Linagliptin, parere positivo del Chmp come terapia aggiuntiva a insulina

Ema
Il Comitato per i farmaci dell’Agenzia Europea ha dato parere positivo all’estensione dell’indicazione dell’inibitore della dipeptidilpeptidasi-4 (DPP-4) linagliptin. Se approvata dalla Commissione Europea, l’indicazione di linagliptin verrà ampliata e comprenderà l’uso in associazione a insulina in adulti con diabete di tipo 2.

Il Comitato per i Farmaci per Uso Umano (Chmp) ha raccomandato l’approvazione di linagliptin in associazione a insulina con o senza metformina, in quei pazienti in cui questo regime terapeutico, associato a dieta ed esercizio fisico, non è in grado di ottenere un adeguato controllo glicemico.

Il parere positivo del Chmp è basato sui risultati di diversi studi clinici, fra cui quelli ottenuti da uno Studio di Fase III della durata di 52 settimane, che hanno dimostrato l’efficacia e la sicurezza di linagliptin in associazione a insulina basale (endpoint primario: efficacia dopo 24 settimane). I risultati di questo studio indicano che, dopo 24 settimane di trattamento, l’aggiunta di linagliptin a insulina ha determinato un miglior controllo glicemico rispetto all’insulina, senza rischi aggiuntivi di ipoglicemia. 

Linagliptin è un inibitore della DPP-4 (dipeptidilpeptidasi-4) un enzima coinvolto nell’inattivazione degli ormoni (incretine) peptide-1 simil glucagone (GLP-1) e polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente (GIP). Linagliptin aumenta la secrezione dell’insulina in maniera glucosio-dipendente e riduce la secrezione di glucagone, con conseguente miglioramento generale dell’omeostasi del glucosio.
Linagliptin è un farmaco da prescrizione da associare a dieta e attività fisica per ridurre la glicemia in soggetti adulti con diabete di tipo 2.2,3  Il farmaco non va assunto da pazienti con diabete di tipo 1 o con chetoacidosi diabetica (aumento dei chetoni nel sangue o nelle urine).

L’efficacia di linagliptin in aggiunta a insulina è stata valutata in uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato rispetto a placebo, della durata di 52 settimane, con valutazione dell’endpoint primario di efficacia dopo 24 settimane. Nello studio sono stati randomizzati 1.261 pazienti con diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato con insulina glargine, insulina detemir o insulina NPH, a ricevere  linagliptin 5 mg una volta/die o placebo.  Lo studio ha incluso pazienti con valori di HbA1c (emoglobina glicata) al basale fra ≥7% e ≤10%, fra cui 709 soggetti con declino della funzionalità renale, nella maggior parte dei casi classificata di grado lieve (eGFR da 60 a <90 ml/min).  L’emoglobina glicata (HbA1c) viene rilevata nei diabetici come indicatore di controllo glicemico nei due/tre mesi precedenti. Il dosaggio dell’insulina è rimasto invariato prima dello studio e durante le prime 24 settimane dello studio stesso. Al basale il 16,1% dei pazienti non era in terapia con alcun ipoglicemizzante orale, il 75,6% assumeva solo metformina, il 7,3% metformina e pioglitazone, e l’1,0% solo pioglitazone.

Dopo 24 settimane di trattamento linagliptin in associazione alla terapia di background con insulina ha dimostrato una riduzione dell’emoglobina glicata HbA1c  corretta per placebo dello -0,65% rispetto al basale di 8,3%. Le differenze di riduzione di HbA1c riscontrate fra linagliptin e placebo sono state simili nei pazienti con o senza declino della funzionalità renale e indipendentemente della gravità della compromissione. Non vi è stata differenza nell’incidenza complessiva di ipoglicemie con linagliptin rispetto a placebo (linagliptin: 25,7%; placebo: 27,3%). Nel complesso non sono state riscontrate differenze significative di peso corporeo fra i due gruppi.

Si stima che 366 milioni di persone nel mondo soffrano di diabete di tipo 1 e 2. 1  Il diabete di tipo 2 è il più diffuso con una percentuale stimata tra il 90% e il 95% di tutti i casi di diabete. 2 Il diabete è una malattia cronica che insorge quando l’organismo non è più in grado di produrre o utilizzare in maniera adeguata l’ormone insulina.
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