ticagrelor si sono dimostrati efficaci nell’indurre una maggiore riduzione dell’incidenza dell’endpoint primario a 3 anni (33 mesi) rispetto al placebo (7.85% nel gruppo 90 mg, 7.77% nel gruppo 60 mg e 9.04% nel gruppo placebo; HR per ticagrelor 90 mg vs placebo: 0.85, IC 95% 0.75-0.96; p=0.008; HR per ticagrelor 60 mg vs placebo: 0.84; IC 95% 0.74-0.95; p=0.004).

Anche il tasso di mortalità cardiovascolare è risultato inferiore, seppur in maniera non statisticamente significativa, con entrambi i dosaggi di ticagrelor rispetto al placebo, così come l’incidenza di infarto miocardico.