Melanoma BRAF- mutato avanzato, parere positivo del Chmp per encorafenib + binimetinib

Il Chmp dell'Ema ha raccomandato l'approvazione di un inibitore di BRAF, encorafenib, in associazione con un inibitore di MEK, binimetinib, per il trattamento di pazienti adulti affetti da melanoma con mutazione BRAFV600 non irrisolvibile o metastatico.

Il Chmp dell’Ema  ha raccomandato l'approvazione di un inibitore di BRAF, encorafenib, in associazione con un inibitore di MEK, binimetinib, per il trattamento di pazienti adulti affetti da melanoma con mutazione BRAFV600 non irrisolvibile o metastatico. La raccomandazione del Chmp sarà ora riesaminata dalla Commissione europea per la decisione finale prevista per la fine di settembre.

Il farmaco è stato inizialmente sviluppato dalla biotech americana Array Pharma. Pierre Fabre ha il diritto esclusivo di commercializzare entrambi i prodotti in Europa, Asia e America Latina.

Il parere positivo del Chmp si basa sui risultati dello studio di Fase 3 COLUMBUS, che ha dimostrato che la combinazione dei due farmaci ha raggiunto una sopravvivenza mediana libera da progressione (mPFS) di quasi 15 mesi [14,9 mesi rispetto alla monoterapia con vemurafenib a 7,3 mesi; rapporto di rischio (HR) 0,54 (95% CI, 0,41-0,71), p<0,0001].

Nel giugno 2018, Array ha anche annunciato i risultati aggiornati dello studio COLUMBUS, che ha dimostrato che l’associazione dei due farmaci è stata la prima terapia mirata a raggiungere oltre 30 mesi di sopravvivenza globale (OS) in uno studio di Fase 3 e ha ridotto il rischio di morte rispetto al trattamento con vemurafenib [HR (0.61), (95% CI 0.47-0.79, p <0.0001]. La sopravvivenza globale mediana era di 33,6 mesi per i pazienti trattati con la combinazione, rispetto a 16,9 mesi per i pazienti trattati con vemurafenib come monoterapia.

“Malgrado i recenti avanzamenti, rimane ancora un significativo bisogno insoddisfatto di cure che siano al tempo stesso efficaci e ben tollerate per i pazienti con melanoma con mutazione del gene BRAF – afferma Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli -. Medici e pazienti ora hanno un’opzione in più nel trattamento grazie alla combinazione di encorafenib e binimetinib, che ha mostrato di ritardare la progressione della malattia e di migliorare la sopravvivenza globale, oltre a essere generalmente ben tollerata”.

“Il risultato è di estremo interesse: infatti, con le altre combinazioni di BRAF-inibitori e MEK-inibitori, la mediana di sopravvivenza è di circa 22 mesi, simile a quella osservata nel braccio trattati con encorafenib 300 mg” ha sottolineato ai nostri microfoni in occasione del congresso ASCO Paola Queirolo, del Policlinico San Martino di Genova. “Una mediana di 10 mesi in più di sopravvivenza rispetto alle altre combinazioni ci fa sperare in un beneficio più prolungato di questa combinazione rispetto a quelle già testate, che sono diventate uno standard di cura del melanoma in fase avanzata” ha aggiunto l’esperta italiana.

Gli eventi avversi di grado 3-4 più comuni osservati in oltre il 5% dei pazienti sono stati l'aumento della gamma-glutamiltransferasi (9%), l'aumento della fosfochinasi della creatina nel sangue (7%) e l'ipertensione (6%).

Negli Stati Uniti, i due farmaci sono approvati per il trattamento di melanomi non irrisolvibili o metastatici con mutazioni BRAFV600E o BRAFV600K, come rilevato da un test approvato dalla FDA.

Solo il 5% dei pazienti che hanno ricevuto il trattamento con i due farmaci ha interrotto la terapiaa causa di reazioni avverse. Le reazioni avverse più comuni (≥25%) erano affaticamento, nausea, diarrea, vomito, dolore addominale e artralgia.

Informazioni sullo studio COLUMBUS
Lo studio COLUMBUS è un trial in due parti, randomizzato, in aperto, in cui si sono valutate efficacia e sicurezza della combinazione di encorafenib e binimetinib rispetto alla monoterapia con vemurafenib o encorafenib in 921 pazienti con melanoma localmente avanzato non resecabile o metastatico, portatori della mutazione BRAFV600E o BRAFV600K, arruolati presso 200 centri situati in Nord America, Europa, Sud America, Africa, Asia e Australia. I partecipanti dovevano avere un performance status pari a 0 o 1 ed erano naïve al trattamento o progrediti in seguito a un'immunoterapia di prima linea.