Mieloma multiplo recidivante/refrattario, parere europeo preliminare per l'anti CD-38 isatuximab

Ema

Il Chmp dell'Ema ha dato parere favorevole all'approvazione di isatuximab in combinazione con pomalidomide e desametasone per il trattamento dei pazienti adulti affetti da mieloma multiplo che hanno ricevuto due o più terapie precedenti tra cui lenalidomide e un inibitore del proteasoma. Sviluppato da Sanofi, una volta approvato in via definitiva sarà messo in commercio con il marchio Sarclisa.

Il Chmp dell’Ema ha dato parere favorevole all’approvazione di isatuximab in combinazione con pomalidomide e desametasone per il trattamento dei pazienti adulti affetti da mieloma multiplo che hanno ricevuto due o più terapie precedenti tra cui lenalidomide e un inibitore del proteasoma.

Sviluppato da Sanofi, una volta approvato in via definitiva sarà messo in commercio con il marchio Sarclisa. Poche settimane fa, l’Fda ha approvato il farmaco in via definitiva.

Isatuximab è un anticorpo monoclonale anti-CD38 somministrato per via endovenosa diretto contro la proteina CD38, una molecola di superficie cellulare che risale ad oltre 900 milioni di anni fa nella storia evolutiva della vita. L’espressione ad altissima densità di CD38 si osserva in cellule di mieloma multiplo e di selezionate leucemie.

“Nonostante le molteplici opzioni terapeutiche attualmente disponibili per il mieloma multiplo, la maggior parte dei pazienti diventa refrattario alle più comuni classi di farmaci impiegati nelle prime linee di terapia, con conseguente progressione della malattia” commenta Michele Cavo, Direttore dell’Istituto di Ematologia “Seràgnoli” Policlinico Universitario S. Orsola-Malpighi di Bologna, e coordinatore dello studio ICARIA-MM in Italia. “Nel nostro Paese questa patologia interessa oltre 30.000 pazienti, dei quali circa 5.800-6.000 ricevono una nuova diagnosi all’anno, più frequentemente in una fascia di età che non consente di ricevere il trapianto di cellule staminali. La decisione del Chmp arricchisce ulteriormente l’armamentario terapeutico per il mieloma multiplo ed è auspicabile che questa nuova combinazione di farmaci, in grado di ridurre le percentuali di ricaduta e di prolungare la sopravvivenza libera da malattia, possa essere presto disponibile anche per i pazienti italiani”.

Lo studio registrativo
Il parere positivo del Chmp per isatuximab si basa sui dati dello studio clinico ICARIA-MM, il primo trial ndomizzato di fase 3 ad aver valutato un anticorpo monoclonale anti-CD38 in combinazione con pom-dex. Nello studio, l’aggiunta di isatuximab a pom-dex (terapia di combinazione con isatuximab; n=154) ha comportato un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza libera da malattia (PFS), con una mediana di 11,53 mesi rispetto ai 6,47 mesi con il solo pom-dex (n=153; HR 0,596; 95% CI: 0,44-0,81; p=0,0010).

La terapia di combinazione con isatuximab ha anche dimostrato un tasso di risposta complessivo significativamente maggiore rispetto al solo trattamento pom-dex (60,4% vs. 35,3%, p<0,0001). In analisi aggiuntive, la terapia di combinazione con isatuximab rispetto al solo trattamento con pom-dex, ha mostrato un beneficio consistente in tutti i sottogruppi selezionati e rappresentativi della pratica clinica corrente, inclusi pazienti ad alto rischio citogenetico, pazienti con età di 75 anni e oltre, pazienti con insufficienza renale e pazienti refrattari a lenalidomide.

Le reazioni avverse più comuni (di tutti i gradi e occorse almeno nel 20% dei pazienti) nei pazienti che hanno ricevuto la terapia di combinazione con isatuximab sono state neutropenia (96%), reazioni correlate all’infusione (39%), polmonite (31%), infezioni delle vie aeree superiori (57%) e diarrea (26%). Le reazioni avverse gravi che si sono verificate in più del 5% dei pazienti che hanno ricevuto la terapia di combinazione con isatuximab hanno incluso polmonite (25,3%) e neutropenia febbrile (12,3%). L’interruzione permanente del trattamento con isatuximab a causa di una reazione avversa grave (grado 3-4) si è verificata nel 7% dei pazienti, e il 3% dei pazienti hanno interrotto il trattamento a causa di una reazione correlata all’infusione.