Il Chmp dell’Ema ha dato parere positivo all’approvazione di brentuximab vendotin per la terapia dei pazienti con linfoma di Hodgkin recidivante dopo trapianto autologo di cellule staminali oppure dopo il fallimento di almeno due regimi chemioterapici oppure quando la chemioterapia non sia un’opzione terapeutica. Il farmaco ha ricevuto il parere positivo anche per i pazienti con linfoma anaplastico a grandi cellule recidivanti o refrattari.

Da 30 anni a questa parte si tratta della prima nuova terapia per il linfoma di Hodgkin.  Sviluppato da Takeda e dalla biotech Seattle Genetics, una volta in commercio si chiamerà Adcetris.
L’approvazione di brentuximab vendotin  si basa sui dati di due studi in aperto e a singolo braccio: uno studio pivotal in pazienti con  linfoma di Hodgkin recidivato dopo trapianti autologo  e uno studio in pazienti con  linfoma anaplastico a grandi cellule recidivante. L’end point primario era la risposta complessiva valutata da un comitato indipendente.

Lo studio nel linfoma di Hodgkin ha arruolato 102 pazienti recidivanti dopo trapianto autologo.  Lo studio ha dimostrato come il 73% dei pazienti ha raggiunto l’obiettivo di una risposta obiettiva: il 32% ha evidenziato una risposta completa e il 40% una risposta parziale. La durata media della risposta obiettiva è stata di 6,7 mesi.

Nello studio sul  linfoma anaplastico a grandi cellule  sono stati arruolati 58 pazienti recidivanti. Di essi l’86% ha raggiunto una risposta obiettiva dopo la terapia con brentuximab vendotin : 57% di risposta completa e 29% di risposta parziale. La durata media della risposta obiettiva è stata di 12,6 mesi.

Brentuximab vedotin
Brentuximab vedotin è un nuovo farmaco formato dall'unione di un potente chemioterapico (monomethyl auristatin E o MMAE) coniugato con un anticorpo che ha come bersaglio la proteina di membrana CD30 che appartiene alla famiglia del TNF.

Il chemioterapico MMAE è un agente antimonico molto potente che inibisce la divisione cellulare bloccando la polimerizzazione della tubulina. Il farmaco è anche molto tossico e non può essere somministrato come tale. Con la tecnologia messa a punto da Seattle Genetics il farmaco è stabile nel circolo sanguigno ma viene liberato direttamente all'interno delle cellule che esprimono il CD30, con un effetto di killing molto mirato. Questo approccio serve a minimizzare i potenziali effetti tossici della chemioterapia tradizionale e al contempo permette di colpire in maniera selettiva le cellule tumorali che esprimono CD30, aumentando quindi potenzialmente l'attività antitumorale.