I due nuovi farmaci antimelanoma, ipilimumab e vemurafenib, a breve saranno disponibili nel Regno Unito per il trattamento dei pazienti con melanoma avanzato (non resecabile o metastatico) precedentemente trattati. La decisione assunta dal NICE (National Institute of Health and Clinical Excellence) consentirà ai pazienti in Inghilterra e Galles di accedere a questi farmaci innovativi attraverso il Servizio Sanitario Nazionale (NHS, National Health Services).

La decisione ribalta i pareri negativi espressi in precedenza dal Nice ed è stata presa alla luce di nuovi dati presentati dalle due aziende produttrici, Bristol-Myers Squibb e Roche. Inoltre, le due aziende si sono impegnate a fornire il farmaco con uno sconto la cui entità non è stata resa nota.
Carole Longson, direttore del dipartimento di HTA del Nice ha dichiarato che questi due farmaci «sono trattamenti innovativi in grado di influenzare positivamente la prognosi di questi pazienti» .
Il melanoma metastatico è la forma più aggressiva di cancro della pelle con un tempo medio di sopravvivenza dopo la diagnosi pari a 6-9 mesi e percentuali di mortalità a un anno pari al 75%.

Ipilimumab
Ipilimumab agisce al livello delle cellule del sistema immunitario, attraverso un  meccanismo target che rimuove i ‘blocchi' della risposta immunitaria antitumorale.
Il farmaco è un anticorpo monoclonale diretto contro il CTLA-4 (Cytotoxic T-Lymphocyte Antigen 4), un recettore appartenente alla superfamiglia delle Ig (immunoglobuline) espresso sui linfociti T CD4+ e CD8+ recentemente attivati. La presenza o meno del CTLA-4 può aumentare o sopprimere la risposta immunitaria mediata dalle cellule T che si scatena per contrastare la malattia. Ipilimumab è disegnato per bloccare l’attività del CTLA-4 e in questo modo sostiene una risposta immunitaria diretta contro le cellule cancerogene.
Ipilimumab è il solo trattamento approvato per il melanoma metastatico a evidenziare un significativo allungamento della sopravvivenza a due anni nel 24% dei pazienti.
In uno studio che ha costituito la base per la registrazione del farmaco e che ha compreso un follow up di più di 4 anni e mezzo, la sopravvivenza globale media dei pazienti trattati con ipilimumab era di 10 mesi e di 6 mesi nel braccio di comparazione. E i risultati di un follow up di 5 anni da tre studi di fase II presentati recentemente al congresso europeo di oncologia medica (ESMO) hanno confermato l’allungamento della sopravvivenza.
Il via libera dell’ente regolatorio inglese segue le approvazioni di ipilimumab nel trattamento dei pazienti con melanoma avanzato, non resecabile o metastatico, precedentemente trattati in un numero crescente di Paesi europei, compresi Spagna, Germania, Austria, Svizzera, Danimarca, Lussemburgo, Belgio, Finlandia, Olanda, Irlanda e Svezia.

Vemurafenib
Vemurafenib è stato approvato in Europa e in Usa per la terapia dei pazienti affetti da melanoma metastatico o non resecabile che presentano la mutazione BRAF V600. Tale mutazione, contro la quale agisce il farmaco, si verifica in circa la metà di tutti i casi di melanoma.

Vemurafenib è una piccola molecola attiva per via orale e disegnata in modo da inibire selettivamente la proteina BRAF mutata. BRAF [V-raf murine sarcoma viral oncogene homolog B1] è un gene umano che codifica per una proteina chiamata B-RAF, che è coinvolta nei segnali che regolano il ciclo e la crescita cellulare. In molti tumori questo gene può essere mutato, e questo provoca un mutamento della proteina B-RAF. Questa mutazione può incrementare la crescita e la diffusione delle cellule tumorali. Una mutazione del gene BRAF si verifica in circa il 60 per cento dei melanomi e nell’8 per cento di tutti i tumori solidi.
Il via libera a vemurafenib si basa sui risultati di due studi, BRIM2 (fase II) BRIM3 (fase III).

Il trial BRIM3, condotto in pazienti non trattati in precedenza e pubblicato lo scorso giugno sul NEJM, ha evidenziato che nei pazienti con melanoma BRAF V600-positivo, il farmaco sperimentale ha portato a una riduzione del 63% del rischio di decesso ( hazard ratio [HR] = 0,37; P < 0,0001) e a un prolungamento del 74% della sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto al trattamento standard (HR = 0,26; P < 0,0001). Inoltre, l’analisi della sopravvivenza globale (OS) a 6 mesi ha evidenziato un vantaggio del 20% nel gruppo trattato con il BRAF-inibitore rispetto a quello trattato con dacarbazina (84% contro 64%). Tutti i risultati hanno raggiunto la significatività statistica. In più, la molecola è risultata generalmente ben tollerata e i dati di sicurezza sono risultati in linea con quelli emersi negli studi precedenti sull’anti-BRAF.

Nello studio BRIM2, condotto in pazienti già trattati in precedenza, vemurafenib ha dimostrato di ridurre le dimensioni del tumore nel 52% dei pazienti.

Melanoma

Il melanoma è una forma di cancro dell’epidermide caratterizzata dalla crescita incontrollata dei melanociti, cellule pigmentate contenenti melanina localizzate sulla pelle. La fase avanzata si verifica quando il cancro si diffonde oltre la superficie della pelle ad altri organi, come i linfonodi, i polmoni, il cervello o altre parti del corpo. Alcune cellule cancerogene possono evitare la sorveglianza da parte del sistema immunitario, permettendo così al tumore di sopravvivere.
Se individuato nelle fasi iniziali, il melanoma può quasi sempre essere curato. Ciononostante, il melanoma avanzato è una delle forme più aggressive di cancro con il 75% delle persone che muoiono entro un anno. A causa di una prognosi molto infausta e della mancanza di trattamenti efficaci per i pazienti colpiti da melanoma metastatico in Stadio III non operabile e in Stadio IV, il bisogno di cure è ancora insoddisfatto.
Rispetto a quanto avviene nella maggior parte degli altri tumori solidi, il melanoma colpisce persone più giovani, con un’età mediana alla diagnosi di 57 anni ed un’età mediana al decesso di 67 anni