La Commissione Europea ha approvato ruxolitinib, un farmaco sviluppato in collaborazione da Novartis e Incyte per il trattamento dei pazienti affetti da mielofibrosi primaria, nota anche come mielofibrosi cronica idiopatica, e da mielofibrosi secondaria a policitemia vera o alla trombocitemia essenziale. Si tratta del primo trattamento specifico per questa rara malattia ematologica.

Una volta in commercio prenderà il nome di Jakavi, mentre in Usa il marchio è Jakafi.

Il farmaco inibisce gli enzimi JAK-1 e JAK-2 che sono coinvolti nell’omeostasi ematica e nel funzionamento del sistema immunitario. La disregolazione di queste due chinasi è responsabile della mielofibrosi, una malattia che causa splenomegalia, anemia, sudorazioni notturne e dolori osteomuscolari.

L’approvazione di ruxolitinib è merito di due trial clinici, che hanno valutato efficacia e sicurezza del farmaco  su 528 pazienti. I partecipanti in entrambi gli studi erano resistenti o refrattari alle terapie attualmente utilizzate contro la mielofibrosi o non idonei al trapianto allogenico di midollo osseo e tutti avevano la milza ingrossata e avevano bisogno di cure per alleviare i sintomi causati alla malattia.

In questi trial, i pazienti sono stati trattati con ruxolitinib, placebo o la migliore terapia al momento disponibile (idrossiurea, agenti chemioterapici o glucocorticoidi). Quelli che hanno ottenuto una riduzione superiore al 35% delle dimensioni della milza sono stati più numerosi nel gruppo ruxolitinib rispetto ai pazienti trattati con placebo o la migliore terapia disponibile. Analogamente, i pazienti che hanno visto ridotti di oltre il 50% i sintomi correlati alla mielofibrosi sono stati di più nel gruppo trattato con il nuovo farmaco.

Gli effetti collaterali più gravi evidenziati negli studi registrativi sono stati trombocitopenia, anemia, stanchezza, diarrea, dispnea, cefalea, vertigini, nausea e confusione.

Uno studio recente ha inoltre evidenziato che si possono manifestare eventi avversi gravi quando si sospende il trattamento con ruxolitinib. Un esame dei pazienti trattati con il farmaco presso la Mayo Clinic di Rochester (nel Minnesota) ha mostrato che l'11% dei pazienti ha avuto problemi tali da richiedere un ricovero in ospedale durante la sospensione del farmaco.

Tra i sintomi da astinenza vi sono una recidiva acuta dei sintomi della mielofibrosi, un ingrossamento rapido e doloroso della milza e uno scompenso emodinamico acuto, che in alcuni pazienti ha portato a una sindrome simile allo shock settico.

Mielofibrosi
La mielofibrosi idiopatica è un disordine mieloproliferativo cronico caratterizzato dalla deposizione di quantità variabili di fibre nel midollo osseo fino alla fibrosi estesa associata ad osteosclerosi, cioè all'aumento anche del tessuto osseo; dallo sviluppo di sedi extramidollari di emopoiesi,  specialmente nella milza che risulta fortemente ingrandita; dalla comparsa di anemia, con alterazioni tipiche degli eritrociti che assumono una forma a lacrima, e di leucocitosi con presenza di elementi immaturi in circolo. E' caratteristico inoltre il riscontro di un elevato numero di cellule progenitrici emopoietiche CD34+ nel sangue periferico.

La mielofibrosi  può manifestarsi in quanto tale, o come evoluzione di un'altra delle malattie mieloproliferative croniche quali la policitemia vera o la trombocitemia essenziale, ed ha una sopravvivenza mediana di 3-5 anni. La causa è sconosciuta, in quanto non è stata ancora identificata una mutazione genetica associata costantemente alla malattia, sebbene in circa la metà dei soggetti siano dimostrabili alterazioni dei cromosomi.