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Leucemia linfoblastica acuta, approvazione europea per inotuzumab ozogamicin

Approvazione europea per inotuzumab ozogamicin, un coniugato anticorpo-farmaco sviluppato da Pfizer come monoterapia della leucemia linfoblastica acuta recidivante o refrattaria con un tumore CD-22-positivo e cromosoma Philadelphia -positivi (Ph+) sia cromosoma Philadelphia-negativi (Ph-).

Approvazione europea per inotuzumab ozogamicin, un coniugato anticorpo-farmaco sviluppato da Pfizer come monoterapia della leucemia linfoblastica acuta recidivante o refrattaria con un tumore CD-22-positivo e cromosoma Philadelphia -positivi (Ph+) sia cromosoma Philadelphia-negativi (Ph-).

Per i pazienti cromosoma Philadelphia positivi (Ph+) il farmaco potrà essere utilizzato dopo il fallimento di almeno un inibitore della tirosin chinasi. Sarà posto in commercio con il marchio Besponsa.

Come funziona il farmaco
Inotuzumab ozogamicin o CMC-544 è un anticorpo monoclonale umanizzato mirato all’antigene per CD22 e legato chimicamente a un agente citotossico dalla classe di calicheamicine.

CD22 è una glicoproteina presente sulla superfice delle cellule ed è espressa in più del 90% dei pazienti con LLA. Inotuzumab ozogamicin è progettato per riconoscerla e legarcisi.

Una volta avvenuta questa interazione, la cellula attiva un processo che porterà al suo interno il complesso anticorpo-farmaco. Dopo aver utilizzato questa sorta di cavallo di troia, la calicheamicina, il potente antibiotico legato e trasportato dall’anticorpo, si libera e va a colpire direttamente il DNA, danneggiandolo. A questo punto è sempre la cellula che attiva una sorta di meccanismo di autodistruzione e va incontro a un suicidio programmato, l’apoptosi.

Dati clinici a supporto del farmaco
Il coniugato anticorpo-farmaco anti-CD22 inotuzumab ozogamicin ha dimostrato di migliorare in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e le percentuali di remissione completa (CR) rispetto alla chemioterapia in pazienti con leucemia linfoblastica acuta recidivata o refrattaria. Lo dimostra chiaramente lo studio di fase III INO -VATE 1022, un trial pubblicato sul New England Journal of Medicine nel giugno del 2016

Lo studio ha arruolato 326 pazienti adulti con leucemia linfoblastica acustica da precursori delle cellule B, refrattaria o recidivante, e ha confrontato inotuzumab ozogamicin con la chemioterapia standard. Lo studio INO-VATE 1022 aveva due endpoint primari, la risposta completa con o senza il recupero ematologico (CR/Cri) e la sopravvivenza globale (OS – Overall Survival).

Il prof. Hagop Kantarjian, coautore dell'articolo, aveva dichiarato: «La leucemia linfoblastica acuta recidivante o refrattaria è una forma leucemica aggressiva che ha urgente bisogno di nuove opzioni terapeutiche. Rispetto al trattamento consueto, una percentuale significativamente maggiore di pazienti è stata in grado di sottoporsi al trapianto dopo terapia con inotuzumab ozogamicin, con tassi rispettivi dell'11% e del 41%. E poiché il trapianto di cellule staminali è considerato l'unica opzione di trattamento curativo, la capacità dell'Inotuzumab ozogamicin di aumentare il numero di pazienti che possono procedere al trapianto è incoraggiante», conclude Kantarjian.